UNA PLASTICA 'GREEN' PER ARREDI D'INTERNO ECOSOSTENIBILI

L’azienda di riciclo Revet e l’istituto Europeo di design collaborano da tempo per diffondere tra i futuri professionisti una cultura dell’ecodesign e creare mobili, complementi d’arredo e oggettistica che rispetti l’ambiente.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
UNA PLASTICA 'GREEN' PER ARREDI D'INTERNO ECOSOSTENIBILI

L’azienda di riciclo Revet e l’istituto Europeo di design collaborano da tempo per diffondere tra i futuri professionisti una cultura dell’ecodesign e creare mobili, complementi d’arredo e oggettistica che rispetti l’ambiente.

‘Il miglior rifiuto è quello che non si produce’, un mantra che dovrebbe entrare sempre di più nel sentire comune e che inizia a guadagnare spazio tra chi fa progettazione di oggetti, complementi d’arredo in particolare, come quelli ideati nell’ambito del progetto ‘Plastic Green’, che da due anni impegna Revet, azienda toscana che si occupa di riciclo di materiali – plastica e vetro nello specifico – e IED Firenze, l’Istituto Europeo di Design. Il progetto è una felice collaborazione tra l’azienda, che con i materiali riciclati produce nuove materie prime riutilizzabili in campi diversi, e l’istituto di Firenze, che da tempo forma gli studenti in un’ottica di ecodesign, cioè avendo riguardo alla progettazione di beni e prodotti sostenibili.

L’edizione 2021 di Plastic Green ha avuto un compito preciso: i ragazzi di IED hanno progettato oggetti d’arredo d’interni pensati per essere utilizzati per la sala convegni di Revet. Soluzioni che dovevano avere il marchio della sostenibilità, vale a dire il minor impiego di materia, essere facilmente modulabili e riusabili nel tempo – in gergo si parla di upcyclinge che utilizzassero materiali, laddove possibile, riciclati come i compound prodotti da Revet. La nostra missione è avviare a riciclo tutti i materiali – spiega Livio Giannotti, presidente di Revet – di conseguenza abbiamo interesse ad accompagnare la crescita culturale dei professionisti che sono chiamati a progettare lo sviluppo di prodotti fatti con materiali da riciclo, pensati all’origine per essere eco sostenibili e riciclabili”. I progetti sono stati realizzati da un gruppo di una trentina di studenti del corso triennale di Interior Design, coordinato da Cecilia Chiarantini all’interno del corso di Product design, tenuto dai docenti Eva Parigi e Colomba Pecchioli. In una prima fase Revet – società controllata da Alia servizi ambientali spa, e da altri soci pubblici e privati: Montello Spa, Sienambiente Spa, Idealservice Coc. Coop –  ha presentato il tema fornendo agli studenti le informazioni necessarie a sviluppare il progetto. Poi gli studenti hanno fatto ricerca e analisi dedicandosi all’individuazione del concept, rappresentato attraverso un moodboard di immagini in grado di raccontare le idee alla base dell’elaborato.

A seguire il progetto d’interni è stato rappresentato nel dettaglio con layout funzionale, sezioni e prospetti, rendering e focus sui materiali di finitura e illuminazione. E poi si è passati all’esame finale: dieci elaborati valutati e sottoposti a un giudizio. Tra quelli più innovativi c’è una seduta componibile, fatta di tre parti realizzabili con un unico stampo. “Tutti i progetti dei ragazzi, che hanno lavorato da remoto senza poter andare in azienda a toccare i materiali, sono stati giudicati di buon livello – racconta Eva Parigi, docente IED e coordinatrice del corso – la sostenibilità è entrata nella pratica corrente di chi progetta e di chi fa formazione nel campo del design. Si tratta di un tema del presente legato alla necessità di cambiare paradigma, smettendo di produrre nuova plastica e riutilizzando quella già disponibile. Già dal 2005 si è iniziato a progettare parlando di riuso dei materiali. Poi il cambio di passo si è visto quando le grandi aziende hanno iniziato a mettere sul mercato prodotti che vanno in questa direzione. A lezione faccio sempre l’esempio di Ikea, che nel 2016 lancia una seduta molto bella, ideata con alle spalle tre anni di ricerca”.

La plastica è un materiale nobile dice Giannotti e aggiunge non va criminalizzata. Vanno invece redarguiti i comportamenti incivili di chi la abbandona. Va usata bene e poi va riciclata correttamente per darle nuova vita. L’economia circolare di cui tanto si parla, comporta il superare il concetto della materia prima che ha una vita e poi finisce, per andare verso una realtà di materiali che opportunamente trattati ritornano a essere materia prima. Poi occorre anche passare dalle

parole ai fatti, agendo per convertire l’economia lineare in quella circolare. Come? Affrontando le questioni industriali cioè investendo in tecnologia e ricerca e nella realizzazione di impianti.