UN CALCIO ALLA ARRETRATEZZA BUROCRATICA NEL CONTROLLO DELLE MERCI

Nei porti e negli aeroporti è arrivata finalmente la rivoluzione copernicana. Arriva, dopo lunga attesa e incessanti richieste, lo Sportello Unico Doganale che dovrebbe mettere fine alle lungaggini dei procedimenti amministrativi e di verifica. E servirà ad allineare il sistema italiano ai modelli più performanti europei.

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
UN CALCIO ALLA ARRETRATEZZA BUROCRATICA NEL CONTROLLO DELLE MERCI

Nei porti e negli aeroporti è arrivata finalmente la rivoluzione copernicana. Arriva, dopo lunga attesa e incessanti richieste, lo Sportello Unico Doganale che dovrebbe mettere fine alle lungaggini dei procedimenti amministrativi e di verifica. E servirà ad allineare il sistema italiano ai modelli più performanti europei.

Ha avuto ovviamente vasta eco nei porti, negli aeroporti, nei trasporti, nella logistica ma soprattutto tra gli operatori l’annuncio dell’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto sul regolamento dello Sportello Unico Doganale e dei Controlli, il SUDOCO, che ora si spera, diventi operativo al più presto. Per il vasto pubblico Sudoco potrebbe voler dire poco o nulla, eppure esso avrà una notevole influenza sulla economia marittima, e non solo, del nostro Paese che, a differenza di tutti gli altri Stati europei ma anche, per dire, della Cina, continua ad essere ostaggio di una pervicace quanto assurda arretratezza burocratica.

Bastano poche considerazioni per capire il perché. Quelle del Presidente della Confederazione Italiana dei Trasporti e della Logistica (Confetra) , Guido Nicolini che salutando l’approvazione del Sudoco, storica richiesta da cinque anni di Confetra appunto, ha colto l’occasione per mettere il dito sulla piaga, ricordando che “siamo l’unico Paese dell’Unione Europea con oltre 400 procedimenti amministrativi e di verifica posti in capo a 19 diverse pubbliche amministrazioni, che gravano sulla merce e sui vettori. E che siamo l’unico Paese UE ad avere un doppio controllo sulle merci, oltreché quello doganale anche quello della Guardia di Finanza“. E ancora: “Siamo l’unico Paese UE che per effettuare le analisi sanitarie a campione in fase di sdoganamento, non si affida a laboratori esterni accreditati privati, bensì utilizza solo quelli pubblici anche se il loro numero è assolutamente insufficiente”.

Gli hanno fatto eco altri esponenti del mondo imprenditoriale marittimo come agenti, spedizionieri e doganalisti nel rilevare che, meglio tardi che mai, il Sudoco viene semplicemente ad allineare il nostro sistema di controllo sulla merce ai modelli più performanti in chiave europea. Lasciato il passato alle spalle guardiamo al futuro, passiamo la parola al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, che è quello che ha tolto la polvere da questo dossier e lo ha portato a Palazzo Chigi, in attuazione, lo ha ricordato lui, di una delle riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Enrico Giovannini.

È stato lo stesso Giovannini che ha spiegato le finalità del Sudoco: “Lo Sportello Unico Doganale e dei Controlli favorirà l’intera filiera del trasporto delle merci, dai produttori agli autotrasportatori, assicurando il dialogo telematico e il coordinamento tra le amministrazioni e gli organi dello Stato e gli operatori economici”. Semplificherà, velocizzerà e renderà trasparenti insomma le procedure per i controlli delle merci in entrata e in uscita dall’Italia, aumentando la competitività della rete logistica nazionale nei porti e negli aeroporti. La competenza dello Sportello Unico Dogale, che sarà estesa a tutti i controlli, favorirà peraltro l’adeguamento del sistema nazionale alle raccomandazioni emanate a livello internazionale che prevedono la trasmissione delle informazioni da parte degli operatori una sola volta (principio dell‘once only) attraverso un’interfaccia unica (single window) e la necessità di eseguire i controlli contemporaneamente e nello stesso luogo.

Penso che si sia capito che si tratta di un’interfaccia unica offerta agli operatori economici per i procedimenti necessari all’entrata e all’uscita delle merci nel e dal territorio nazionale. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli assumerà il ruolo di coordinamento attraverso il portale, che sarà lo strumento per assicurare l’interoperabilità tra amministrazioni e organi dello Stato.

Attraverso il portale gli operatori avvieranno le procedure per le formalità doganali e le amministrazioni interessate provvederanno al rilascio di certificazioni, autorizzazioni e licenze. Gli operatori potranno consultare in tempo reale lo stato di avanzamento delle procedure e non dovranno presentare alcuna documentazione all’Ufficio doganale, mentre i controlli verranno espletati, combinazione di fattori assai rilevante, come detto, alla presentazione della merce e nello stesso luogo. Ulteriori misure di semplificazione amministrativa potranno essere introdotte per agevolare le imprese che operano nelle Zone economiche speciali (Zes) e nelle Zone logistiche semplificate (Zls).

La domanda finale non oziosa che ci poniamo è: ci voleva il Pnrr per modernizzare questo sistema che abbiamo definito all’inizio pervicacemente arretrato? E anche perché non può per questo che essere immodestamente considerata una rivoluzione, burocratica, copernicana.

La risposta è no. Perché c’è chi non ha aspettato, certo caso unico in Italia, ricorrendo all’intelligenza lungimirante (mai fare di ogni erba un fascio) messa in campo dagli enti pubblici (la stessa Dogana e la Port Authority) insieme alla comunità degli operatori portuali che, insieme, da più di un anno hanno anticipato tutti. È infatti attivo a Santo Stefano Magra, nell’area retro portuale della Spezia, gestito dal La Spezia Port Service, proprio un Centro Unico dei Servizi (nel senso che i controlli avvengono in quel solo luogo e simultaneamente da parte di tutti gli enti) che, come si può constatare, è perfettamente funzionale al Sudoco con il quale dovrà solo collegarsi. Ed è la prova del nove che è un sistema che funziona. Ed è tale e tanta la sua novità da essere stato in questi mesi visitato e studiato da delegazioni di altri porti, italiani e stranieri, e perfino dagli studenti della Facoltà dei Trasporti della Sorbona.