VIGNE DI CITTÀ: A SIENA IL VINO È URBAN

Nella città del Palio un progetto che coniuga la riscoperta di antiche varietà di viti e la valorizzazione delle aeree agricole urbane. All’interno delle mura medievali vigneti in continuità con quel passato in cui nel suburbio le piccole produzioni di vino erano destinate all’autoconsumo.

AMBIENTE
Domenico Aloia
VIGNE DI CITTÀ: A SIENA IL VINO È URBAN

Nella città del Palio un progetto che coniuga la riscoperta di antiche varietà di viti e la valorizzazione delle aeree agricole urbane. All’interno delle mura medievali vigneti in continuità con quel passato in cui nel suburbio le piccole produzioni di vino erano destinate all’autoconsumo.

Urbanizzazione selvaggia e consumo di suolo rappresentano uno dei grandi problemi dei centri urbani. Per cercare di limitare il problema è necessario lavorare per recuperare le aree agricole cittadine e promuovere progetti volti alla loro valorizzazione. Un esempio è rappresentato dalla riscoperta, in alcune città italiane e non solo, dei vigneti urbani: accade a  Siena con il progetto Senarum Vinea. La presenza di vigneti urbani a differenza di quanto si possa pensare, pur rappresentando una nicchia dal punto di vista numerico, offre invece la possibilità di riscoprire la vocazione agricola di alcune aree delle nostre città. E anche per quanto possibile di mettere un freno proprio all’urbanizzazione selvaggia e consumo di suolo.

Il progetto Senarum Vinea a Siena punta alla riscoperta dei vigneti e delle varietà ad essi associate sparsi per il territorio urbano, in moda da valorizzare  le risorse ambientali, paesaggistiche, turistiche, storiche e culturali e metta a regime le diverse eccellenze in campo scientifico presenti in città.

Nel nostro Paese sono diversi gli esempi di vigneti urbani, la vigna della regina a Torino, San Francesco della Vigna e il vino prodotti dai frati Carmelitani Scalzi a Cannaregio a Venezia, la vigna di Leonardo a Milano, il vigneto di Pusterla ai piedi del castello di Brescia, il progetto Senarum Vinea a Siena, vigna di Trinità dei Monti a Roma, Vigna, del Gallo all’ orto botanico di Palermo, Etna Urban Winery a Catania.

Anche al di fuori dei confini nazionali ce ne sono: in Francia i vigneti di Montmartre a Parigi, Clos de Canuts a Lione, Compagnons de Coutes de Rhone, il  Wiener Gemischter Satz a Vienna e a New York  i  Rooftop Reds .

Alcune di queste realtà sono confluite nella Urban Vineyard Association, a dispetto del nome è invece totalmente italiana ed è nata nel 2019 con lo scopo di valorizzare le vigne urbane e il suo patrimonio rurale, storico e paesaggistico. L’obiettivo quello di identificare, mappare i vigneti presenti in ambito urbano, costituire una rete internazionale delle vigne di città e promuovere progetti volti al loro recupero da un punto di vista storico, turistico e di marketing.

A rendere particolari questi vigneti la loro ubicazione all’interno del territorio urbano, spesso in location suggestive, e l’ottenimento di vini particolari dalla forte connotazione con il perimetro cittadino. Altri elementi da non sottovalutare la storicità, l’essere costituiti da varietà poco note e la produzione ridotta.

A dimostrazione proprio della ridotta produzione, nel vigneto della Villa della Regina a Torino si ottengono appena 4000 bottiglie all’anno, poche migliaia anche per i vigneti parigini, dalle 700 piante della vigna dei Carmelitani Scalzi a Venezia circa 1500 e a Vienna sono solo 500 le bottiglie, ma interamente vendute all’asta.

Anche le numerose varietà impiegate e la particolarità dei vini ottenuti ci fanno capire quanto questi vigneti siano biodiversi. Basti pensare al Freisa di Chieri della villa della regina;  malvasia, verduzzo, lison, glera, dorona, terra promessa e altre varietà che dalle vigne dei frati Carmelitani Scalzi nel sestiere Veneziano di Canareggio hanno dato vita a un bianco e alle 17 varietà tra le quali raboso, cabernet, pinot dalle quali è stato prodotto ad un rosso; la varietà invernenga dei 4 ettari dei vigneti di Pusterla a Brescia.

Anche il luogo ovviamente gioca un ruolo fondamentale nell’identità dei vigneti e nelle produzioni che si ottengono. Basti pensare al castello di Brescia, piuttosto che alla Villa della Regina di Torino, alla vigna di Leonardo situata all’ interno della casa degli Atellani a Milano, il quartiere di Montmartre a Parigi, o la vigna urbana situata sul tetto del Brooklyn Navy Yard nell’omonimo quartiere Newyorkese

Altro elemento che contraddistingue i vigneti urbani è l’essere oggetto di importanti progetti scientifico/storici Ricordiamo il caso della storica vigna di Leonardo a Milano, regalata a Leonardo da Vinci da Ludovico il Moro nel 1498 in occasione del soggiorno dell’artista toscano nel capoluogo lombardo.

