UN BAGNO AL FIUME? PRESTO SARÁ POSSIBILE

Rendere balneabili i corsi d’acqua urbani non è un’utopia. L’uso delle tecnologie digitali può fornire un importante contributo. Adattando i sistemi fognari europei al cambiamento climatico e migliorando la qualità delle acque.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
UN BAGNO AL FIUME? PRESTO SARÁ POSSIBILE

Rendere balneabili i corsi d’acqua urbani non è un’utopia. L’uso delle tecnologie digitali può fornire un importante contributo. Adattando i sistemi fognari europei al cambiamento climatico e migliorando la qualità delle acque.

Bagnarsi nei fiumi delle grandi città può apparire un’idea stravagante e poco sicura. Eppure potrebbe diventare una pratica comune nel prossimo futuro. Superando l’infrastruttura di cui diverse città storiche europee tra cui Londra, Parigi, Berlino, e Sofia tuttora dispongono noto come il “sistema fognario combinato”, in cui confluiscono acqua piovana e acque reflue.

Un “residuato pre-bellico”, nato nel Regno Unito nella metà del 1800 per far fronte all’inquinamento del Tamigi, in cui venivano scaricati notevoli quantità di rifiuti di ogni genere: umani, animali, domestici, industriali. Che fossero gettati direttamente nel fiume oppure che vi arrivassero dalla strada trasportati dall’acqua piovana, il risultato non cambiava: frequenti straripamenti nelle condutture stradali, esalazioni maleodoranti e la diffusione di pericolose epidemie. Questa situazione perdurò per anni, finché nell’agosto 1858 un’ondata di miasmi più grave di quelle verificatisi sino ad allora, conosciuta come la “Grande Puzza” (The Great Stink) costrinse il governo di Londra a stanziare ingenti investimenti pubblici per costruire una rete fognaria nuova, che divenne esempio per altri paesi.

Da allora le città europee si sono trasformate, è cambiata la densità della popolazione, il clima, le conoscenze scientifiche e mediche. Ma il sistema fognario in molte è rimasto lo stesso, dimostrandosi evidentemente inadeguato ad affrontare e sfide attuali. Come la pressione esercitata dalle forti piogge sulle reti fognarie che, incapaci di gestire improvvisi e ingenti flussi d’acqua, traboccano rilasciando le acque reflue non trattate nei fiumi vicini. Le piogge torrenziali che la scorsa estate hanno colpito diversi paesi del centro Europa (in particolare Belgio e Germania) mostrano la relazione diretta tra gli straripamenti di acque reflue nei fiumi ( e il conseguente inquinamento ambientale) e gli eventi metereologici estremi.  Mettendo in luce un fenomeno ignorato da molti: la vulnerabilità delle infrastrutture idriche.

Per affrontare questo problema è stato avviato un progetto di ricerca finanziato dall’UE ,il Digital Water City  che impegna un team di scienziati europei provenienti da  Berlino, Sofia, Milano, Copenaghen e Parigi. Attraverso l’uso delle tecnologie digitali l’obiettivo è quello di migliorare la qualità dell’acqua in modo da rendere i corsi d’acqua balneabili e adattare i sistemi fognari europei alla sfida del cambiamento climaticoLa sostituzione dei sistemi fognari combinati con quelli che raccolgono separatamente le acque reflue e piovane non è un’opzione sempre percorribile, soprattutto nelle città storiche, a causa dei costi e delle difficoltà dei lavori. Per questo il Digital Water City sta sviluppando soluzioni tecnologiche per migliorare la gestione dei sistemi esistenti, adattandoli alle condizioni locali. Un caso esemplare è quello di Sofia, capitale della Bulgaria, dove il sistema fognario forma un enorme labirinto sotterraneo: quando le tubature traboccano, le acque reflue non trattate vengono rilasciate direttamente nel fiume Iskar o nei suoi affluenti. Secondo un gruppo di ricercatori per interrompere questo “circolo vizioso” occorre monitorare l’impatto delle fognature straripanti con  dei sensori che rilevino la temperatura.

Alcuni di questi vengono posizionati in corrispondenza del punto di trabocco per misurare la temperatura dell’aria sia all’asciutto, sia nel bagnato, ossia quando sono sommersi dalle acque reflue. Altri ancora sono installati permanentemente sott’acqua. Gli algoritmi analizzando i dati in tempo reale e rilevano gli straripamenti in base alle variazioni di temperatura offrono informazioni utili a comprendere il funzionamento del sistema fognario nelle diverse condizioni. L’obiettivo finale è eliminare le fonti di inquinamento ambientale della città bulgara per renderla conforme alle normative UE sulla qualità dell’acqua. È in via di sviluppo anche un altro genere di sensori, ideati non per combattere l’inquinamento delle acque, ma per rendere balneabili i fiumi.  Luoghi dove oggi è vietato o fortemente sconsigliato bagnarsi: è il caso di Parigi, dove dal 1923 la balneazione è proibita per motivi di salute e sicurezza, nonostante la presenza di impianti di trattamento delle acque reflue. Ricorrendo a un sensore posto all’interno di una boa arancione brillante che preleva campioni d’acqua e ne misura la concentrazione batterica mentre galleggia nell’acqua. Con questa tecnologia potrebbe esser possibile organizzare le gare di nuoto in acque libere nella Senna e nella Marna durante le prossime Olimpiadi e le Paralimpiadi estive del 2024.

Tra le altre innovazioni vale la pena ricordare quella su cui stanno lavorando congiuntamente il Centro di competenza per l’acqua di Berlino e il servizio di igiene pubblica locale dell’Ile-de-France SIAAP, utilizzando l’apprendimento automatico per prevedere la qualità dell’acqua. Si tratta di un programma (software) che potrebbe essere integrato in un’applicazione mobile per informare gli utenti in tempo reale quando il fiume è abbastanza pulito per poter nuotare. Se queste e altre tecnologie otterranno risultati positivi, bagnarsi nelle acque dei fiumi delle capitali europee potrebbe presto diventare realtà. E immaginare possibile, oltre le gare di stile libero nel fiume in occasione delle prossime Olimpiadi estive a Parigi, il bagno dei romani nel loro “biondo Tevere”.