TUTTO SULL’ACQUA

Dalla storia dei fiumi e dei laghi, alle curiosità, gli usi e gli sprechi della risorsa fondamentale per la vita. In un libro scritto da Erasmo D’Angelis, che racconta a Stradenuove cosa sta accadendo.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
TUTTO SULL’ACQUA

Dalla storia dei fiumi e dei laghi, alle curiosità, gli usi e gli sprechi della risorsa fondamentale per la vita. In un libro scritto da Erasmo D’Angelis, che racconta a Stradenuove cosa sta accadendo.

L’acqua la diamo sempre per scontata ma non lo è. Ce ne stiamo accorgendo in questa estate, in cui è d’attualità la sua mancanza ma ce ne accorgiamo anche quando provoca un’alluvione e non sappiamo perché. Pensiamo di conoscerla, ma non è così. Un’ampia riflessione sull’acqua e la sua ‘storia’ è nel libro “Acque d’Italia”, scritto da Erasmo D’Angelis, Segretario Generale dell’Autorità di bacino dell’Italia Centrale, che con quest’opera, una sorta di ‘enciclopedia’ sull’argomento, propone una full immersion nell’affascinante mondo dell’acqua, per andare alla scoperta delle sue molteplici caratteristiche, anche meno note. E per scoprire alcune curiosità molto interessanti. Sapevate, ad esempio, che sulla Stazione Spaziale Internazionale si consuma acqua italiana? D’Angelis ha scritto un saggio, ma anche un report scientifico, in cui attraverso una poderosa ricerca idrografica, storica e culturale, spiega tutto quel che bisogna sapere sulla risorsa fondamentale per la vita, detta anche ‘oro blu’, dato il suo altissimo valore. I temi del libro sono l’occasione per alcune domande sull’attualità, drammatica, che stiamo attraversando nelle ultime settimane quanto a mancanza d’acqua.

Erasmo D’Angelis
Qual è lo stato delle cose in questa estate 2022?

La siccità 2022 è la più dura del secolo, più estrema di quella del 2017 e del 2003 e quasi in media con anno più secco del secolo scorso che è stato il 1922. È partita dalle regioni del nord per poi estendersi a quelle del sud. Siamo in condizioni veramente molto preoccupanti. Negli anni scorsi un po’ ci salvava il disgelo della neve dei ghiacciai, fenomeno che oggi non esiste. Nei dodici mesi che abbiamo alle spalle abbiamo avuto circa un 60% in meno di piogge primaverili e 80% in meno di neve invernale, rispetto alla media. Lo scioglimento della neve, che tra primavera ed estate ricaricava le falde acquifere e aumentava la portata di fiumi e laghi, quest’anno non c’è stato. Abbiamo fiumi e laghi con un 80% in meno di portata, metà dei corsi d’acqua, tra cui il Po sono polvere e petraie. Quello del Po è un dramma, il fiume più importante d’Italia in alcuni tratti ridotto a un rigagnolo. Per 40 chilometri dalla costa verso l’interno, in questo momento è un piccolo fiume salato a causa dell’intrusione del cuneo salino, che inquina le falde di acqua dolce. Inoltre, da 20 anni è mutata la distribuzione delle piogge, i climatologi rilevano che anche in Italia si è passati da 40 giorni all’anno consecutivi di siccità a oltre 150 giorno all’anno e le proiezioni dimostrano una distribuzione che ancora diminuirà. I fenomeni piovosi intensi, dei giorni scorsi, con nubifragi e alluvioni, non ricaricano le falde. Distruggono e basta. I processi di inaridimento sono in atto e ciò significa che l’agricoltura è in grande sofferenza, è un tema enorme e una realtà che è in allarme rosso.

Ci sono azioni con le quali possiamo intervenire, in particolare per quanto riguarda l’acqua?

Le proiezioni dicono che l’Italia resterà imprigionata nelle gabbie di calore premature, che colpiscono l’area mediterranea. L’ anticiclone delle Azzorre, che ci garantiva un clima mite nel Mediterraneo, è praticamente sparito e siamo sottoposti agli anticicloni africani. Da metà maggio abbiamo temperature oltre i 30 gradi, da giugno ad oggi quasi 2000 incendi. Come far fronte a tutto questo è il grande tema. Soprattutto come mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e qui bisogna muoversi. Anche l’Italia deve darsi una mossa ma soprattutto ci dobbiamo adattare, convivere con questa nuova normalità. L’acqua, che è un bene pubblico, deve tornare nei finanziamenti pubblici, da cui è uscita da almeno trent’anni anni. L’acqua dipende dalle infrastrutture sia per l’idropotabile, che è il 20% del totale dell’acqua usata, mentre l’agricoltura ne preleva il 50% e un 23-24% riguarda l’impresa. Abbiamo bisogno di tecnologie di risparmio, controlli contro gli sprechi, imparare a riusare l’acqua dei depuratori. Partendo dal fatto che occorre immagazzinare quanta più acqua possibile, servirebbero 2000 piccoli e medi invasi. 230 sono già progettati, dovrebbero essere messi in realizzazione.

Nel suo libro fa una proposta, quale?

Potremmo risolvere diversi problemi con un piano integrato dell’acqua e una regia nazionale unitaria. L’acqua ha una autorità solo per il 20 per cento del potabile, quella che esce rubinetti. Poi c’è l’autorità nazionale reti di energia elettrica, gas e servizio idrico: i 600mila km di rete che perdono il 40 per cento di acqua. In Italia l’acqua è frammentata in troppi enti, mentre invece serve una visione integrata, una autorità nazionale unica per tutti i prelievi e consumi dell’acqua, una regia forte che pianifichi e controlli.