VALORIZZARE L’OLIVICOLTURA CON IL PAESAGGIO

Per ridurre il divario che il comparto olivicolo italiano sconta rispetto ad alcuni paesi europei, ad esempio la Spagna, è necessario valorizzare tutti quegli aspetti che lo legano strettamente alla salvaguardia di biodiversità e del paesaggio.

AMBIENTE
Domenico Aloia
VALORIZZARE L’OLIVICOLTURA CON IL PAESAGGIO

Per ridurre il divario che il comparto olivicolo italiano sconta rispetto ad alcuni paesi europei, ad esempio la Spagna, è necessario valorizzare tutti quegli aspetti che lo legano strettamente alla salvaguardia di biodiversità e del paesaggio.

Non solo olio ma anche tutela del paesaggio. L’Italia si caratterizza per un importante patrimonio olivicolo, circa 150 milioni di piante presenti sul territorio nazionale per una superficie che supera il milione di ettari e per un patrimonio che conta oltre 700 varietà. Una delle regioni nelle quali l’olivicoltura esprime il meglio di sé, non tanto per i dati di produzione nudi e crudi, ma soprattutto per lo stretto rapporto che lega il prodotto al paesaggio, è senza dubbio l’Umbria.

È soprattutto nella zona sud est della regione, da Assisi a Spoleto – conosciuta anche come fascia olivata – che il paesaggio ed il rapporto uomo olivo si fondono. La Fascia Olivata, da oltre 5 anni è oggetto di un progetto di valorizzazione dove a giocare un ruolo fondamentale sono senz’altro i comuni che l’attraversano.

In questo territorio si trova Trevi uno dei comuni in provincia di Perugia che aderiscono al progetto. La cittadina (circa 8000 abitanti) ha fatto del prodotto olio e della valorizzazione del paesaggio olivicolo (oltre 278 mila piante di olivo sono presenti nel territorio comunale, seconda solo dopo Foligno) un marchio anche per uno sviluppo più globale strettamente legato al turismo.

Per meglio capire di cosa parliamo quando ci riferiamo alla fascia olivata Assisi-Spoleto e per farci spiegare il progetto da chi se ne occupa direttamente, siamo andati a Trevi (capofila del progetto) per intervistare l’assessora, Stefania Moccoli, con delega tra le altre proprio alla Fascia Olivata, e anche Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

La realtà della fascia olivata Assisi-Spoleto, grazie anche alle parole di una tra i protagonisti della sua valorizzazione, ci ha dato la possibilità di comprendere quanto la valorizzazione del paesaggio, in questo specifico caso olivicolo ma più in generale agricolo, rappresenti un valore aggiunto per lo sviluppo del mondo rurale. Patrimonio rurale che è fatto non solo di prodotti ma anche di un aspetto che spesso si tende a tralasciare, quello appunto della tutela del paesaggio e della sua biodiversità.

Per approfondire : https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/17426

Assessora Moccoli potrebbe spiegarci di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla fascia olivata e come è nata l’idea?

La “Fascia olivata Assisi – Spoleto” è un paesaggio pedemontano appenninico di oltre 40 chilometri. Un patrimonio unico e irripetibile che coinvolge sei comuni della provincia di Perugia: Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Campello sul Clitunno, Spoleto.

La vistosissima e inconfondibile presenza della coltivazione della pianta di ulivo (9mila ettari di terreno e quasi 1milione e 500mila piante) è il risultato millenario di cultura non di natura spontanea. Gli oliveti che ricoprono i pendii, la disposizione delle piante, i muretti, le specie coltivate, il sistema produttivo e gli insediamenti tradizionali, evidenziano un paesaggio in incessante evoluzione. Ogni suo cambiamento avviene grazie all’intervento dell’uomo e nel costante rispetto dell’equilibrio di tradizione e innovazione.

La presenza degli olivi, nel corso dei secoli, ha avuto una notevole importanza dal punto di vista culturale, artistico, architettonico, paesaggistico, idrogeologico. Oggi la “Fascia olivata Assisi-Spoleto” è tra le principali aree olivicole della regione Umbria. Quindi in definitiva parliamo di 9.142 ettari coltivati, 1 milione e 500 mila piantoni (il 23% del totale coltivato in Umbria insiste in questa fascia), 4.225 aziende  olivicole.

Il 3 febbraio 2016, i comuni di Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Campello sul Clitunno e Spoleto hanno firmato un protocollo d’intesa che ha sancito il comune impegno ad avviare un processo di valorizzazione paesaggistica, culturale ed economica del territorio, da qui segue la costituzione di un comitato promotore che vede in Trevi il Comune capofila.

Fondamentale è la salvaguardia della biodiversità, ma  come il progetto intende conservarla?

