UN CAVALLO DI PLASTICA DEL XXI SECOLO

La scultura nata dalla collaborazione tra la compagnia teatrale Chille de la balanza e l’artista Edoardo Malagigi.

AMBIENTE
Emma Meo
UN CAVALLO DI PLASTICA DEL XXI SECOLO

La scultura nata dalla collaborazione tra la compagnia teatrale Chille de la balanza e l’artista Edoardo Malagigi.

In occasione del centesimo compleanno dello psichiatra Franco Basaglia, Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza presentano al pubblico la scultura che sorge sul prato rasente la ferrovia a San Salvi, nel capoluogo fiorentino.

Ispirata al progetto mai realizzato di Leonardo da Vinci, l’opera raffigura un cavallo ricoperto da rifiuti d’uso quotidiano, la cui struttura di base è composta interamente da plastica riciclata.

Il progetto è stato curato dall’artista e professore all’Accademia delle Belle Arti di Firenze Edoardo Malagigi, particolarmente adatto a mettere in pratica questa idea per via della sua ricerca continua di un legame tra la creatività e la sostenibilità. Alla presentazione, oltre ad una folla entusiasta di persone di ogni età, hanno partecipato l’assessora all’educazione Sara Funaro, l’assessore all’ambiente e alla transizione ecologica Andrea Giorgio, l’amministratrice delegata di Revet Alessia Scappini e ultimi, ma non per importanza, Cristina Scabia e lo psichiatra Rocco Canosa, circondato da moltissimi suoi colleghi.

Da sinistra a destra Claudio Ascoli, Cristina Scabia e Sissi Abbondanza
Da sinistra a destra Claudio Ascoli, Cristina Scabia e Sissi Abbondanza

Marco Cavallo del XXI secolo, come spiega Claudio, è un ovvio richiamo all’azzurro Marco Cavallo installato nel gennaio 1973 a Trieste, un’opera collettiva ideata da Giuseppe Dell’Acqua, Giuliano Scabia e da Dino e Vittorio Basaglia che, nei suoi quattro metri, potesse contenere i desideri ed i sogni delle persone internate, la cui umanità fu negata per moltissimo tempo.

Lo stesso Scabia fu felice di vedere dei giovani, interessati ai diritti e alla salute mentale, “prendere in mano la situazione”; si riferiva proprio a Claudio ed a Sissi che con la loro compagnia teatrale Chille de la balanza risiedono nell’ex città-manicomio di San Salvi, liberata, in teoria, nel 1978 con l’approvazione della legge Basaglia ma, in pratica, nel 1998 quando ne uscì l’ultimo paziente. È nello stesso anno, per volontà dell’allora direttore Pellicanò, che vi si stabilirono a simbolo di un nuovo flusso di persone, in entrambe le direzioni, che avrebbe trasformato e animato il luogo da quel momento.

Rinnova la promessa Alessia Bettini che, nella sua veste di vicesindaca, ha accettato con passione e rispetto Marco Cavallo del XXI secolo come dono alla città di Firenze. Commenta sottolineando quanto sia potente e grande l’arte che riesce ad immortalare per sempre dei valori, che oggi corrispondono alla tutela delle persone e dell’ambiente, per un “nuovo umanesimo”.

Anche questo nuovo Marco Cavallo è un’opera collettiva, per la cui realizzazione hanno contribuito davvero moltissime personalità, assai difficili da immortalare nella stessa foto, soprattutto in un momento gioioso come questo.
Anche questo nuovo Marco Cavallo è un’opera collettiva, per la cui realizzazione hanno contribuito davvero moltissime personalità, assai difficili da immortalare nella stessa foto, soprattutto in un momento gioioso come questo.

Concorda l’artista Malagigi: come il Marco Cavallo degli anni ’70 voleva incarnare i valori di rispetto, di empatia, di sensibilizzazione della popolazione nei confronti della deumanizzazione dei pazienti psichiatrici – sostenuta dalla medicina di quel tempo, che ha generato una visione stigmatizzante che ancora oggi ci trasciniamo –, il Marco Cavallo di oggi vuole indicarci un problema sempre più tangibile, che incombe sulle nostre esistenze, il cambiamento climatico. Nasce, racconta Edoardo, anche una “nuova estetica”, “un cortocircuito divertente” perché questa scultura “costruisce sorrisi addosso alle persone”, dei sorrisi che si aprono sui loro visi quando guardano i loro stessi rifiuti, dei rifiuti che stanno avvelenando il nostro pianeta. Se negli anni ’70 i materiali utilizzati furono legno e cartapesta ed i pazienti non poterono partecipare attivamente alla costruzione della scultura se non con la loro immaginazione, la scultura del XXI secolo è composta da materiali riciclati: la plastica è divenuta una splendida struttura grazie alla tecnologia di stampa 3D messa a disposizione dall’azienda R3direct. Non solo un aiuto manuale da parte di persone che si sono offerte volontarie nella raccolta dei rifiuti da posizionare sulla scultura, ma anche un ausilio monetario attraverso un crowdfunding sul network di Banca Etica, indetto ad agosto 2023.

“Il nostro obiettivo è fare comunità, lasciare un segno di forte impatto visivo per il futuro, rigenerando il territorio e avendo coscienza della salute e del benessere di chi fa e di chi guarda.”

Alla fine dell’evento, Sissi Abbondanza ha ribadito l’importanza di mettere, di nuovo, l’umanità al centro come è stato fatto durante la rivoluzione basagliana: San Salvi, ci racconta, è strutturata per una visione dall’alto, come se gli esseri umani che l’abitavano fossero stati dei microbi osservati attraverso un microscopio ed è quindi importante vederla dall’interno, viverla, come lei e Claudio hanno fatto dagli anni ’90. Non hanno alle spalle studi di psicologia o di psichiatria, ma la loro compagnia vuole essere un punto di ascolto, di accoglienza per tutte quelle persone, soprattutto i giovani, che soffrono, una vera e propria CASA – esattamente, ci rivela, come suggeriscono le loro iniziali messe assieme, Claudio Ascoli Sissi Abbondanza.

È cominciato lo scorso 8 marzo, in onore di Franca Basaglia, il Festival “Manicomio, addio” che si protrarrà fino al mese di luglio e che vedrà, ad aprile, la partecipazione di Giuseppe Dell’Acqua – uno degli ideatori del primo Marco Cavallo. Non solo, si terrà a maggio, per l’anniversario della legge Basaglia, la nuova edizione 2024 del Festival Spacciamo Culture Interdette, prima due progetti separati che oggi si sono fusi, per fare luce sui “manicomi invisibili” della nostra società moderna.

Neanche la pioggia ci ha fermati: con gli ombrelli di un precedente spettacolo la folla è stata messa al riparo e ha brindato “alla libertà, a Marco Cavallo, ad altre 50 installazioni”
Neanche la pioggia ci ha fermati: con gli ombrelli di un precedente spettacolo la folla è stata messa al riparo e ha brindato “alla libertà, a Marco Cavallo, ad altre 50 installazioni”