UNA SPIA DALLO SPAZIO, METHANESAT

Veloce, precisa e trasparente la nuova missione spaziale per contrastare il cambiamento climatico. Il programma.

APPROFONDIMENTO
Emma Meo
UNA SPIA DALLO SPAZIO, METHANESAT

Veloce, precisa e trasparente la nuova missione spaziale per contrastare il cambiamento climatico. Il programma.

Una grande collaborazione c’è dietro la progettazione, lo sviluppo e la raccolta dati di questo nuovo satellite, chiamato MethaneSAT. Il lancio è avvenuto lo scorso 4 marzo presso la base spaziale di Vandenberg, California, quando il satellite di 350 kg si è staccato con successo dal Transporter-10 di SpaceX per iniziare la sua osservazione del nostro pianeta in termini di emissioni di metano. La missione spaziale, finanziata e gestita principalmente dalla Environmental Defense Fund – un’organizzazione non governativa impegnata difesa dell’ambiente – e dall’Agenzia spaziale neozelandese che si guadagna così la sua prima entrata in scena, ha al suo vertice la dottoressa Sara Mikaloff-Fletcher dell’Istituto Nazionale per la ricerca sull’acqua e sull’atmosfera, esperta dei cicli globali biogeochimici del diossido di carbonio e del metano.

Nel video esplicativo che si trova sul sito web della EDF vediamo la struttura del satellite: il suo corpo principale della Blue Canyon Technologies conterrà gli strumenti scientifici adatti allo scopo della missione, forniti dalla Ball Aereospace & Technologies

Nonostante l’anidride carbonica sia la protagonista indiscussa quando sentiamo parlare di cambiamento climatico, anche il metano gioca un ruolo importante nel riscaldamento dell’atmosfera. Il metano, infatti, è un gas serra che viene emesso per lo più da svariate attività umane, le più importanti l’agricoltura, l’allevamento e l’estrazione di combustibili fossili – la risalita del petrolio dal sottosuolo è associata a quella del metano, che però non viene trasportato ma bruciato all’uscita dei pozzi. Si stima che le industrie del petrolio e del gas siano responsabili dell’emissione di 80 tonnellate l’anno.

L’innovazione portata avanti da questo progetto consiste nel fatto che MethaneSAT potrà rilevare, a differenza dei suoi predecessori, contemporaneamente le perdite di singole fonti già note, vale a dire le infrastrutture che compongono l’industria del petrolio, che in aree più grandi e lo farà sorvolando la Terra 15 volte al giorno.

Credit photo: edf.org/methanesat

Fondamentale, infatti, la partnership con Google: la raccolta di dati, come sopra descritta, è permessa grazie alla generazione di algoritmi basati su Google Cloud – in collaborazione con l’Università di Harvard e l’Osservatorio dello Smithsonian – e verrà combinata all’applicazione dell’intelligenza artificiale per una mappatura delle industrie petrolifere. I risultati così ottenuti, una volta sovrapposti, potranno identificare le fonti principali delle perdite di metano e permetteranno alle aziende e alle istituzioni di agire correttamente ed in modo mirato. Le tecnologie e le metodiche utilizzate sono state testate su aerei a reazione: i voli sopra il Bacino Permiano hanno confermato che potremmo sapere da dove proviene il metano, quantificarne la perdita sul momento e nel corso del tempo.

I dati, che arriveranno verso la fine dell’anno, saranno consultabili liberamente e gratuitamente sul sito dedicato.