Attività progettuale messa in piedi dall’Università degli Studi di Milano ha permesso dal 2018 la vinificazione delle uve di malvasia di Candia aromatica e l’ottenimento della “Malvasia di Milano”.

Tra le città che si propongono di riscoprire il patrimonio viticolo custodito all’interno del territorio urbano c’è Siena. Nella città toscana, grazie al progetto “Senarum Vinea – le vigne storiche di Siena” dal 2007 sono stati recuperati vitigni storici quali Gorgottesco, Salamanna, Tenerone, Prugnolo gentile, Occhio di pernice, Moscatello nero, Sangiovese piccolo precoce, Procanico, Rossone, Mammolo, San Colombano, Giacchè. A contribuire alla riuscita del progetto una componente istituzionale e una scientifica.

I partner istituzionali sono: Comune e Camera di commercio di Siena, Associazione Nazionale Città del Vino, quest’ultima si è occupata del coordinamento e dalla banca Monte dei Paschi che ha erogato i fondi. Partner scientifici, l’Università degli Studi di Siena con il laboratorio di etruscologia e antichità italiche, i Dipartimenti di archeologia e storia delle arti, il Dipartimento di storia che hanno seguito le fasi di ricerca documentale ed archeologica, scienze ambientali e ingegneria dell’informazione.

Istituto agrario Ricasoli presso il quale sono state eseguite micro vinificazioni e creata una banca del germoplasma dei vitigni autoctoni della città Siena, dalla quale sono prelevate le gemme per la propagazione dei vitigni  Spin off Sergè dell’Università senese per le analisi genetiche dei campioni,  studio agronomico Gambassi e Zorzi per le analisi ampelografiche e la creazione di un database per il confronto dei campioni recuperati, azienda agricola Castel di Pugna del conte Luigi Fumi Cambi Gado  presso la quale sono stati destinati dei terreni che ospitassero i vitigni selezionati. le varietà. Inoltre la cooperativa sociale la Proposta che gestisce l’Orto de’ Pecci, una delle aree oggetto di studio e l’Arciconfraternità della Misericordia.

Per l’individuazione delle aree oggetto di studio si è scelto di porre l’attenzione su zone non eccessivamente urbanizzate nelle quali fosse più probabile trovare tracce della presenza di antichi vigneti. Alla base del progetto una particolareggiata ricerca documentale sul territorio interno ed esterno alle mura della città che ha riguardato la consultazione catastale, delle mappe, geografica, fotografica e d’archivio. Oltre a ciò sono state analizzate anche opere pittoriche dell’arte senese attraverso le quali è stato possibile ricostruire il paesaggio vitato della zona d’interesse.

Anche le ricerche archeologiche hanno dato il loro contributo, sono infatti stati trovati vasi vinari, a dimostrazione di come già da lungo tempo nella città toscana si consumasse vino.

Grazie a campionature ed indagini ampelografiche è stato possibile recuperare vitigni autoctoni minori, che erano per così dire caduti nel dimenticatoio. Le indagini hanno interessato istituti religiosi, basti pensare all’ istituto San Girolamo o alla certosa di Maggiano, orti urbani (orto de’ Pecci) e aree appena fuori dalle mura (strade del linaiolo e di istieto). Sono stati visitati 10 siti e recuperati 41  campioni  per un totale di 20 vitigni, 10 dei quali già presenti nella banca del germoplasma autoctono toscano che hanno messo in luce la storia del patrimonio viticolo cittadino.

I risultati sono confluiti nel sito dell’Orto de’ Pecci situato nel pieno centro storico della città a poche centinaia di metri da piazza del campo nella zona di porta giustizia, caratterizzato dal fatto di ospitare un orto medievale, come testimoniato dalla presenza di filari di vite maritata.

In quest’area grazie all’ attività dell’agronomo Valerio Zorzi è stato possibile creare un campo di conservazione su una superficie di circa mille mq dove sono stati impiantati i vitigni risultanti dal processo di selezione dei vari campioni trovati e inseriti filari a scopo didattico. Inoltre per favorire la riscoperta dei luoghi dove erano presenti vigneti sono stati creati dei percorsi di trekking urbano, o per meglio dire enotrekking, che ha il suo culmine proprio presso l’Orto de’ Pecci. Percorsi che sono stati implementati, grazie al dipartimento di ingegneria dell’ informazione dell’ Università senese, con qr code utilizzabile da smartphone, grazie al quale disporre di sistemi di geolocalizzazione, materiale fotografico e tecnico inerente i singoli vitigni e approfondire il progetto. Il prossimo passo, come più volte confermato dal conte Luigi Fumi Cambi Gado, sarà quello di ottenere un vino interamente prodotto nel territorio comunale della città di Siena.