UN MONDO SOSTENIBILE DEVE FARE SPAZIO ALLE DONNE

La parità di genere nell’accesso al lavoro è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030, in una ricerca dell’Università di Pisa grandi scienziate Premi Nobel raccontano come ce l’hanno fatta

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
UN MONDO SOSTENIBILE DEVE FARE SPAZIO ALLE DONNE

La parità di genere nell’accesso al lavoro è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030, in una ricerca dell’Università di Pisa grandi scienziate Premi Nobel raccontano come ce l’hanno fatta

L’obiettivo è limpido ed è anche uno dei ‘goals’ dell’Agenda 2030, il programma d’azione promosso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per andare verso un mondo diverso. Una delle sfide riguarda l’uguaglianza di genere, un fondamento necessario in un mondo sostenibile. L’Europa si è messa alla prova con il progetto Trigger, conclusosi nel 2017 e a cui ha partecipato anche l’Università di Pisa con l’obiettivo di studiare le ‘forme’ della non uguaglianza nell’accesso ai ruoli accademici fino a promuovere azioni concrete in grado di migliorare il sistema.

Al progetto ha partecipato anche Francesca Pecori, sociologa e esperta di studi di genere, che nell’ambito della sua tesi di dottorato ha condotto numerose interviste a scienziate, impegnate nei campi più diversi, per cogliere gli aspetti critici dell’essere donna, scienziata e di successo, ma anche per svelare i meccanismi per raggiungere il ‘soffitto di cristallo’ e poter dire di avercela fatta.

Tra le scienziate che Pecori ha intercettato, ci sono le due premio Nobel 2020 per la chimica Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier. Il loro lavoro congiunto sullo sviluppo di un metodo per l’editing del genoma è anche uno splendido esempio di ‘sorellanza’, che ha subito catturato l’attenzione. Ma insieme a loro, la Dott.ssa Pecori ha raccolto numerose voci femminili autorevoli, con interviste realizzate alle lauréates  del Prix L’Oréal – Unesco Pour les Femmes et la Science , riconoscimento prestigioso vinto da scienziate come Ada Yonath, Nobel per la chimica nel 2009 e poi Elizabeth Blackburn, Nobel per la Medicina e Christiane Nusslein- Volhard, anche lei premio Nobel per la medicina.

Spiega la sociologa,

“ Un campione di scienziate emerite che sono state disponibili a rispondere su tanti temi : dall’educazione, alla formazione scolastica, al ruolo del mentore. Senza tralasciare il background familiare, tutti elementi fondamentali che hanno un impatto sul percorso professionale. Ho anche fatto domande sugli ostacoli e sul rapporto tra carriera e vita privata”.

Ci sono dei terreni comuni che, tra scienziate diverse e con storie professionali non sovrapponibili, in un qualche modo creano le condizioni per lavorare bene, affermarsi ed emergere.

L’analisi condotta da Pecori è chiara,

“ stiamo parlando di donne brillanti, con attitudine allo studio e sostenute dalla famiglia, supporto fondamentale. Queste scienziate hanno sempre avuto la possibilità di compiere scelte libere dalle aspettative che sono solitamente riposte nelle donne : matrimonio, figli, un lavoro che permetta di dedicare del tempo maggiormente alla vita privata. Altro elemento importante che è emerso dalle interviste è la complicità del partner, illuminato, che vive nello stesso ambiente di lavoro. Con carriere che si sviluppano in parallelo”.

Nel mondo della scienza e dell’accademia, gli ostacoli che incontrano le donne vanno in due direzioni. Si parla di segregazione orizzontale, per ambiti, e di segregazione verticale, con l’accesso per le donne in prevalenza per ruoli gerarchici più bassi e ciò significa pochi modelli per le più giovani. E quindi poca spinta al cambiamento.

“Inizialmente quando le scienziate si interrogano su come progredire nella carriera, dicono che la scienza è neutrale, cioè si va avanti per meriti però poi quando si va in profondità, con altre domande viene fuori che alle donne sono richieste anche qualità aggiuntive per superare le  difficoltà che gli uomini non incontrano. Vale a dire per far coesistere vita familiare e carriera, maternità e lavori di cura. Ci vuole un impegno extra e accettare il doppio carico”, racconta la sociologa.

Da dove parte il cambiamento?

“Parte dalle donne stesse, dalla loro tenacia, dalla grande consapevolezza delle proprie doti, dalla volontà di mettere da parte il senso di inadeguatezza o di insicurezza che vivono negli ambienti dominati dagli uomini – spiega Pecori – là dove gli uomini si cooptano a vicenda, le donne perdono fiducia in loro stesse e occorre lavorare sodo per recuperare questa fiducia e far sapere alle donne che possono farcela”.

Il progetto Trigger si è concluso con alcune azioni precise messe in campo per promuovere il cambiamento.

“Corsi di formazione per l’empowerment femminile e programmi di mentoring, per aiutare le giovani studiose a diventare consapevoli delle discriminazioni, spesso sottili. Ma occorre lavorare anche per una cultura della condivisione dei ruoli nelle relazioni di coppia. Come Università di Pisa, siamo giunti al primo bilancio di genere e alla assegnazione di una delega specifica, alla parità di genere, nella governance dell’Ateneo ”. Passi importanti da cui proseguire.