VACANZA RESPONSABILE, UN PERCORSO EDUCATIVO A CHILOMETRI ZERO

La salvezza del pianeta passa anche per la scelta consapevole di un turismo di prossimità, eco-friendly e lontano da luoghi che sfruttano le ricchezze naturali. E invece, nonostante la pandemia, si continuano a fare scelte di “massa” .

TURISMO
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Marcello Mancini
VACANZA RESPONSABILE, UN PERCORSO EDUCATIVO A CHILOMETRI ZERO

La salvezza del pianeta passa anche per la scelta consapevole di un turismo di prossimità, eco-friendly e lontano da luoghi che sfruttano le ricchezze naturali. E invece, nonostante la pandemia, si continuano a fare scelte di “massa” .

Ricordate che quando eravamo chiusi in casa, obbligati dal lockdown (soprattutto il primo, oltre un anno fa) a rotolarci sul divano, giuravamo che mai più saremmo tornati a fare vacanze all’estero, o comunque che avremmo privilegiato le bellezze del nostro Paese? Tutto dimenticato. O quasi.

La corsa verso la libertà ci ha spinto di nuovo nel vortice dei tormenti vacanzieri, costi quel che costi, almeno per chi può permetterselo. I propositi di una vacanza diversa, diciamo sostenibile, sono stati sopraffatti dalle abitudini, dalle comodità, dagli alberghi più esclusivi ed eleganti del mondo, dai viaggi veloci, senza il tempo di assaporare le risorse a chilometro zero e quanto offre il turismo di prossimità.

Il viaggio esotico seduce oggi, perchè viene considerato un modo per mettersi alle spalle le sofferenze e le privazioni di quasi due anni di pandemia. Dice: solo andando lontano e staccare la spina, può aiutarci a cancellare i brutti ricordi. Ma non è partendo per mete fascinose e lontane che si vive un’estate alternativa. Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, dovrebbe essere il desiderio di riscoprire quanto abbiamo di bello vicino a casa, senza bisogno di affrontare lunghe code negli aeroporti o nel traffico caotico e inquinante per raggiungere sempre le stesse località.

La novità sarebbe invece quella di scoprire piccoli borghi, o anche spiagge poco frequentate, non ancora colonizzate da super alberghi o residence che garantiscono lusso e comfort. Ma a quale prezzo? Penso a un prezzo non solo economico, quanto in termini di danni causati al mondo che ci accoglie. Dove c’è folla, c’è spesso alta incidenza di maleducazione, c’è produzione di rifiuti abbandonati, c’è sporcizia. Dovremmo insegnare ai giovani che si può star meglio con se stessi dentro la natura più che all’interno di un resort; a visitare una città d’arte e più che a ubriacarsi di suoni e rumori al centro della movida.

Rispetto per l’ambiente, rispetto per la vita, rispetto per il portafoglio. Si chiama turismo sostenibile. O anche responsabile. Ovvio che serve la buona volontà del cittadino ma è fondamentale la disponibilità e il cambio di passo di chi gestisce i beni del nostro Paese. Dello Stato e dei Comuni: di chi governa il territorio e invece di assecondare l’abuso del nostro patrimonio dovrebbe impedirlo e casomai disciplinarne la fruizione con iniziative nuove.

È un sistema di comportamenti che parte da lontano e passa attraverso la realizzazione di più percorsi naturali e meno alberghi, la creazione di una coscienza che freni lo sfruttamento delle ricchezze naturali per cercare guadagni facili anche a discapito della qualità. Per decenni abbiamo incoraggiato e subito il che produce soldi immediati e inquinamento mortale ed è destinato a portare alla distruzione del pianeta.

Dicevamo che nulla sarebbe stato come prima, dopo la pandemia. E la ripartenza dovrebbe essere l’occasione per cambiare vita. Invece, benché ancora non ne siamo usciti, eccoci a sfruttare i soliti giacimenti del turismo per recuperare il tempo perduto: prezzi più alti, affollamento indiscriminato e, di conseguenza, maltrattamento selvaggio. Laddove avremmo dovuto elaborare uno sforzo condiviso per ridurre gli sprechi, investire su percorsi diversi, magari alloggiare in strutture eco-friendly, spostarsi in treno, usare dove possibile la bicicletta, stiamo ricadendo negli stessi vizi che dicevamo di esserci messi alle spalle.

Senza nulla togliere al piacere di viaggiare, si può farlo in economia e valorizzando le nostre tradizioni locali. Si può farlo consapevoli che il turismo chiede spazi migliori e che, in fondo, è questo l’unico fronte che alla lunga potrà garantire la salvezza del pianeta.