UN PASSEPARTOUT CHE OFFRE AI GIOVANI UN FUTURO NEI PORTI E NELLA LOGISTICA

L’alta formazione è la chiave del successo del modello elaborato in trent’anni dalla Scuola Nazionale Trasporti e Logistica con sedi alla Spezia, Genova e Marina di Carrara, chiamata ad operare in tutti i porti italiani nei quali sono oltre cinquanta le figure professionali che hanno sostituito il mestiere secolare dei gloriosi camalli.

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
UN PASSEPARTOUT CHE OFFRE AI GIOVANI UN FUTURO NEI PORTI E NELLA LOGISTICA

L’alta formazione è la chiave del successo del modello elaborato in trent’anni dalla Scuola Nazionale Trasporti e Logistica con sedi alla Spezia, Genova e Marina di Carrara, chiamata ad operare in tutti i porti italiani nei quali sono oltre cinquanta le figure professionali che hanno sostituito il mestiere secolare dei gloriosi camalli.

L’epopea del camallo, termine genovese di origine araba con il quale si indica lo scaricatore dei carichi delle navi, termine con il quale era indicato un lavoratore del porto, ha dovuto rinunciare alle sue fatiche secolari, trasferite sempre più rapidamente a figure innovative e infine ai professionisti della digitalizzazione. E queste nuove figure si sono talmente moltiplicate – in sintonia con le esigenze dei porti e della logistica – da diventare più di cinquanta, secondo un report della Scuola Nazionale Trasporti e Logistica. E non deve meravigliare se da una recente ricerca effettuata da Page Personnel, agenzia del lavoro di Milano, tra le nove figure professionali più ricercate e più pagate (se con tre o quattro anni di esperienza) ne figurano ben due attinenti al mondo della portualità. Sono l’operativo nell’import-export via mare (e anche via terra e aereo) al quale si chiede di organizzare e monitorare le spedizioni, gestire la burocrazia in dogana e gli ordini di arrivo e spedizione e subito dopo l’addetto alla dogana che gestisce e coordina i trasporti mare-terra e dei contratti con vettori e spedizionieri, gestendone anch’esso tutta la burocrazia. Professioni nelle quali, oltre all’inglese, è fondamentale conoscere la normativa fiscale dei Paesi con cui avvengono gli scambi.

Questo per dire e confermare che la formazione mirata e specializzata è e resta la via maestra per un ingresso competente, dignitoso e sicuro nel mondo del lavoro, come dimostra anche in questo settore, la storia stessa della citata Scuola Nazionale Trasporti e Logistica, fondata proprio negli anni nei quali alla portualità italiana fu impressa la svolta epocale. Quella che nonostante le resistenze soprattutto a Genova, delle Compagnie lavoratori del porto, segnò il passaggio di testimone dai secolari camalli ai figli della nuova epoca.
Fondare questa scuola di alta formazione, pionieristica e sui generis, fu una intuizione dell’allora presidente della Camera di commercio Piergino Scardigli che in trent’anni ha assicurato un futuro a centinaia di giovani diplomati e laureati e alle aziende la linfa continua della quale avevano e hanno bisogno. L’alta percentuale di assunzioni a conclusione dei corsi – percentuale che è arrivata a sfiorare il cento per cento negli addetti ai trasporti merci in ferrovia – non è che la prova del nove di questo circuito virtuoso.

È vivido il ricordo del promotore che è rimasto presidente del consiglio: “La Scuola è stata fondata nel 1991 quando sull’onda delle grandi modificazioni, dall’intermodalità alla logistica, in atto nella portualità italiana, si richiedeva con urgenza un profondo mutamento professionale negli addetti al lavoro del porto e dei trasporti. La Scuola fu fondata appunto per dare una risposta concreta all’innovazione avviata allora nel porto della Spezia dove si stavano gettando le basi per la creazione di un modello che negli anni Ottanta aveva fatto fare allo scalo spezzino un salto di qualità, di quantità e di efficienza, tali da diventare il primo porto nazionale che movimentava un milione di container contro i 300mila di Genova, entrata in crisi per le resistenze al nuovo sistema dei traffici”.

“La Scuola – completa il quadro la direttrice Genziana Giacomelli – è stata uno strumento di crescita e di sviluppo di tutta l’economia marittima nel preparare i giovani nelle professionalità in base alle figure richieste dalle aziende per il lavoro nei porti (logistic manager, spedizioniere, addetto ufficio merci, operatore portuale), nel dare sostegno alle imprese nella formazione, diventata continua, del personale dipendente, e nell’indirizzare le aziende sull’utilizzo dei fondi destinati alla formazione”. È un modello, quello messo a punto – e sempre in evoluzione – tanto che la scuola, con sedi alla Spezia, a Genova e a Marina di Carrara, è chiamata ad operare in tutti i porti italiani e alla quale era stata affidata, tra l’altro, la formazione di venti ingegneri iracheni scelti per ricostruire e gestire l’intermodalità dell’Iraq nella fase post bellica.