La “Fascia olivata Assisi – Spoleto” è un esempio incredibile di paesaggio culturale evolutivo dell’Umbria. In questo territorio è radicata la cultura dell’olio e si presenta quale straordinario incontro tra natura e lavoro dell’uomo, in funzione della coltivazione di tale specie vegetale e della produzione dell’extravergine. Il sito è testimonianza unica di una tradizione culturale viva. Il suo carattere eccezionale risiede nella capacità della comunità di trasformare la marginalità di un territorio in un’opportunità di crescita comune, di identità, di coesione, realizzando un paesaggio di valore, irripetibile e universale.

La tutela del paesaggio ha comportato una conseguente tutela della biodiversità dell’ambiente in cui lo stesso è inserito, salvaguardia che il riconoscimento Unesco continuerebbe a garantire e rafforzare comportando un significativo argine all’abbandono della coltivazione di questo territorio.

Il paesaggio della “Fascia olivata” è il risultato eccezionale di una memoria del fare che si è trasmessa ed evoluta dall’antichità fino ad oggi, e che rappresenta il centro della vita socio-economica del territorio. La continua ricerca di miglioramento del ciclo produttivo porta ancora oggi alla produzione di olio di qualità apprezzata a livello mondiale, grazie ad un ricco patrimonio di saperi e tecniche basati sulla profonda conoscenza delle specie di olivo coltivate da secoli e della loro capacità di adattamento alle condizioni ambientali.

Importante riconoscimento al quale la Fascia Olivata punta molto è l’inserimento tra i patrimoni immateriali dell’ Unesco, ma quali sono i passi da seguire per ottenere questo importante riconoscimento?

Il percorso è lungo e la sfida molto ambiziosa ma i fattori per una  riuscita positiva ci sono tutti. La fascia olivata ha ricevuto l’iscrizione nel registro dei paesaggi rurali storici del Ministero delle Politiche agricole (prerequisito per l’accesso alla candidatura Unesco) con questa motivazione “Si tratta della principale area olivicola dell’Umbria, conserva un paesaggio dove il rapporto tra olivicoltura e storia si presenta particolarmente forte: borghi storici, castelli e complessi religiosi si trovano immersi negli oliveti che ricoprono le pendici, arricchiti da terrazzamenti, lunette e ciglioni, mentre nella parte pianeggiante, querce monumentali delimitano i seminativi. Successivamente è stata inserita tra i paesaggi d’interesse mondiale che la FAO sta censendo e iscrivendo nel suo prestigiosissimo registro GIAHS, diventando il primo territorio italiano infatti ad essere inserito nel programma GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems) della Fao. Ora siamo in attesa dell’inserimento della candidatura nella Tentative List  da parte del ministero beni Culturali e Turismo al fine di avviare formalmente il processo che si auspica porterà al riconoscimento dell’area quale paesaggio culturale evolutivo – vivente.

 

Per la fascia olivata sono previsti altri riconoscimenti ?

Se ricevesse il riconoscimento, quello della fascia olivata Assisi.- Spoleto sarebbe il primo non solo in Italia, ma in Europa. Non esistono paesaggi olivicoli Unesco. Esiste soltanto il sito Unesco intitolato “Palestina: terra di olivi e vigne” – Paesaggio culturale del sud di Gerusalemme, nella località di  Battir.

L’Associazione città dell’ olio di cui lei è vice presidente, si sta muovendo anch’essa nella direzione della valorizzazione della fascia olivata?

L’Associazione sostiene con forza l’operato del coordinatore del progetto nonché primo cittadino di Trevi Bernardino Sperandio, i sindaci e le comunità coinvolte in questa ambiziosa sfida, avendo sin dall’inizio appoggiato e contribuito al progetto con l’iscrizione della fascia olivata nel registro dei paesaggi Rurali Storici e del Mipaaf nel 2015 cui ha fatto seguito l’inserimento della stessa nel Registro dei sistemi agricoli di importanza mondiale GIHAS della Fao, ed oggi è presente nella fase di richiesta di inserimento nella Lista propositiva al WHC (Centro del Patrimonio Mondiale).

Nel territorio della fascia olivata, proprio a Trevi, si trova uno tra gli ulivi più antichi d’Italia, l’ulivo di sant’ Emiliano. Nell’ ambito del progetto è prevista una sua valorizzazione?

Di fatto sì, ricadendo geograficamente la sua ubicazione nel territorio della fascia olivata in questione, anche se non direttamente ne deriverebbe una sua implicita valorizzazione. L’Ulivo di sant’Emiliano è di proprietà privata, ma i proprietari ne consentono la fruibilità a turisti e visitatori e l’inclusione nel patrimonio Unesco costituisce un potente fattore di attrazione turistica ed al tempo stesso il turismo svolge un ruolo fondamentale nella protezione e valorizzazione di tali siti. La maggior parte dei siti del patrimonio Unesco sono anche importanti mete turistiche: ad esempio, i siti italiani, ma anche quelli spagnoli ad esempio sono le mete tra le più visitate dai turisti stranieri. Tutti i dati sulla domanda e offerta turistica ci confermano l’enorme valore che il brand Unesco fa acquisire al territorio riconosciuto.