UNA BARRIERA CONTRO LE MACROPLASTICHE NEI FIUMI

Un progetto sperimentale che mette in campo soluzioni a basso impatto ambientale per trattenere materiali inquinanti e evitarne la dispersione. Uno studio che sta portando avanti il Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno con l’Università di Pisa.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
UNA BARRIERA CONTRO LE MACROPLASTICHE NEI FIUMI

Un progetto sperimentale che mette in campo soluzioni a basso impatto ambientale per trattenere materiali inquinanti e evitarne la dispersione. Uno studio che sta portando avanti il Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno con l’Università di Pisa.

Una barriera collocata nel fosso del Mulino, un canale demaniale a Ripafratta nel Comune di San Giuliano Terme in provincia di Pisa, a bloccare e raccogliere macroplastiche e rifiuti di vario genere, prima che arrivino al mare. Sembra una banalità eppure progetti del genere, in via sperimentale, che mettono sul campo e sperimentano soluzioni a basso impatto ambientale, possono fare una enorme differenza sul territorio. In prima battuta perché ‘trattengono’ i materiali inquinanti e ne impediscono la dispersione, poi perché dalla catalogazione dei rifiuti che vengono raccolti si possono trarre numerose informazioni sui comportamenti sociali. E provare a intervenire con campagne di sensibilizzazione per cercare di modificare abitudini sbagliate e altamente dannose.

Lo studio è nato all’interno del progetto “Pianura Pisana: dalla fascia pedomontana al mare. Sottomisura Panacea”, e lo sta portando avanti il Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno grazie a una convenzione di ricerca con il Dipartimento di ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni dell’Università di Pisa. Una collaborazione nata grazie al bando multimisura “Progetti integrati territoriali Psr 2014-2020” della Regione Toscana. Ilaria Nieri, ingegnere Ph.D e borsista Destec dell’Università di Pisa, ci racconta come si è sviluppata la sperimentazione. “La barriera è stata ideata, studiata e sperimentata in laboratorio e poi collocata in contesti esterni. Prima è stata inserita nel fiume Morto, nel tratto interno al Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, dove è stato testato il suo corretto funzionamento. A quel punto con il consorzio di bonifica si è concordato di inserire la barriera anche nel Fosso del Mulino. La caratteristica della barriera è che non danneggia l’habitat fluviale e rispetta il passaggio della fauna ittica lasciandolo libero. Blocca le macroplastiche e le indirizza verso un “cestino di raccolta”, che noi ‘svuotiamo’ due volte a settimana. In caso di un’allerta meteo e di rischio idraulico e idrogeologico, emanata dal Centro Funzionale Regionale con le previsioni effettuate da Lamma, abbiamo il tempo di sganciare la barriera e posizionarla sulla sponda parallela al corso d’acqua. Per tutta l’estate resterà collocata dove è adesso, poi sarà spostata in altre due postazioni sempre all’interno del fosso del Mulino”.

Aspetto non secondario è l’analisi del tipo di rifiuti che vengono raccolti e catalogati, spiega Nieri “Plastica ma anche materiale vegetale, vetro, sughero, ingombrante e inquinante, oltre a guanti e mascherine, a causa dell’emergenza Covid-19. Stiamo raccogliendo, catalogando e analizzando in funzione del territorio”. Per Il Professor Stefano Pagliara, professore di idraulica e costruzioni Idrauliche all’Università di Pisa e responsabile scientifico del progetto Panacea “Da molti anni in laboratorio studiamo e sperimentiamo opere di ingegneria naturalistica a basso impatto ambientale per riqualificare l’habitat fluviale e, visto il forte problema delle macroplastiche abbiamo deciso di iniziare l’attività di ricerca in modo da bloccare le plastiche prima dell’immissione in mare, ovvero, nei corsi d’acqua. Stiamo studiando varie soluzioni poco invasive e facilmente realizzabili per le varie tipologie di corsi d’acqua. I risultati sono positivi, abbiamo già elaborato un database di monitoraggio con vari dettagli tecnici utili per un futuro”. La Regione Toscana ha creduto nel progetto e lo ha sostenuto. “La Toscana è stata la prima Regione plastic free, anticipando i tempi imposti dall’Unione Europea – ha detto l’assessore regionale all’ambiente Monia Monni, intervenendo alla presentazione del progetto a San Giuliano Terme, alcune settimane fa – Negli anni non ci siamo impegnati solamente a limitare l’uso e l’acquisto di plastica, come successo, per esempio, negli stabilimenti balneari della nostra costa. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando, moltissimo sul fronte educativo per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente tutta la popolazione. Nel caso di questo materiale, tuttavia, resta fondamentale la raccolta laddove esso si accumula. Per fronteggiare il problema è necessario mettere in campo alleanze e tutte le forze possibili. Questo progetto punta proprio a un intervento mirato, innovativo, tecnologico e a basso impatto ambientale sui corsi d’acqua”.