Edward Wilson racconta, Storie dal mondo delle formiche (3)

Il mondo intero nella vita avventurosa di una formichina. La Solenopsis Invicta è davvero la formica di fuoco.

AMBIENTE
Alessio Mariani
Edward Wilson racconta, Storie dal mondo delle formiche (3)

Il mondo intero nella vita avventurosa di una formichina. La Solenopsis Invicta è davvero la formica di fuoco.

Nella bella giornata assolata di Dauphin Island, Edward Osborne Wilson contravvenne alla prima regola di prudenza e sedette innanzi al monticello. La troupe televisiva era già pronta, puntò le telecamere e cominciò a riprendere la lezione. Tuttavia, il grande entomologo desiderava spiegare a modo suo perché la Solenopsis Invicta è davvero la formica di fuoco: improvvisamente cacciò una mano nel monticello, ritraendola cinque secondi dopo, per scuotere via le belve e mostrare il dolore insopportabile di cinquantaquattro punture. Nel caso di persone allergiche o bambini piccoli, un fuori programma potenzialmente letale.

Quindi, le piogge caraibiche del giorno precedente mostrarono i loro effetti. Quando l’acqua inonda i cunicoli del nido, le formiche operaie uniscono i corpi, per formare una zattera. Imbarcando la regina, con le uova, le larve, le pupe e gli esemplari giovani. Finché l’intera colonia naviga alla deriva, in cerca di un approdo elevato. E i giorni successivi risultano pessimi per trovare molti formicai e girare documentari.

Il libro divertente sulle formiche

Nondimeno, Edward O. Wilson ha raccontato le sue incredibili Storie dal mondo delle formiche (Raffaello Cortina, 2021). Poche paginette divertenti, leggere, formicolanti. Sorprendenti di grandi imprese. Ma anche degli aneddoti personali dello studioso che giovanissimo e inascoltato, sconsigliò il Dipartimento dell’Agricoltura dal tentativo di eradicare la formica del fuco e ricevette la lettera di Rachel Carson, impegnata a recuperare gli studi e i pareri, verso la battaglia della Primavera Silenziosa contro la guerra chimica dei pesticidi.

Infatti, nel caso specifico, qualche formicaio sopravvive sempre al trattamento, nota il campo libero attorno, reagisce allevando centinaia di regine alate che volano a fondare nuove colonie e presto è peggio di prima. Sbirciamo solo alcune storie.

Il formichese è una lingua chimica

Le formiche sono animali eusociali: vivono in società altamente cooperative e affidano la riproduzione a pochi esemplari. Specializzando gli altri membri nei compiti da svolgere, dalla cura della prole, alla ricerca di cibo, al combattimento. Pertanto la comunicazione è necessaria. E le formiche comunicano soprattutto con il gusto e con l’olfatto.

Un esempio di comunicazione “formichese” ormai classico fu una grande scoperta scientifica. Naturalmente, Wilson aveva notato come le formiche del fuoco esploratrici individuavano le fonti di cibo, ne mangiavano, tornavano al formicaio e rigurgitavano qualche goccia per le compagne. Al che seguiva la spedizione in forze verso il boccone grosso. Ma come potevano indicare il luogo esatto? Lo scienziato ipotizzò una traccia di feromoni; sezionò una formica, avvicinò alle ghiandole la pinzetta Dumont 5 – lo strumento più fine utilizzabile da mano umana – e attese i tremori naturali delle dita, visibili soltanto al microscopio.

Oggi esistono altre tecniche, comunque le ghiandole finirono in provetta. Seguirono numerosi tentativi e fallimenti. Fino alla ghiandola di Dufour, appena visibile a occhio nudo. La prima comunicazione umana alle formiche versò l’intero contenuto della ghiandola e un’orda spropositata corse fuori, dove non c’era niente. In seguito, ulteriori analisi condussero dall’ipotesi di un singolo feromone, alle sfumature comunicative di un miscuglio composito.

