TRANSIZIONE ECOLOGICA: IL PROGETTO LIFE CLIVUT

Interventi per migliorare la capacità di adattamento degli ecosistemi. E sfruttare i conseguenti benefici che derivano da una sua ottimale conservazione anche per migliorare la salute e il benessere delle persone.

AMBIENTE
Domenico Aloia
TRANSIZIONE ECOLOGICA: IL PROGETTO LIFE CLIVUT

Interventi per migliorare la capacità di adattamento degli ecosistemi. E sfruttare i conseguenti benefici che derivano da una sua ottimale conservazione anche per migliorare la salute e il benessere delle persone.

Gli eventi dell’ultimo periodo, G20 di Roma e COP26 di Glasgow, hanno posto l’attenzione sugli effetti dei cambiamenti climatici e su quanto i singoli paesi possono e devono fare per contrastarli. Una delle strade da seguire è senz’altro rappresentata da una politica di transizione ecologica che preveda interventi volti allo studio di progetti sul verde urbano. In questo contesto si inserisce il progetto Life Clivut che ha lo scopo di valorizzare le potenzialità del verde per migliorare la capacità di adattamento degli ecosistemi urbani e sfruttare i conseguenti benefici derivanti da una sua ottimale conservazione anche dal punto di vista della salute e del benessere delle persone.

Si tratta di un  progetto, finanziato dall’ Unione Europea con il programma Life, che ha preso avvio nel 2019 e che vede coinvolti sia partner di carattere istituzionale, comuni di Perugia e Bologna, Salonicco in Grecia e Cascais in Portogallo, che scientifica, il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’ Università degli Studi di Perugia, il Cesar (Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale), ISG (Istituto Superiore de Gestao) di Cascais e l’ Università Aristotele di Salonicco.

Life Clivut si propone di coinvolgere cittadini, studenti, responsabili del verde urbano, liberi professionisti associazioni, imprese nella gestione del verde, nel censimento degli alberi e nel loro monitoraggio. Il merito di questo progetto è da ascrivere soprattutto all’ Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di Ingegneria Civile e al Ambientale) gruppo dei botanici Fabio Orlandi, Marco Fornaciari da Passano, Aldo Ranfa e Flaminia Ventura docenti di economia ed estimo rurale che hanno elaborato una vera e propria strategia per il verde urbano per la mitigazione dei cambiamenti climatici.

La strategia prevede che il patrimonio arboreo sia in buona salute: obiettivo che deve essere raggiunto grazie a diverse azioni sia di natura strettamente botanica che prevedono conoscenza, tutela (realizzazione di un monitoraggio annuale sullo stato fitosanitario e strutturale dei singoli alberi) e incremento della superficie arborea (piani per la sostituzione degli alberi ritenuti a rischio), e conseguente aumento della biodiversità, sia di natura informativo/partecipativa che coinvolgano  cittadinanza, studenti, responsabili del verde urbano, liberi professionisti, associazioni e imprese nella gestione degli alberi.

Uno degli obiettivi principali è rappresentato dal censimento degli alberi presenti nelle aree pubbliche entro il 2022 e in quelle private per il 2023 (in questo caso andando a censire il 30% degli alberi), grazie alla piattaforma Life Clivuttree Db. La Piattaforma già in essere per le 8 aree individuate nelle singole città, può essere scaricata su dispositivi mobili e utilizzata anche dai singoli cittadini. Permetterà di inserire numerosi caratteri della singola pianta (localizzazione, specie, altezza, densità della chioma, servizi ecosistemici garantiti, ecc). Traguardi che si possono raggiungere, secondo quanto auspicato dalla FAO, con l’incremento del patrimonio arboreo cittadino del 10% entro il 2030. Per far ciò è necessario identificare le aree cittadine dove la copertura arborea è maggiormente necessaria, e distinguere i fabbisogni che le singole piante permettono di raggiungere in fatto di riduzione dell’isola di calore, cattura di polveri sottili, verde ricreativo e con funzioni di assorbimento di CO2 .

