UNO STRUMENTO PER LE POLITICHE AMBIENTALI

Intervista a Climate Hub Roma, gruppo di giovani attivisti e attiviste che ha intrapreso un percorso di attivazione sociale sul tema della giustizia climatica.

AMBIENTE
Thais Palermo
UNO STRUMENTO PER LE POLITICHE AMBIENTALI

Intervista a Climate Hub Roma, gruppo di giovani attivisti e attiviste che ha intrapreso un percorso di attivazione sociale sul tema della giustizia climatica.

Giorni fa come Climate Hub Roma avete pubblicato un rapporto rapporto sul Piano di Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima approvato nel luglio scorso dall’Amministrazione capitolina con una serie di controproposte per il PAESC di Roma,  cos’è il PAESC e qual è la sua importanza per la rivoluzione verde nelle città?

I Piani di Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima (PAESC) sono documenti redatti a seguito dell’adesione di singole città al Patto dei Sindaci, definito come “il più grande movimento su scala mondiale delle città per le azioni a favore del clima e l’energia”. Il documento identifica i settori di intervento più idonei e le opportunità più appropriate per accelerare la decarbonizzazione dei loro territori entro il 2050. Inizialmente denominati Piani d’azione per l’energia sostenibile (PAES), hanno visto in seguito venire riconosciuta l’importanza della questione climatica, messa in evidenza dal loro stesso cambio di denominazione.

L’importanza di un piano che ambisca a ridurre le emissioni a livello delle singole città è fondamentale: basti pensare che queste sono responsabili del 70% di gas serra e del 70% dei rifiuti. Da un lato c’è quindi l’impatto sul pianeta, dall’altro quello sulle persone. Si stima infatti che la popolazione delle aree urbane continuerà ad aumentare, mentre allo stesso tempo chi vivrà in città si ritroverà sempre più di frequente a fronteggiare eventi estremi come allagamenti, scarsità idrica, onde di calore, bombe d’acqua, con impatti sia sulla salute dei singoli, sia sulle infrastrutture da cui questi dipendono. Basti guardare a ciò viviamo già oggi, tanto nei mesi estivi quanto in quelli invernali.

Come si colloca l’Italia rispetto agli altri paesi europei in termini di adozione del Piano e degli impegni presi?

In Europa abbiamo 10.051 comuni firmatari. Quelli italiani sono 4.890, quasi la metà. Dunque l’impegno ad attuare la transizione ecologica e il taglio di emissioni di CO2 che questa comporta coinvolgerebbe la vita di quasi 54 milioni di persone in Italia. In un quadro complessivamente positivo, quasi tutti i comuni hanno sottoscritto l’impegno ad attuare politiche progettuali di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Ma sono appena un migliaio i comuni che sostengono azioni programmatiche di monitoraggio, di cui solo due nella provincia di Roma. E dalla carenza di dati rilevata dallo studio del Piano per il Clima della Capitale (es. mancano i dati relativi alle emissioni di CO2 dal 2015 al 2020), il Comune di Roma non può essere annoverato tra questi.

Voi siete un gruppo di attivisti e attiviste di Roma. C’è un’interlocuzione in ambito nazionale o un coordinamento che vi permetta di confrontarvi anche con altre realtà di partecipazione sociale nelle altre città?

Diverse esperienze e sinergie si stanno iniziando ad attivare a livello nazionale, come si è potuto vedere durante la Youth4Climate e la Pre-COP di Milano, o il G20 di Roma. Si inizia a respirare una grande voglia di fare rete, il cui merito va attribuito alle mobilitazioni degli ultimi anni. La natura interconnessa di questioni come quella ambientale è sempre più riconosciuta, così come la necessità di soluzioni che siano intersezionali. C’è voglia di riallacciare le differenti istanze ed esperienze di chi è attivo da anni sul territorio. Si può notare anche solo guardando alla dimensione territoriale romana, dove sta crescendo la Rete Ecosistemica, nata come controvertice italiano del G20.