Ritorno al nido

Le formiche posseggono un olfatto superiore a quello dei cani e possono orientarsi secondo numerosi parametri legati al sole, ciò nonostante, può capitare di perdersi. La Cataglyphis bicolor vive nei deserti o attorno al Mediterraneo e sa cercare secrezioni vegetali o animali morti di caldo ad oltre cento metri dal formicaio. Così, quando la formica percorre con buona approssimazione la distanza del ritorno ma non trova casa, fissa un punto di partenza e comincia a girare in circolo, allargando progressivamente il raggio del percorso. Una strategia che privilegia la ricerca al centro, dove è più probabile sorga il formicaio.

Ma esistono anche altri metodi. Nella foresta pluviale del Kenya, la formica predatrice Paltothyreus Tarsatus interrompe spesso la marcia e guarda in alto. Bert Hölldobler allevò un formicaio nel suo laboratorio di Harvard, disponendo una riproduzione fotografica del cielo alberato che le formiche avrebbero potuto vedere da terra nel loro ambiente, sul tetto trasparente della gabbia. Le formiche si comportarono normalmente fino a quando l’entomologo ruotò di un certo angolo la disposizione delle foto. All’ora di tornare a casa, le formiche seguirono l’angolo nuovo.

Rapimento senza riscatto

A volte è possibile osservare specie diverse condividere lo stesso nido. E in un certo senso, le cose vanno così. Alcune formiche attaccano altre colonie e portano via le pupe. Una volta dentro la nuova casa, le pupe completano il proprio sviluppo in formiche e assumono l’odore della nuova colonia, dove lavoreranno per contribuire alla prosecuzione di una linea genetica diversa dalla propria. Naturalmente, crescere di numero a spese dei vicini rappresenta un grande vantaggio nella competizione.

In Europa e America Settentrionale, il sottogenere delle Formicinae inclina maggiormente a tale comportamento. Mentre la Formica Subintegra ha sviluppato una ghiandola di Dufour sovradimensionata, fino a un terzo del corpo, per inondare di feromone del pericolo le colonie rivali. Il che diffonde il panico, spezza la volontà di combattere e permette di rapire le pupe con maggiore facilità. Una guerra di propaganda.

Formiche zombie

Periodicamente, le storie sulle formiche zombie ricorrono sulle reti social. La questione dipende dal comportamento di alcuni funghi, vermi e persino altre formiche. Parassiti che a quanto pare sanno produrre le sostanze chimiche adatte ad innescare alcuni comportamenti disgraziati, inibendo quelli sani. I funghi parassiti del genere Cordyceps costringono alcune specie ad uscire dal formicaio, salire barcollando sulla vegetazione e aggrapparsi da qualche parte. In seguito, il fungo cresce e spunta fuori dal corpo della formica con le sue ife che diffonderanno le spore.

Tuttavia, in un certo qual modo, anche Wilson è riuscito a creare alcune formiche zombie. Quando una formica muore all’interno del nido può restare abbandonata lì o finire nella stanza dei rifiuti. Studiare le sostanze della decomposizione peggiorò l’odore del laboratorio. Fino al riconoscimento dell’idolo e dello scatolo. Granelli di resina inzuppati del composto giusto finirono nei rifiuti. E lo stesso accadde alle operaie sane. Dopo di che le “formiche zombie” tentavano di pulirsi dall’inzuppatura per essere accolte di nuovo o ricacciate indietro e ricominciare la pulizia, talvolta con l’aiuto di una sorella.

Evitare i dinosauri

Edwar O. Wilson si divertiva a interrogare gli altri naturalisti su quale tempo e quale luogo avrebbero scelto, potendo viaggiare liberamente nella storia del pianeta. Lui avrebbe scelto la foresta del Mesozioco con la speranza di evitare i dinosauri e incontrare le prime formiche. Del resto, Wilson è stato uno dei grandi mirmecologi, gli etologi specializzati nelle formiche. Riuscendo a influenzare, da un mondo tanto piccolo, il dibattito culturale contemporaneo: nelle discussioni sulla sua biologia sociale e nell’apertura del campo di studi fortunato della biofilia, l’amore per la vita. Così, l’ultimo libro è forse anche quello più divertente, adatto per avvicinare il pubblico ampio alla natura. Il mondo intero in una formichina.