È quindi necessario pubblicare sulle pagine istituzionali dei comuni la lista delle specie consigliate per le diverse tipologie di verde con la valutazione dei servizi ecosistemici ai quali esse possono contribuire. Azioni che devono sempre guardare al mantenimento della biodiversità, prevedendo l’impianto ogni anno dello stesso numero di alberi per minimizzare il rischio che alberi di età simile muoiano nello stesso momento; selezionare alberi in base alle varie tipologie di strade e parchi, ricorrere a pareti o tetti verdi, puntare su specie che necessitano di un minor quantitativo idrico e ricorrere a pacciamature ed eventuali irrigazioni di soccorso, selezionare le specie in base alla maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e all’ urbanizzazione. Per comprendere come le piante reagiscano nei confronti dei cambiamenti climatici (sappiamo che si comportano da bio indicatori, modificando la crescita in funzione delle variazioni climatiche) ci viene in aiuto una vera e propria scienza, la fenologia, che studia le varie fasi di sviluppo delle piante e dei rapporti tra il clima e i fenomeni che si manifestano negli organismi viventi.

Studio della fenologia che ha richiesto la piantagione di numerose specie vegetali per la creazione di veri e propri giardini fenologici in aree individuate nelle città partner. Nella superficie dell’ area di 0,5 ettari ne sono stati impiantati 5 per ogni specie per un totale di 100 piante. Le specie impiantate sono 10 arbustive e 10 arboree. E delle singole specie sono state analizzate le fasi di sviluppo delle foglie, quelle riproduttive e infine  di senescenza.

La periodicità di misurazione delle fasi oggetto di studio è stata eseguita con cadenza settimanale per l’intero periodo di crescita della pianta. Ciò ha permesso di confrontare le 4 città partner del progetto e mettere in evidenza le differenti tipologie di risposta delle piante a seconda delle dimensioni delle città e dell’andamento climatico. Analizzando i dati ambientali estrapolati dal progetto si evidenzia che ad oggi gli obiettivi principali, come quello del miglioramento delle prestazioni ambientali delle città e del coinvolgimento della cittadinanza siano stati raggiunti.

I benefici possono essere così sintetizzati: riduzione di 19.468 tonnellate/anno di emissioni di gas serra; aumento del sequestro delle emissioni nocive pari a 230 tonnellate/CO2 grazie ai nuovi impianti arborei; riduzioni del PM10 (polveri sottili) di 2,610 ton/anno; riduzione di 1268 ton/anno di ozono e 2299 ton/anno di anidride solforosa, risparmio energetico pari a 82000 Mwh/anno grazie agli effetti microclimatici degli alberi, 400 ha di aree verdi urbane con specie autoctone. Piantagione di 8000 nuove piante nelle città partner, sostituzione di 6000 piante con alberi e arbusti, espianto di 3 specie non autoctone per ogni città. 4000 cittadini che partecipano alla gestione degli spazi verdi urbani, 1600 studenti di età compresa tra 8 e 25 anni che hanno ricevuto formazione sull’ impatto delle aree verdi sul clima e sono stati coinvolti in azioni per il contrasto del cambiamento climatico; 400 attività economiche per adottare una politica aziendale amica del clima.

Progetti come Life Clivut permettono quindi in maniera organica, coinvolgendo numerosi livelli pubblici e privati, di rispondere alle esigenze di manutenzione del verde  e studiare quelli che sono i vantaggi da esso offerti per un miglioramento globale della vivibilità dei nostri spazi urbani e una riduzione dei cambiamenti climatici.

Un ulteriore passo consisterà ora nell’ implementazione di uno strumento per la contabilizzazione delle emissioni generate dalle imprese e l’individuazione di premialità per la loro riduzione e di compensazione attraverso la creazione di nuove foreste urbane. Inoltre, il progetto Clivut essendo di natura partecipativa, nella sua progressione temporale permetterà di coinvolgere sempre di più la popolazione e le associazioni del territorio, come è accaduto con le consultazioni pubbliche si sono tenute in questo mese in varie zone del comune di Perugia