TRANSIZIONE ENERGETICA E AMBIENTALE, GLI ARMATORI INCALZANO I GOVERNI

Chiedono di tassare il carbone e con 5 miliardi di dollari per poter arrivare al 2050 non al 50% della riduzione di CO2, ma a emissioni zero. Presentati i piani con le misure dettagliate per raggiungere questo fondamentale obiettivo.

AMBIENTE
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Enzo Millepiedi
TRANSIZIONE ENERGETICA E AMBIENTALE, GLI ARMATORI INCALZANO I GOVERNI

Chiedono di tassare il carbone e con 5 miliardi di dollari per poter arrivare al 2050 non al 50% della riduzione di CO2, ma a emissioni zero. Presentati i piani con le misure dettagliate per raggiungere questo fondamentale obiettivo.

L’ICS-International Chamber of Shipping non ha perduto tempo. Dopo aver chiesto l’istituzione di una tassa a livello mondiale per finanziare la transizione energetica ed ecologica ha presentato, da Londra, all’Autorità di regolamentazione delle Nazioni Unite (IMO), i piani con le misure dettagliate che i governi devono adottare per aiutare l’industria marittima a raggiungere zero emissioni nette di CO2 entro il 2050. Avete letto bene, non il 50% ma lo zero. Come dire, se si deve fare si faccia fino in fondo.

Così a solo un mese dalla conferenza di punta sulla decarbonizzazione COP26 “Shaping the Future of Shipping”, l’International Chamber of Shipping (Ics) – che rappresenta l’80% dell’industria marittima globale – sta spingendo i governi a raddoppiare il loro già ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni derivanti dall’industria marittima globale del 50% entro il 2050. E chiedono di aiutare l’industria a raggiungere questo obiettivo.

È davvero il caso unico, come dice Guy Platten, Segretario Generale dell’Ics – di un’industria, quella marittima, che chiede di essere più strettamente regolamentata sulle emissioni di carbonio e che è pronta a rimboccarsi le maniche per fare un duro lavoro ma necessario per arrivare all’obiettivo. E chiosa: “Non stiamo cercando di conquistare i titoli dei giornali, stiamo cercando di raggiungere lo zero netto”. I piani includono, lo ricordo, un fondo obbligatorio di ricerca per sviluppare tecnologie a zero emissioni di carbonio attraverso l’introduzione di una tassa sul fossile per il trasporto marittimo in modo da accelerare la transizione verso carburanti a zero emissioni di carbonio più costosi.

In questo caso altro che “bla bla bla”, lo shipping insomma accetta la necessità vitale di accelerare i tempi di decarbonizzazione. Ma afferma che “l’obiettivo dello zero netto entro il 2050 sarà plausibile solo se i governi intraprenderanno le azioni necessarie per raggiungerlo. L’industria ha compiuto quello che considera “il passo fondamentale per definire le misure che devono essere adottate per rendere la decarbonizzazione entro il 2050 una realtà e non solo un annuncio”.

Che cosa si aspettano adesso? Un’accelerazione nei tempi: che i governi approvino l’istituzione del Fondo per la ricerca marittima (IMRF) da 5 miliardi di dollari già nella riunione dell’IMO del prossimo novembre, appena due settimane dopo la COP 26. Anche perché assicurano che l’adozione da parte dell’IMO delle Nazioni Unite dell’obiettivo zero invierà il segnale molto forte ricercato e atteso dall’industria, così come dai fornitori di energia, dai costruttori navali e dai produttori di motori, in modo che gli investimenti in combustibili verdi e tecnologia possano essere accelerati e graduati.

Per Esben Poulsson, presidente dell’International Chamber of Shipping, parlare costa poco mentre è difficile agire. La nostra offerta net zero stabilisce il “come” e il “cosa”. Stiamo dicendo ai governi che se vogliono davvero raggiungere lo zero netto, devono passare da impegni vuoti ad azioni tangibili. È infine John Adams, presidente del gruppo di lavoro sulle misure ICS GHG, a chiudere il cerchio sulla sostenibilità economica di un’operazione epocale: “Il Fondo di ricerca da 5 miliardi di dollari fornirà livelli garantiti di finanziamento per accelerare lo sviluppo di navi a emissioni zero, senza richiedere ai governi di utilizzare il denaro dei contribuenti”. In che modo? Perché sarà finanziato dai contributi da parte degli armatori mondiali con la tassa che l’industria marittima vuole in vigore già entro il 2023.