Come Climate Hub Roma abbiamo interloquito con la Rete Ecosistemica, con i Fridays For Future e comitati locali, come il movimento No Inceneritore di Albano. Siamo tutti desiderosi di legare le singole esperienze di resistenza locali in una rete. Per quanto riguarda i PAESC, ciò che ha impedito la costruzione di un confronto a livello nazionale è il fatto che questi siano stati elaborati e adottati in momenti differenti per ogni comune. In ogni caso i Piani per il clima rimangono strumenti troppo poco conosciuti, e lo scarso coinvolgimento della società civile, come nel caso di Roma, ne costituisce una mancanza importante.

Andando al vostro rapporto sul Piano approvato a luglio dal Comune di Roma: una delle critiche che rivolgete è la mancata partecipazione sociale. E’ un piano che rischia di non uscire dalla carta?

La procedura di approvazione del Piano adottato dalla Giunta Raggi ancora non si è conclusa. Infatti, dopo l’adozione di giugno il Piano necessita di un’approvazione finale. Lungi dall’essere un quadro di governance che riguarda solo i comuni italiani, la comunità che ha deciso di adottare un Piano per clima è molto estesa e non comprende solo Paesi occidentali. I Piani per il clima prevedono fasi partecipative preliminari l’adozione: interpellare la società civile, in forma di comitati e associazioni, significa pianificare azioni di mitigazione e adattamento d’accordo con gli abitanti delle città. Questa fase consultiva è mancata nel Piano del Clima di Roma. Tuttavia, non è solo il tema della ‘non partecipazione’ a rischiare di rendere carta bianca il PAESC di Roma: ci preoccupa il fatto che la Capitale è piuttosto indietro sul monitoraggio, ambientale e sociale. Senza una fotografia chiara e dettagliata dell’enorme quantità di problematiche che affliggono la Capitale, qualsiasi Piano d’azione rischia non solo di essere insufficiente ma anche dannoso per chi Roma la vive e la abita tutti i giorni.

Cosa propone Climate Hub Roma per garantire che il piano venga attuato e per migliorarlo laddove avete riscontrato delle criticità?

Come gruppo di attivisti e attiviste vorremmo che la nuova Giunta prenda sul serio gli effetti devastanti della crisi climatica e sociale che gli abitanti di Roma pagano ogni giorno. Vorremmo che la Giunta e gli assessori e le assessore competenti (principalmente partecipazione, politiche sociali, ambiente e infrastrutture) ascoltassero le richieste dal basso che chiedono politiche sostenibili, dal punto di vista sociale e ambientale, che le stesse associazioni siano poi incluse nelle azioni, cercando di trovare una sinergia tra società civile e Istituzioni ormai sempre più flebile. Vorremmo che si creassero dei tavoli di confronto per progettare insieme come non sprecare l’apporto positivo di ogni singolo abitante: dobbiamo diventare tutti e tutte produttori del cambiamento e non solo consumatori, se vogliamo mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ormai solida realtà. Allo stesso tempo vorremmo che le azioni portate in campo siano realmente integrate, per non frammentare ulteriormente una  realtà  complessa come quella romana. Vorremmo che le azioni portate in campo siano inclusive, tenendo conto anche dei tanti abitanti che vivono in condizione di marginalità, in modo che le prospettive di tutti coloro che fruiscono del territorio siano considerate.  Non meno importante, vorremmo che tutte e tutti si possano informare in modo semplice e completo sulla situazione ambientale e climatica della città, chiedendo all’Amministrazione di impegnarsi a migliorare la completezza dei dati ambientali di pubblico dominio e a estendere l’offerta di Open Data, senza dimenticare di includere progressi futuri delle politiche in campo ambientale. Infine, vorremmo che si trovino dei dispositivi di legge che obblighino le Istituzioni, presenti e future, a tenere fede agli obiettivi presi.

Il progetto Climate Hub Roma è finanziato dalla Regione Lazio (Comunità Solidali 2019 DE G14771 del 07/12/2020) attraverso l’Accordo di programma 2017 sottoscritto tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Regione Lazio, per il sostegno di iniziative e progetti di rilevanza locale da parte di organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, in attuazione degli articoli 72 e 73 del d.lgs. n. 117/2017.