Sviluppare moduli didattici che costruiscono competenze di alto livello nell’ambito della digitalizzazione per l’agricoltura sostenibile, con una particolare enfasi sui principi dell’agroecologia e dell’innovazione responsabile. Sta per partire Agritech UE, il progetto “Agricoltura digitale per lo sviluppo sostenibile” con un budget di circa 3,5 milioni di euro e co-finanziato al 50% nell’ambito del programma Digital Europe.
L’utilizzo delle nuove tecnologie, del resto è ormai noto, impatta l’intera filiera agroindustriale garantendo maggiore resa e sostenibilità delle coltivazioni oltre a qualità produttiva. In particolare idroponica e acquaponica (leggi https://www.stradenuove.net/coltivare-le-piante-a-mezzaria/) si stanno rivelando leve di sviluppo in grado di facilitare l’accesso alle piccole aziende.
Ma per agevolare l’aumento di una agricoltura fortemente specializzata, di alta qualità e capace di dare un contributo importante allo sviluppo della sostenibilità e della circolarità, serve che l’Ict diventi protagonista nei servizi distribuiti sul territorio.

La nuova Pac e la strategia From farm to fork, all’interno del Green deal europeo, del resto identificano nel digitale lo strumento per raggiungere una maggiore sostenibilità dell’agricoltura. Ed è anche vero che l’ agricoltura è uno dei sistemi più complessi per la produzione alimentare. Nel tempo questa pratica ha visto molte rivoluzioni, dall’allevamento degli animali all’uso sistematico della rotazione delle colture, fino all’odierna “rivoluzione 4.0” o smart farming (https://modofluido.hydac.it/)
Ecco che il progetto (coordinato dal professor Gianluca Brunori dell’Università di Pisa con la partecipazione del consorzio universitario QUINN, il CNR-ISTI, l’Università di Macerata, le Università di Gent, di Atene, di Almeria, di Montpellier, ed alcune imprese Agritech) desidera sviluppare moduli didattici che costruiscono competenze di alto livello nell’ambito della digitalizzazione per l’agricoltura sostenibile, con una particolare enfasi sui principi dell’agroecologia e dell’innovazione responsabile. Verranno affrontati tra gli altri i temi dell’agricoltura di precisione, dell’uso di droni a scopo di monitoraggio, della gestione dei dati aziendali, dell’applicazione dell’intelligenza artificiale, dell’automazione delle operazioni agricole, della digitalizzazione della tracciabilità di filiera. Per ciascuno di questi temi si analizzeranno anche le implicazioni socio-economiche (compresi i rischi e le conseguenze inattese) e legali. I corsi saranno basati su programmi interdisciplinari in grado di unire le competenze tecnologiche, agronomiche, e socio-economiche.
I moduli saranno rivolti in via prioritaria a studenti con laurea triennale in scienze agrarie, informatica, ingegneria informatica. Il progetto ambisce a costruire un catalogo europeo di attività didattiche blended, puntando su una didattica innovativa basata sull’esperienza, fortemente orientata su strumenti online. È prevista la mobilità degli studenti e dei docenti e l’attivazione di titoli congiunti.

Temi estremamente attuali se si pensa che ormai stiamo vivendo quella comunemente chiamata smart farming per indicare l’insieme di strumenti, tecniche e strategie che le aziende agricole mettono in campo per rendere più efficiente e sostenibile la produzione.
Il comparto agricolo italiano, del resto, con la sua grande varietà di produzioni, attenzione alla qualità, e ricchezza di eccellenze attira un sacco di interessi ed è suolo fertile per far aggregare competenze diverse e far crescere nuove esperienze imprenditoriali in ambito digitale (https://www.agricolturadigitale.org/).
