UN PARCO PER API E INSETTI

In Toscana a Castelletti una cassa di espansione di sei ettari coltivata a trifoglio diventa un luogo di biodiversità. È il progetto ‘Bcb Bees Crop Biodiversity’, non solo api ma fiori e alberi.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
UN PARCO PER API E INSETTI

In Toscana a Castelletti una cassa di espansione di sei ettari coltivata a trifoglio diventa un luogo di biodiversità. È il progetto ‘Bcb Bees Crop Biodiversity’, non solo api ma fiori e alberi.

Piccoli progetti sperimentali, che sul territorio diventano spinta al cambiamento e buoni modelli di tutela della biodiversità. Come il progetto ‘Bcb Bees Crop Biodiversity’ che ha a che fare con le api, come suggerisce il titolo, ma non solo. Realizzato dal Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, in Toscana, ha l’obiettivo di tutelare la biodiversità ‘agendo’ su un’area di sei ettari che è destinata ad essere cassa di espansione nel Comune di Signa, in località Castelletti. Come è presto detto : piantando fiori e alberi.

LE API
“Su quest’area c’era già un progetto del PIT “parco della piana”, di riqualificazione e ricostruzione del paesaggio rurale storico, finanziato dalla comunità europea, per il quale abbiamo piantato salici e altri alberi – racconta Daniele Vergari, responsabile del progetto per il Consorzio di Bonifica – poi tra il canale e gli alberi, invece di lasciare incolto, abbiano messo, a fasce alterne, piante leguminose, vale a dire il trifoglio bianco e trifoglio incarnato. Con l’obiettivo di mettere a disposizione delle api, fiori nettariferi”. L’avventura è iniziata la scorsa primavera, per incrementare le fonti di approvvigionamento di ‘cibo’ per gli insetti soprattutto nel periodo in cui scarseggiano, quello tardo primaverile. “L’esperimento ha funzionato – spiega Vergari – e la presenza di coltivazioni non sfalciate, oltre a creare le condizioni per un ambiente più favorevole alla biodiversità, con api e insetti, ci consente di fare un ragionamento più ampio sulle aree incolte e come possiamo dare loro una finalità diversa, cioè utilizzarle con esperimenti di questo tipo con i quali ci occupiamo anche di incrementare la fertilità del suolo, che è un tema poco trattato ma decisivo per affrontare il cambiamento climatico”.

LA FERTILITA’ DEL SUOLO
Il Dipartimento DAGRI dell’Università di Firenze, con il Dott. Marco Napoli, che collabora al progetto, sta portando avanti i campionamenti sul terreno per verificare se ci sono ‘miglioramenti’ nella composizione del suolo. “La perdita di fertilità dei terreni è un problema serio che il mondo dell’agricoltura deve affrontare – racconta il responsabile del progetto per il Consorzio di Bonifica – e un suolo meno ricco di humus è anche meno in grado di ‘catturare’ anidride carbonica. Per questo motivo la nostra sperimentazione mira anche ad una azione che possa ‘rigenerare’ la terra”.

UN PROGETTO DA ESPORTARE
I consorzi di bonifica si occupano della messa in sicurezza del territorio dal punto di vista idraulico e operano per una gestione attenta del territorio ma esperienze sul campo come quella di Castelletti aprono adesso possibilità nuove. Una mission ampliata, “Dovremmo provare a trovare un equilibrio nuovo tra sicurezza e valore dei servizi ecosistemici – racconta Vergari – cioè dare un maggior valore ambientale all’attività dei consorzi di bonifica. È un equilibrio non facile da costruire perché è vero che piace la natura ma poi il cittadino chiede anche che gli argini vengano sfalciati e ripuliti per poterli frequentare in sicurezza. È una ricerca non facile ma su cui impegnarsi per valorizzare il territorio. L’esperimento di Castelletti è piaciuto e altri territori ci hanno contattato per ‘replicarlo’. Si può fare, adattando questo modello alle esigenze del caso, tenendo conto della sensibilità e della delicatezza di mettere insetti apoidei in ambienti diversi come le aree rurali e quelle urbane”.