TRASFORMIAMO IL GOLFO DELLA SPEZIA, IN UN “GREEN HYDROGEN GULF”

Prove di sinergia tra pubblico e privato. La sfida accettata da aziende grandi, medie e piccole ed enti di ricerca civili e militari. Dalle parole ai fatti, condividere processi di ricerca e innovazione.

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
TRASFORMIAMO IL GOLFO DELLA SPEZIA, IN UN “GREEN HYDROGEN GULF”

Prove di sinergia tra pubblico e privato. La sfida accettata da aziende grandi, medie e piccole ed enti di ricerca civili e militari. Dalle parole ai fatti, condividere processi di ricerca e innovazione.

Dalle parole ai fatti. È ben presente – e lo abbiamo ricordato spesso su queste colonne – che nel complesso, lungo e costoso, processo di transizione ecologica l’ultimo miglio da percorrere e da conquistare non è solo quello dell’idrogeno ma quello dell’idrogeno verde. E mentre si fa ruvido il confronto sulla decisione dell’Unione Europea di considerare sia il gas sia il nucleare come tappe intermedie del percorso ecco chi prova ad alzare comunque l’asticella verso la tacca più alta. L’idrogeno verde appunto. Di casi nei territori del mondo se ne possono citare a iosa e anche in Italia c’è chi accelera in questa direzione.

Ma testimone emblematica e significativa in questo senso è la sfida lanciata e accettata da decine di aziende grandi, medie e piccole riunite in consorzio che insieme a enti di ricerca civili e militari hanno detto sì, proprio questo giovedì mattina, all’ambizioso progetto di trasformare il Golfo della Spezia in un “Green Hydrogen Gulf”, e secondo questa scaletta di lavoro da laboratorio: esperienze, opportunità e progetti.

A costituire la regia sono stati due Distretti, il Distretto ligure delle Tecnologie Marine e Ticass, che negli anni hanno associato aziende ed enti presenti in Liguria per condividere processi in sinergia di ricerca e innovazione. Basta scorrere chi sono queste realtà per rendersi conto della portata di questa sfida che trova la sua incubazione nel territorio ma che, come laboratorio, potrà avere portata nazionale sicuramente ma anche internazionale.
L’evento si è articolato su due focus, quello sullo stato dell’industria e quello sullo stato della ricerca.

Nel primo focus a mettere a disposizione e quindi a sistema i loro progetti e le loro produzioni sono stati Enel Green Power, Fincantieri, Snam, Cantieri Sanlorenzo, Ansaldo, Rina, Ags Superconductors, Ecospray, la Compagnia Msc, la Marina Militare.
Nel secondo focus insieme all’Università di Genova (Unige) hanno portato i loro rispettivi contributi il Cnr e l’Enea.
Avremo tempo per seguire l’evoluzione di questo ambizioso percorso ma crediamo che qualche indicazione può servire a far capire lo stato dell’arte.

Si è partiti da visione, strategia e progetti di Enel sull’idrogeno per proseguire con Asg Superconductors che sta sviluppando una tecnologia di cavo per trasporto di energia basato su superconduttori, il cui raffreddamento alla temperatura di funzionamento è demandato ad un flusso di idrogeno liquido, soluzione questa può trovare molteplici applicazioni, come nell’alimentazione dei porti verdi, di impianti industriali energivori, o nel collegamento di centrali fotovoltaiche ed eoliche.

Ansaldo ha fatto sapere che ha l’obiettivo di mutuare l’esperienza maturata in questi anni per realizzare impianti di elettrolisi dedicati alla produzione di idrogeno e adeguare le proprie turbine a gas e microturbine all’utilizzo di combustibili ad elevati tenori di idrogeno o combustibili sintetici, garantendo un back-up sicuro e a basso impatto ambientale alle energie rinnovabili e alla generazione distribuita.
Il Rina ha ribadito l’importanza strategica del sistema portuale come abilitatore della filiera dell’idrogeno in una visione integrata che connette la terra al mare e il mare alla terra.
Ecospray ha spiegato, nell’ambito del nuovo laboratorio CapLab, come si può ottenere la decarbonizzazione del settore navale con le celle a combustibile a carbonati fusi.

Dall’Università di Genova sono stati indicati i risultati delle tecnologie avanzate per la produzione e l’impiego di idrogeno verde con metodi elettrolitici e fotocatalitici, alla realizzazione di celle elettrochimiche, alla progettazione di motori ibridi per la nautica.

L’Enea ha infine sostenuto, richiamandosi il progetto H2Ports, che i porti possono svolgere un ruolo fondamentale nella sfida mondiale della decarbonizzazione, essendo degli hub dove poter dimostrare in concreto e con successo il concetto di sector coupling (la combinazione di tre settori che si integrano tra loro come l’elettrico, il termico e la mobilità) dell’integrazione del sistema energetico. Il progetto, coordinato dalla Fundación Valenciaport in collaborazione con l’Autorità Portuale di Valencia, è supportato dalla Partnership Pubblico-Privata Fuel Cell and Hydrogen Joint Undertaking (FCH JU), oggi Clean Hydrogen Partnership, con un finanziamento di 4 milioni €. L’obiettivo principale del progetto è testare e validare veicoli portuali alimentati ad idrogeno che rispettino le attuali prestazioni e la sicurezza delle operazioni portuali, con produzione di zero emissioni locali.

Il progetto H2PORTS mira a promuovere la rapida transizione dell’industria portuale europea verso un modello operativo efficace e a basse emissioni di carbonio, dimostrando la fattibilità di nuove tecnologie di celle a combustibile orientate ad aumentare l’efficienza energetica, la decarbonizzazione e la sicurezza dei terminal portuali.