IN AFGHANISTAN ANCHE GLI ANIMALI SONO IN PERICOLO

Mentre migliaia di innocenti cercano di scappare per mettere in salvo la loro vita, ci sono altre vittime a cui spesso non si pensa. Sono gli animali domestici che vengono abbandonati e lasciati al loro destino mentre gli esseri umani cercano la salvezza altrove.

APPROFONDIMENTO
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Chiara Grasso
IN AFGHANISTAN ANCHE GLI ANIMALI SONO IN PERICOLO

Mentre migliaia di innocenti cercano di scappare per mettere in salvo la loro vita, ci sono altre vittime a cui spesso non si pensa. Sono gli animali domestici che vengono abbandonati e lasciati al loro destino mentre gli esseri umani cercano la salvezza altrove.

La terribile recente situazione in Afghanistan è purtroppo cosa nota. In questi giorni, le truppe statunitensi stanno ormai lasciando il Paese, con il ritiro completo avvenuto il  31 agosto. Centinaia i morti che si sommano di giorno in giorno, le esplosioni che incutono terrore in un’atmosfera già inquietante. Migliaia di innocenti cercano di scappare dal Paese, ormai prossimo al collasso e alla tirannia in mano ai talebani e questa situazione a tratti surreale, ma purtroppo realissima, non risparmia nessuno ed insieme alle persone ci sono altre vittime in questo orrore: gli animali.

Sebbene la priorità debba ovviamente essere data all’essere umano e alla vita di decine di centinaia di migliaia tra donne, uomini e bambini, è giusto però dar voce anche alle tantissime persone che sono intrappolate ancora in Afghanistan, rischiando la vita cercando di mettere in salvo gli animali abbandonati al loro destino: le altre vittime innocenti in questa catastrofe.
Si tratta di circa 350 tra cani e gatti, randagi o abbandonati dalle famiglie afghane in fuga, che nella fretta di mettersi in salvo, con l’anima a pezzi, non hanno potuto portar via anche il loro animale domestico, in quei momenti di vita o di morte in cui a stenti riuscivano a mettere in salvo i loro figli, lanciandoli a militari americani.

Per fortuna l’organizzazione Kabul Small Animal Rescue se ne sta occupando e nelle ultime settimane i membri dello staff hanno lavorato 24 ore su 24 per realizzare quello che sembrava impossibile: raccogliere fondi per almeno 1 milione e mezzo di dollari per un aereo cargo in grado di trasportare gli animali, il personale dell’organizzazione di soccorso e le loro famiglie, tutto in meno di una settimana con i talebani alla porta di casa. E ce l’hanno fatta! Hanno recuperato un cargo. Il gruppo si sta affrettando per non superare la scadenza del 31 agosto. “Se il personale è ancora a terra quando il termine scade, tutte le scommesse sono annullate” ha detto Charlotte Maxwell-Jones, fondatrice del Kabul Small Animal Rescue.

I membri dello staff della KSAR hanno risposto alle chiamate dei proprietari, compresi gli afgani locali e i lavoratori delle ambasciate della zona che si stanno precipitando all’aeroporto o che sono già stati evacuati, chiedendo all’organizzazione di salvare i loro animali domestici, ma purtroppo l’organizzazione è sotto assalto dei talebani, che non lasciano tregua e le operazioni ed i costi del salvataggio sembrano più gravosi del previsto.
Qualche giorno fa Maxwell-Jones ha dichiarato in un aggiornamento su Facebook di essere stata nuovamente visitata dai talebani, questa volta a casa sua, da 12 uomini armati che le hanno detto di “andarsene via immediatamente” dice Charlotte con le lacrime agli occhi, e aggiunge: “È ovvio cosa accadrà se me ne vado prima. Ci siamo spinti fino a questo punto. Non ce ne andremo senza di loro. Senza gli animali”. Ad oggi gli ultimi aggiornamenti dicono che Charlotte e lo staff sono fermi nell’aeroporto da quattro giorni con i gatti, mentre i cani sono dentro al cargo che sono riusciti a recuperare. Ma i talebani ne bloccano l’accesso.

E la storia di Maxwell Jones e della Kabul Small Animal Rescue non è l’unica. A salvare gli animali ci ha provato, e ci è riuscito, anche Pen Farthing, un ex soldato britannico, fondatore dell’organizzazione benefica Nowzad, un’associazione che si prende cura degli animali abbandonati o maltrattati e che ha dato lavoro a tantissime donne veterinarie.
Farthing è stato premiato con il “Lifetime Achievement Award” al Daily Mirror , con il “RSPCA Animal Hero Awards” nel 2013 ed è stato nominato “Eroe dell’anno 2014” dalla CNN.
Anche lui non intendeva lasciare Kabul senza salvare i suoi collaboratori ed i cani e i gatti di cui si prende cura. E lui ce l’ha fatta!

Da quindici anni, da quando Pen ha fondato Nowzad nella capitale afghana ad oggi, l’associazione ha permesso il ricongiungimento di 1.600 militari con gli animali che hanno tratto in salvo durante la loro permanenza in Afghanistan e oggi il santuario ospita 140 cani e 60 gatti, che Farthing è riuscito a mettere in salvo nelle ore passate, in un piano che ha soprannominato Operazione Arca.
“Mentre stavamo cercando di fuggire dall’aeroporto, ci sono stati lanciati addosso dei gas lacrimogeni, mentre stavamo cercando di guidare il cargo e ovviamente non riusciamo a vedere nulla. È stata la cosa più orribile della mia vita”. Per fortuna, però, Farthing e gli animali, ora possono gioire!
Adesso non ci rimane che incrociare le dita per Charlotte e tutto lo staff del Kabul Small Animal Rescue, con i 200 animali che hanno appresso.

Insomma, in questo disastro che si consuma a cielo aperto davanti ai nostri occhi e che noi da qui abbiamo la fortuna di osservare solo attraverso uno schermo, stanno rischiando la vita centinaia di persone per dedicarsi a salvare il futuro di altre creature, umane e animali. Potremmo essere noi, ognuno di noi che lavora per una missione, un’ideale. E come Charlotte e Pen ce ne sono altre migliaia che rischiano di rimanere intrappolati in un paese invivibile, per regalare un futuro dignitoso ad altri.
Noi allora da qui, non possiamo far altro che inchinarci e donare loro, almeno, il nostro pensiero e la nostra gratitudine, consapevoli che forse i nostri problemi quotidiani non sono poi così devastanti.
Basta guardare negli occhi quella gente, quei genitori, quei bambini, quelle mamme e chissà che forse in questa crisi umanitaria non nasca un po’ di umanità.