Sono cresciuta a Roma, fino ai vent’anni. Poi, quando ho finito il liceo, mi sono trasferita in Nuova Zelanda, per un anno sabbatico. Che poi sono diventati quattro. Passati tra Nuova Zelanda, due anni in Australia, sei mesi in Portogallo. E poi sono tornata a Roma. Dove ho iniziato il mio percorso universitario.

Ho studiato Cooperazione Internazionale e Sviluppo. Che è un’interfacoltà di Scienze Politiche e Comunicazione. Poi ho fatto un master a Londra, in Politiche Ecologiche e Sostenibilità. E basta. Anzi no. Ho fatto tanta formazione non convenzionale. Un percorso mio personale di formazione ambientale che non rientra nei canoni universitari, basata su altre fonti.
Ho fatto parecchi corsi legati alla permacultura. A differenza di quello che molti dicono o puoi trovare online, la permacultura è una disciplina per progettare sistemi umani sostenibili sul lungo periodo. Libri, tantissimi. Uno che ho letto neanche un annetto fa, Intelligenza ecologica di Daniel Goleman. Autore anche di Intelligenza emotiva. Poi tanti libri di Elisa Nicoli, su zero waste, minimalismo, prevenzione dei rifiuti. Ovvero come prevenire la nostra produzione di rifiuti.

Sfusitalia è il motore di ricerca per negozi sfusi, zero waste. Serve ai cittadini per trovare il negozio sfuso più vicino sulla mappa. E serve ai negozianti per essere maggiormente visibili. Essendo ancora realtà molto piccole. Parliamo di piccole botteghe. Quindi il cuore è la mappa.

Sì, molto. Soprattutto per i costi di avviamento, manutenzione. Le tasse che si pagano sono eccessivamente alte. Ci sono dei bandi a supporto delle prime spese che uno deve affrontare. Ma non c’è qualcosa di strutturale che aiuti le persone, soprattutto giovani e inesperte, ad avviare una società.

I vantaggi, vorrei sottolineare che sono vari. Sono ambientali, sociali e anche economici indiretti. Nel senso che molto spesso nei negozi sfusi, i prodotti costano di più rispetto alla grande distribuzione. Ma ci dovremmo chiedere perché quelli nella grande distribuzione costino così poco. Una passata di pomodoro a venti centesimi non ha senso di esistere. Perché poi c’è il caporalato.
Tornando ai vantaggi ambientali. Sicuramente c’è un consumo ridotto di risorse naturali, per la fabbricazione del packaging. Poi, nei negozi sfusi, molto spesso i prodotti sono biologici. Questo è un altro vantaggio. Mentre per il vantaggio economico a lungo termine, noi in Italia paghiamo una plastic tax europea. Nel 2021, ultimo dato che hanno pubblicato, poi si sono vergognati, abbiamo speso ottocentocinquanta milioni di euro, per imballaggi di plastica che non siamo riusciti a riciclare. Questi sono soldi che vengono tolti dalle tasche italiane. Che potrebbero essere molto più utili a tante altre cose.

I negozi di sfuso hanno le stesse regole Haccp (Analisi dei Pericoli e Controllo dei Punti Critici) di qualsiasi altro negozio.

Ci sono negozi più e meno forniti. Chiaramente quando uno parla di negozi sfusi pensa al riso, alla farina, alla pasta, ai grani e via dicendo. Ma ce ne sono tanti altri. Quello che mi ha sconvolto di più è la salsa di soia sfusa che si trova al Negozio Leggero. E poi cos’altro? Ci sono ovviamente tutte le spezie, c’è il sale, ci sono i detersivi. Però se devo sceglierne uno più particolare, è proprio la salsa di soia.
Sfusitalia non chiede contributo economico ai negozi che desiderano apparire sulla mappa. Ma ci occupiamo di consulenze. Facciamo consulenze ai negozi che vogliono aprire. In particolar modo per scegliere i prodotti. Perché molto spesso i negozianti non conoscono alcune questioni ecologiche legate ai prodotti. Facciamo anche pubblicità alle aziende in cui crediamo. Sempre attentamente selezionate.

Scatole? Penso intenda imballaggi! Entrambe. La consapevolezza delle persone e il cambiamento di atteggiamento delle persone chiaramente va a influire sul mercato, sull’offerta delle varie attività commerciali. Ma sicuramente un’azione, come viene chiamata top-down, quindi a livello politico, è molto, molto, importante. Perché ha un’efficacia più rapida. E soprattutto va ad agire su tutto il territorio nazionale e non nel singolo luogo come una singola persona.
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La grande distribuzione non ci guadagna nel vendere lo sfuso. La spesa sfusa è leggermente più lenta. Chiaramente se prendi un pacco di pasta dallo scaffale, ci metti un secondo. Se invece devi riempire un sacchetto, ci metterai di più. Quindi per adesso, a meno che non siano obbligati per legge, la grande distribuzione non ne vuole sapere.
Ma no! Tutte le aziende con cui collaboro sono molto valide.

Itinerante da marzo 2024. Quando ho comprato il camper. Ho deciso di vivere una vita più minimalista e nomade. Lontano da città, inquinamento, stress. È stato difficile fare il primo passo. Ma, per come sono fatta io, sarebbe stato molto più difficile continuare a vivere a Roma.
Sicuramente vogliamo continuare a supportare la crescita di questo settore. Anche se, purtroppo, i negozi sfusi non sono minimamente aiutati a livello statale e politico. Non hanno degli aiuti economici, non hanno dei finanziamenti iniziali per avviare le attività. Quindi, sicuramente, sarebbe molto, molto, utile che si sbloccasse questo tipo di aiuto per questi negozi. Perché ci guadagniamo tutti a produrre meno rifiuti e consumare meno risorse ambientali.
Me medesima! Continuare a fare quello che sto facendo. Sempre di più. Sempre meglio. E basta. Sono molto contenta di quello che sto facendo al momento. Quindi non ho particolari progetti diversi da quello che sto facendo.

