ULISSE SALVA IL MARE, L’ALGA CONTRO L’INQUINAMENTO

Un progetto di economia circolare per ripulire il mare e riequilibrare il suo ecosistema. A guidarlo un team di giovani che sta mettendo in sinergia le realtà produttive e di ricerca attive sulla costa romagnola.

AMBIENTE
Francesca Tomassini
ULISSE SALVA IL MARE, L’ALGA CONTRO L’INQUINAMENTO

Un progetto di economia circolare per ripulire il mare e riequilibrare il suo ecosistema. A guidarlo un team di giovani che sta mettendo in sinergia le realtà produttive e di ricerca attive sulla costa romagnola.

Combattere l’inquinamento con le alghe. Questo l’obiettivo ambizioso del progetto Ulisse che, come l’eroe greco, punta il timone dritto oltre le proprie Colonne d’Ercole. Obiettivo: la riduzione dell’inquinamento del litorale romagnolo, per ora, con un sistema semplice quanto ingegnoso e, rigorosamente, senza sprechi. Elemento chiave, le alghe appunto, in particolare le varie specie di Gracilaria gracilis che popolano, e spopolano, sui fondali fra Cattolica e Cesenatico. Sotto la bandiera “Ridurre gli eccessi e compensare le carenze” il team di Ulisse, un gruppo di sette fra esperti di marketing, ricercatori, acquariofili e pescatori, ha elaborato un piano che prevede il contenimento della proliferazione delle alghe sulle coste e il loro riutilizzo in molteplici ambiti.

«Ulisse – ha spiegato Beatrice Feneri, sustenaible designer e parte del gruppo Ulisse – è un progetto di economia circolare che sfrutta la naturale capacità delle alghe per depurare l’acqua da CO2 e sostanze organiche in eccesso.  Grazie alla collaborazione intersettoriale di realtà locali pre-esistenti, pescatori, laboratori di ricerca, miticoltori solo per citarne alcuni, il nostro obiettivo è favorire l’equilibrio ed il miglioramento delle condizioni ambientali del litorale della nostra zona».

Un’iniziativa che ha già trovato il sostegno della cooperativa dei pescatori di Cattolica, nella giunta Cesenate e nel Comune di Cesenatico, dell’università di Acquacoltura ed igiene ittica di Cesenatico che ha offerto strumentazione e spazi, oltre a diverse collaborazioni con piccole attività di zona come l’Azienda Agricola Manetti e l’Acquario club Cesenatico. Punto di partenza, la constatazione di quanto sia ormai fuori controllo la proliferazione delle alghe. «Soprattutto a fine estate –spiega ancora Beatrice – quando la presenza eccessiva delle alghe causa problemi all’intero ecosistema». Una sorta di serpente che si morde la coda.  «La produzione eccessiva della quantità di alghe nell’Adriatico – spiega ancora Beatrice-  è dovuta all’eccessiva presenza di nutrienti nelle acque marine dove le sostanze “di scarto” umane ed organiche, soprattutto nel periodo estivo, vengono immesse in enorme quantità, di molto superiore a quella che il mare è in grado di “digerire”. Ciò comporta la proliferazione massiccia delle microalghe, che cominciano a diventare troppe». Non solo. «Quando muoiono –continua- le alghe vanno in decomposizione anaerobica e deprivano l’acqua di ossigeno. Il mare non riesce dunque a riassorbirle e le alghe marciscono causando eventi anossici (acqua priva di ossigeno ndr) con tutte le conseguenze del caso sull’ecosistema». E allora ecco l’idea di Ulisse. «L’intento del progetto Ulisse è quindi quello di installare delle coltivazioni di macroalghe –spiega Beatrice- utilizzando strutture in bamboo, seguendo anche qui una logica del riciclo di una pianta che per diverse aziende agricole è un flagello infestante, nei principali punti di sbocco in mare degli scarichi organici in modo da “filtrare” l’acqua, rimuovendo i nutrienti in eccesso, prima che la rendano verde ed evitando così la proliferazione eccessiva delle microalghe. Questo anche e soprattutto al fine di combattere e mettere fine alla “puzza di fine estate”, di cui si parla e ci si lamenta da anni».

Lo step successivo è trovare un impiego a tonnellate di alghe, incluse quelle quelle già presenti in eccesso. «L’alga è un prodotto naturale – continua Beatrice- e ha innumerevoli caratteristiche che la rendono piuttosto adatta all’utilizzo in prodotti di bellezza quali creme, unguenti e oli. Ricostituenti e integratori a base di alghe si stanno facendo sempre più strada nel campo della medicina. Oppure in agricoltura perchè le alghe hanno ottime proprietà biostimolanti per il terreno, favorendo germinazione e crescita e migliorando la qualità dei prodotti e la resistenza degli stessi a shock ambientali». Senza dimenticare il settore dell’alimentazione umana. «Le alghe hanno ottime proprietà nutritive e sono naturalmente prive di grassi, caratteristiche che le rendono un alimento sano e ipocalorico, in grado di dare energia senza far prendere peso, inoltre possono essere consumate fresche o secche». A questo proposito, qualche piccolo esperimento sul campo è già stato condotto. «Abbiamo contattato diversi ristoratori della zona che si sono mostrati molto disponibili e interessati al progetto. Intanto –chiude- l’estate scorsa abbiamo testato l’alga fritta direttamente sulla spiaggia. Sarà che fritto è buono tutto ma è piaciuta molto, è stato un successo». Un progetto dal calendario work in progress, la pandemia lo ha rallentato un bel po’, che già la prossima estate potrebbe far arrivare nel menù di tanti ristoratori della zona piatti a base di alga. Non resta che provarle.