Terza rivoluzione industriale, verso l’eolico offshore

Ne discutiamo con Fulvio Mamone Capria, Presidente dell’Associazione AERO. Il potenziale fornito da otto mila km di coste.

AMBIENTE
Emma Meo
Terza rivoluzione industriale, verso l’eolico offshore

Ne discutiamo con Fulvio Mamone Capria, Presidente dell’Associazione AERO. Il potenziale fornito da otto mila km di coste.

Ascolta la notizia

Dibattere› significa conoscere, ragionare assieme, esponendo diversi punti di vista per trovare le soluzioni migliori per tutta la collettività. È questo che è stato fatto ad ECOMED 2024, a Catania, riguardo gli impianti eolici offshore, dato l’enorme potenziale italiano fornito dagli otto mila km di coste e dal Mezzogiorno.

Ne parliamo con Fulvio Mamone Capria che, in qualità di Presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore AERO, ha moderato il seminario che ha dato voce alle potenzialità e criticità che riguardano questo nuovo modo di produrre energia pulita.

Fulvio Mamone Capria, Presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (AERO)
Cominciamo con le presentazioni, così da far conoscere AERO alle persone che ci leggono

“L’iniziativa di AERO nasce dalla collaborazione di aziende italiane ed internazionali, implicate nello sviluppo di rinnovabili e nella logistica marittima e dei trasporti, come MSC Sicilia ed ISLA. L’associazione, ad un anno dalla sua fondazione, conta 37 soci a costruire la prima supply chain italiana dedicata ad affiancare SAIPEM e Fincantieri nell’assemblaggio di questi floaters galleggianti, la nuova tecnologia che va a sostituire le superate fondazioni fisse – rimaste solo in due progetti degli 80 presentati, approvati in VIA e in attesa del Ministero della Cultura, che sono AGNES a Ravenna ed Energia2020 a Rimini, entrambi nostri soci. Volevamo riuscire a costruire un nucleo di soggetti che potesse rafforzare la consapevolezza nel mondo politico e nell’attualità italiana della necessità di sviluppare i grandi progetti di eolico offshore che, da diversi anni, sono stati presentati al MASE ed in fase di valutazione di impatto ambientale. C’è una grande competizione, dato che non tutti potranno essere realizzati, ma non viene meno la volontà dii realizzare una grande filiera italiana di costruzione, assemblaggio di galleggianti e aerogeneratori che potrà servire i progetti italiani e quelli degli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.”

L’unico progetto ad avere una VIA completa, con il parere positivo della commissione VIA PNRR PNIEC e del Ministero della Cultura, è quello a largo di Marsala, in Sicilia, per 250 MW che coinvolge ENI con Cassa Depositi e Prestiti e la società danese Copenhagen Offshore Partners.
Se n’è discusso anche ad ECOMED: a Catania lei ha avuto il ruolo di moderatore all’interno del confronto tra le potenzialità e le contemporanee criticità dell’eolico offshore. Come si è svolto l’evento e chi ha partecipato?

“Ad ECOMED erano presenti i rappresentanti del mondo della pescaFederpesca –, delle cooperativeAGCI Agrital –, dei sindacatiFLAI CGIL –, dell’ambientalismoWWF e Legambiente – e l’Ing. Roberto Bardari in qualità di uno dei commissari della commissione tecnica PNRR PNIEC.  L’intervento di apertura è stato condotto dal prof. Silvio Greco, vice presidente della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, il quale ha illustrato una delle problematiche principali dell’eolico offshore, ovvero la non conoscenza del mare e dei suoi fondali. Gli studi compiuti per la valutazione dell’impatto ambientale da parte delle società proponenti i progetti ci danno un quadro di quello che c’è sotto il mare: problemi causati dalla pesca a strascico, dalla pesca di frodo, per le quali troviamo intere zone distrutte e che potrebbero essere risolti da questi impianti eolici dato che, essendo vietata la pesca al loro interno, potrebbero divenire dei luoghi di sosta, risparo e riproduzione di numerose specie ittiche, con la possibilità di ricreare habitat naturali.”

Sono state mosse delle critiche riguardo eventuali disturbi alla fauna, ci sono delle tecnologie che possono aiutarci a metterla in sicurezza?

“Il disturbo degli impianti ai grandi mammiferi e alla biodiversità in generale è minimale nella fase di costruzione dell’impianto, ma non lo è nella fase di esercizio: per l’installazione dei cavi sotterranei, deputati al trasporto dell’elettricità alla terra ferma, verranno effettuate delle analisi ambientali e delle prescrizioni tecniche per arrecare il minor danno possibile, mentre durante il funzionamento l’avifauna sarà al sicuro. Questo è possibile, oltre ai radar che ci danno un quadro di quello che accade intorno ad un impianto eolico, grazie a delle telecamere, già in commercio, che possono individuare un uccello anche a tre km di distanza, così da mitigare gli impatti nei loro confronti tramite lo stop momentaneo delle turbine. Le autorizzazioni, inoltre, concedono un ciclo di vita dell’impianto di 25 anni, al termine dei quali c’è l’obbligo di risoluzione  volto a restituire il sito come è stato dato. In futuro ci saranno, probabilmente, delle occasioni di revamping degli impianti, che possono essere spostati oppure subire una sostituzione dei galleggianti per portare delle pale ancora più performanti di quelle di adesso, anche da 20/25 MW. Da un punto di vista ambientale, è chiaro che verrà valutato cosa è meglio restituire: magari si saranno formati dei nuovi habitat semi-naturali attorno ad alcune loro sezioni, tanto da lasciarli in loco come parte integrante.”

Filmato a presentazione delle nuove telecamere BCSM® Ventur
Ad ECOMED si è discusso della tempistica? Quando vedremo i primi impianti in funzione?

“La commissione sta facendo passi da gigante ma dobbiamo accelerare per veder realizzati i primi impianti nel 2030. Quello che ci serve è:

  • individuare due o più porti (Taranto, Brindisi, Augusta) che serviranno per gli aspetti logistici, per l’assemblaggio delle parti dei galleggianti, tramite candidature ad un bando, pubblicato dal MASE e in scadenza il 18 maggio, per diventare l’hub tecnologico infrastrutturale per i progetti che sono in attesa di approvazione;
  • capire la provenienza della quantità di acciaio che serve, se il Governo rilancerà Acciaierie d’Italia, se può essere un fornitore o se dovremmo prenotare le materie prime all’Estero;
  • indurre un aumento nella produzione degli aerogeneratori Vestas per soddisfare la richiesta del Mediterraneo, così come quella dei cavi sottomarini di Prysmian.

È una rivoluzione industriale a pieno titolo – in termini di logistica, navalmeccanica, cantieristica – che offrirà opportunità di lavoro, al 2050, per 27 mila persone, per una media di 30 progetti e 20 GW dei 90 potenziali, stime ottenute grazie al recente studio effettuato in collaborazione da Ambrosetti, Fincantieri, Acciaierie d’Italia, Renantis e Blue Float.”