Tumore al seno metastatico, AIFA approva la terapia con inavolisib
AIFA approva inavolisib per il carcinoma mammario HR+/HER2- con mutazione PIK3CA: terapia mirata e test molecolari sempre più centrali.
STRADENUOVE-AIFA ha approvato la rimborsabilità di inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico endocrino-resistente, positivo ai recettori ormonali (HR+), HER2-negativo e con mutazione del gene PIK3CA.
La decisione rende disponibile in Italia una nuova opzione di medicina di precisione per una popolazione con bisogni clinici ancora insoddisfatti. L’indicazione riguarda pazienti nelle quali l’identificazione tempestiva della mutazione PIK3CA può orientare la scelta terapeutica già in prima linea metastatica dopo una recidiva precoce.
Lo studio INAVO120
L’approvazione si basa sui risultati dello studio registrativo di fase III INAVO120, condotto su 325 pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico HR-positivo, HER2-negativo, con mutazione PIK3CA e malattia endocrino-resistente.
Secondo i dati comunicati, la combinazione con inavolisib ha ridotto del 57% il rischio di progressione o morte rispetto a palbociclib e fulvestrant da soli. La sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata pari a 15 mesi, rispetto a 7,3 mesi nel gruppo di controllo.
L’aggiornamento dello studio ha inoltre mostrato una sopravvivenza globale mediana di 34 mesi, rispetto a 27 mesi nel braccio di controllo, con una riduzione del 33% del rischio di morte. Inavolisib viene indicato come il primo inibitore della via PI3K ad aver dimostrato un vantaggio significativo di sopravvivenza globale in questa specifica popolazione trattata in prima linea.
Il ruolo della mutazione PIK3CA
Il carcinoma mammario HR+/HER2- rappresenta circa il 70% dei tumori della mammella. Nei casi metastatici di questo sottotipo, la mutazione PIK3CA è presente in circa il 40% delle pazienti ed è associata all’attivazione della via PI3K, a una prognosi sfavorevole e alla resistenza ai trattamenti endocrini standard.
La nuova disponibilità terapeutica rende quindi ancora più importante la profilazione molecolare. Il test può essere eseguito sul tessuto tumorale oppure mediante un prelievo di sangue, attraverso la valutazione del DNA tumorale circolante. Le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione consentono inoltre di esaminare insieme altri biomarcatori rilevanti, tra cui AKT1, PTEN ed ESR1.
Un approccio multidisciplinare
Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica all’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia, sottolinea che la combinazione ha raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione e ridotto del 33% il rischio di morte, con un profilo di sicurezza definito e gestibile nella pratica clinica.
Umberto Malapelle, professore associato del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Federico II di Napoli e presidente della International Society of Liquid Biopsy, richiama invece la necessità di test accurati, referti standardizzati e una stretta collaborazione tra patologi, biologi molecolari e oncologi.
Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna, evidenzia infine l’importanza di garantire un accesso omogeneo e tempestivo ai test molecolari e alle terapie innovative attraverso reti organizzative efficienti sull’intero territorio nazionale.
Le prospettive
L’approvazione di inavolisib amplia le possibilità di trattamento del tumore al seno metastatico e rafforza il ruolo della medicina personalizzata. L’obiettivo è associare più precocemente il profilo molecolare della malattia alla terapia potenzialmente più appropriata, migliorando gli esiti clinici e la qualità di vita.
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