TERRITORI, UN TREND IN NEGATIVO ECCETTO PER L’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Il rapporto sull’andamento dell’Agenda 2030 per l’Italia, dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile prende in esame e analizza la sostenibilità di regioni, province, città metropolitane e comuni del Paese, delineando i principali avanzi e retrocessi di ciascun territorio.

AMBIENTE
Thais Palermo
TERRITORI, UN TREND IN NEGATIVO ECCETTO PER L’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Il rapporto sull’andamento dell’Agenda 2030 per l’Italia, dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile prende in esame e analizza la sostenibilità di regioni, province, città metropolitane e comuni del Paese, delineando i principali avanzi e retrocessi di ciascun territorio.

Sempre più regioni, province e città metropolitane pianificano le proprie strategie di sviluppo sostenibile, ma il Paese è ancora ben lontano dal raggiungimento dell’Agenda 2030. Lo conferma anche un approfondito documento di analisi sulla sostenibilità dei territori italiani  presentato per la prima volta dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS).

“Dopo dodici mesi, possiamo dire che sia stata una decisione giusta”, hanno affermato Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini, presidenti dell’ASviS, commentando il Rapporto 2021 “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. Territori che, secondo Mallen e Stefanini, hanno enormi potenzialità di contribuire al raggiungimento, a livello nazionale, degli Obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall’Agenda 2030 dell’ONU.

Il documento elaborato dall’Alleanza raccoglie e analizza il posizionamento di regioni, province, città metropolitane, aree urbane e comuni rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile adottati dai Paesi membri dell’ONU. L’attuazione dei territori nella strategia delle Nazioni Unite è talmente rilevante che, secondo le stime del Sustainable development solutions network (Sdsn), più del 60% dei target degli obiettivi di sviluppo sostenibile sarà raggiunto soltanto con il coinvolgimento dei governi locali o regionali.

La sostenibilità delle Regioni e Province autonome nell’ultimo anno

In Italia, la situazione in livello regionale e delle Province autonome è indicata dalla misurazione di una serie di target quantitativi in differenti settori – dall’economia all’agricoltura, passando per la giustizia, le energie rinnovabili, e l’inclusione sociale. Nello specifico, particolarmente positiva la tendenza per le coltivazioni biologiche, i cui target sono stati raggiunti o sono migliorati per più dell’80% delle Regioni e delle Province autonome. Altra tendenza positiva, quella dei tempi della giustizia, in cui oltre il 60% dei territori ha mostrato andamenti favorevoli. Infine, più del 50% delle Regioni e Province autonome ha registrato tendenze che fanno ben sperare per la diminuzione della mortalità e per la riduzione dell’abbandono scolastico.

Permangono comunque situazioni di criticità legate alla disuguaglianza, all’occupazione, alle energie rinnovabili, tra altri temi. Emblematico dei nostri tempi è il circa 50% delle Regioni e delle Provincie autonome che registra un andamento negativo per la riduzione della disuguaglianza del reddito. Inoltre, in un momento segnato dalla corsa alla rivoluzione verde, risulta che il 60% dei territori non raggiungerà i target relativi alle energie rinnovabili. Stessa percentuale per i territori che non riusciranno a incrementare il tasso di occupazione e la spesa per ricerca e sviluppo, e non saranno in grado di ridurre la produzione di rifiuti.

Desta preoccupazione l’oltre 80% dei territori che registra un andamento negativo per quanto concerne tre fattori di fondamentale importanza per il futuro delle nostre comunità e del nostro pianeta: l’efficienza delle reti idriche, la riduzione della quota di Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, e la riduzione delle emissioni di gas serra.  Concludono le stime poco ottimistiche altri due indicatori: più del 95% dei territori presentano un andamento negativo per l’efficienza energetica, e nessuno territorio italiano presenta tendenze positive per le aree marine protette e la riduzione del consumo di suolo. 

Le proposte per i territori: come invertire i trend negativi

Per invertire la serie di trend negativi che si registrano per regioni e province italiane, l’ASviS ha elaborato un decalogo di proposte che punta a migliorare il ruolo dei territori per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Prima fra tutte la creazione di un sistema multilivello di Strategie e Agende per lo sviluppo sostenibile, che sia strutturato partendo dagli strumenti di programmazione esistenti degli enti. Ugualmente importante è la definizione di una Strategia territoriale nazionale (Snt) e di una legge-delega per la rigenerazione urbana, per il consumo di suolo – due temi la cui mancanza di normativa nazionale si fa sentire negativamente, – e per i principi fondamentali per il governo del territorio.

Manca poi una istanza per il Coordinamento dei programmi di rigenerazione urbana messi in atto, nonché l’elaborazione di una Agenda urbana nazionale che, secondo l’ASviS, dovrebbe restare a carico del Comitato interministeriale per le politiche urbane (Cipu). Sulla gestione della mobilità pubblica, l’Alleanza propone l’acquisto di soli mezzi elettrici per le aree urbane e a idrogeno verde o biometano per le tratte interurbane. Infine, propone una serie di azioni finalizzate a rendere più resilienti i territori nazionali.

Per i presidenti dell’Alleanza, le azioni da intraprendere valgono sia per le istituzioni nazionali che per quelle locali, che “più di altre forse sono sensibili ai bisogni e alle fragilità dei propri territori e delle proprie società”.