VALLO DI NERA, IL MEDIOEVO TRA NATURA E CULTURA

Nel cuore dell’Umbria, una calda atmosfera di pietre custodiscono il passato e si fondono tra natura e uno scrigno di vicoli e vie.

TURISMO
Monica Riccio
VALLO DI NERA, IL MEDIOEVO TRA NATURA E CULTURA

Nel cuore dell’Umbria, una calda atmosfera di pietre custodiscono il passato e si fondono tra natura e uno scrigno di vicoli e vie.

Vallo di Nera, comune della provincia di Perugia, nel cuore della Valnerina, è un sogno medievale, una perfetta sintesi dell’incontro tra natura e cultura. La calda atmosfera della pietra che custodisce il passato, lascia spazio ai ciuffi d’erba che tenacemente spuntano dalle fessure a rappresentare la vita che continua, e s’intona con il cielo turchese e il verde dei monti circostanti. Al visitatore, il borgo apre lo scrigno del suo dedalo di vicoli, archetti, mensole, finestrelle, loggette rampanti. Non un’automobile, non un rumore che non sia quello dei gesti domestici o del gocciolare delle fontanelle, a disturbare la passeggiata per le scalette del borgo. Le case si aggrappano l’una all’altra sul poggio lambito dal fiume Nera, a formare un ventaglio di pietra racchiuso dalla cinta muraria e dalle torri. Le stradine si aprono su minuscole piazze dove l’arte romanica ha eretto chiese sorprendenti, non immaginabili in un posto così piccolo.

Storia
Di origine romana, l’antico nome del borgo era Castrum Valli, e poteva significare sia “castello della valle” sia “castello del vallo”, ossia luogo fortificato (vallum). Il riferimento al fiume Nera è stato aggiunto dopo l’Unità d’Italia.

IV-II sec. a.C., i Romani penetrano nel territorio abitato dalle tribù Naharci (il cui etimo è riferibile al fiume Nahar, il Nera), secondo alcuni storici imparentate, dal punto di vista etnico e linguistico, con i Celti.

IV-VI sec. d.C., testi agiografici parlano di cristiani fuggiti dalla Siria e arrivati in Valnerina dove, vivendo come eremiti, fondano insediamenti anacoretici e bonificano la valle. L’insediamento di Vallo con la chiesa di San Giovanni dipende dalla pieve di Santa Maria di Narco, una delle più antiche della Valnerina.

1217, l’8 settembre il podestà di Spoleto concede agli uomini di Vallo il diritto di erigere un castello sotto la sua signoria, in cambio di protezione e difesa. Vallo entra così nell’orbita di Spoleto e s’impegna a versarle tributi e a fare guerra o pace secondo le sue direttive.

1361-1490, in questo periodo il castello di Vallo – riferiscono documenti del Comune di Spoleto – è il più popoloso e munito della Valnerina. A seguito di un aumento demografico, si ha una prima espansione edilizia nel XV sec. intorno alla chiesa di Santa Maria, e un’altra nel XVI, quando al di fuori delle mura sorge il borgo dei Casali, con le botteghe artigiane e le case-torri (poi trasformate in colombaie).

1522-23, si forma una coalizione dei castelli della valle contro Spoleto capeggiata da Petrone da Vallo e Picozzo Brancaleoni. Petrone uccide il governatore pontificio venuto per sedare la rivolta. Il castello di Vallo – scrive uno storico – “è preso, fatto tutto pieno di rovine e di sangue e spogliato d’ogni cosa”. Petrone è bruciato vivo e nel 1527 passano a depredare anche i Lanzichenecchi, che vi lasciano la peste. Il paese rinasce più tardi, come testimoniano molti architravi cinquecenteschi e l’affresco di Jacopo Siculo del 1536 nella chiesa di Santa Giovanni, in cui Vallo è raffigurata con le mura intatte e le case-torri.

Cosa vedere
Vallo di Nera è un paese monumento. E’ un borgo che emerge a stento dai boschi con le sue case di pietra chiara, straordinariamente conservato dal 1217. Si presenta, dunque, come una fortezza medievale con un impianto urbanistico a pianta ellittica, eretta su un colle del versante sinistro del fiume Nera. Le mura possenti e le antiche torri circondano le case in pietra che sono addossate le une alle altre e interrotte solo da ripide viuzze, da archi e sottopassaggi.

Chiesa di San Giovanni Battista domina il paese sulla parte più alta del colle. Originariamente romanica (sec. XIII), fu ampliata e in parte ricostruita intorno al 1575 (la data è incisa sull’angolo sinistro della facciata). A questo periodo risalgono la facciata con il campanile, il portale e il rosone. All’interno, l’affresco del catino absidale è una splendida opera del 1536 di Jacopo Siculo, dedicata alla Morte della Madonna. Sul fronte dell’arco il maestro ha dipinto una delicata Annunciazione e le figure di San Sebastiano e San Rocco a grandezza naturale.

Chiesa francescana di Santa Maria è stata iniziata nel 1273 e si presenta con un bel portale gotico e un campanile turrito. L’interno sorprende per la quantità di affreschi che ancora la adornano, opera di artisti di scuola giottesca. Tra questi, spiccano la Processione dei Bianchi, dipinta da Cola di Pietro nel 1401 (l’affresco è una delle fonti più complete del movimento penitenziario dei Bianchi che attraversò l’Italia nel 1399) e il Martirio di Santa Lucia, di un pittore di Camerino del XV sec. Qui sono ancora i campanari a suonare manualmente le campane, collocate nella possente torre quadrata, su scale di accordi immutati nel tempo.

Chiesa di Santa Caterina, eretta nel 1354, in cui oggi trova spazio un piccolo auditorium. Al di fuori delle mura, si trovano il quattrocentesco borgo di Santa Maria con la chiesa francescana, e il borgo dei Casali d’origine cinquecentesca con la chiesetta di San Rocco, l’edicola dell’Immagine delle Forche, l’eremo di Sant’Antonio e con le vecchie botteghe artigiane a dente, le fonti, le edicole campestri, le torri colombaie. Interessante è pure la chiesa di Santa Maria dell’Eremita, antica abbazia benedettina sorta su celle eremitiche presso la frazione di Piedipaterno.

Da visitare, infine, la pieve di Paterno e la chiesa di San Michele Arcangelo a Meggiano, dopo aver ritrovato in questi antichi villaggi l’elegia del tempo passato. Qui si ammirano portali e cornici in pietra, mensole sporgenti (con al centro il foro che serviva per asciugare le pannocchie e appendere i drappi), ci si imbatte negli orti e nei forni per cuocere il pane. Pietra, legno e mattoni parlano a Vallo di Nera.

Come arrivare

In auto
Autostrada del Sole A1 Firenze – Roma
Per chi proviene da Nord: Uscita Valdichiana
Per chi proviene da Sud: Uscita Orte

Autostrada Adriatica A14 Bologna – Taranto
Per chi proviene da Nord: Uscita Civitanova Marche
Per chi proviene da Sud: Uscita S. Benedetto del Tronto

Strade statali : SS. 3 – SS. 209 – SS. 395, SS.320, SS. 396

In pullman
Collegamenti giornalieri da Roma (Stazione Tiburtina) e da Spoleto

In treno
Linea ROMA-ANCONA
Linea ROMA-FIRENZE
La Stazione più vicina è quella di Spoleto

In aereo
Aeroporto Regionale Umbro S. Egidio – Perugia

Riferimenti
comune.vallodinera.pg.it
borghipiubelliditalia.it/vallo-di-nera/
www.umbriatourism.it/vallo-di-nera