Rappresenta da sempre l’Italia in tutto il mondo che prova, con variegate e studiate ricette, a riproporla in qualsiasi occasione. La pasta, oltre a celebrare e identificare il nostro Paese, rappresenta il piatto più conviviale e bello che esista. Il 25 ottobre torna il World Pasta Day la Giornata internazionale della pasta. Perché però proprio questa data? Perché in questo giorno di poco meno di 30 anni fa la prelibatezza per eccellenza ha ottenuto il patrocinio Unesco dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco. Contestualmente, nello stesso anno, si è tenuto a Roma il primo congresso mondiale dei produttori di pasta. Ecco che è nata, e ogni anno va in scena la replica, l’esigenza di promuovere con un’iniziativa dedicata il consumo del piatto che rappresenta l’Italia in tutto il mondo. Un alimento apprezzato ovunque che, anno dopo anno, si rinnova, in un mix di tradizione e gusto, per fare in modo che non resti fuori nessuno. Celiaci, intolleranti o, più semplicemente, palati fini ai quali vengono proposti tipi di pasta non realizzati col classico grano duro o all’uovo bensì con altri tipi di frumento alternativi.
L’idea però di promuovere una giornata prettamente dedicata a sua maestà la pasta ha un significato più profondo ed educativo: la ricorrenza, infatti, serve a sensibilizzare più persone possibili all’adozione di un regime sano basato sullo schema della dieta mediterranea. Questa dieta è stata infatti riconosciuta dall’UNESCO nel 2010, quando l’organizzazione ha deciso di renderla Patrimonio dell’Umanità a causa della sua semplicità e salubrità, proprietà in grado di innescare dei veri e propri cambiamenti anche nello stile di vita.
Dal 1998, poi, anche e immancabilmente la città di Napoli celebra il pasta day coinvolgendo la categoria non solo dei pastai e panificatori ma anche, più in generale, dei ristoratori che si sfidano nella preparazione della pasta più buona. Ma, dati alla mano, che costi ha? E quelli di produzione? Come si collocano in chiave sostenibile?
A inizio anno, un chilo di pasta, che fino a 4 mesi prima la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, costava 1,40 euro per poi arrivare a fine gennaio 2022 a 1,52 euro. Il 56% della produzione italiana di pasta, occorre ricordarlo, è destinata al mercato estero. Esportiamo più pasta di quanta non ne consumiamo. Altro aspetto fondamentale, mai come oggi tristemente attuale, è ricordare che con il blocco parziale delle importazioni da Russia e Ucraina causato dalla guerra, il nostro Paese per quanto riguarda il grano duro e tenero non è autosufficiente e ne importa grandi quantità soprattutto da Canada, Grecia, Usa, Francia, Ungheria. Ma facciamo un passo indietro.

Possiamo sostenere che la pasta sia a tutti gli effetti un cibo sostenibile? Possiamo parlare di una vera e propria filiera di ecosostenibilità che parte dai campi di grano fino ad arrivare sulle nostre tavole? L’ecosostenibilità, è bene ricordarlo, parte dai campi di produzione: tutto infatti inizia dalla scelta dei campi di coltivazione del grano che inevitabilmente determinano il principale impatto ambientale della produzione di pasta. Bisogna innanzitutto dunque dai campi: dalla scelta di un grano italiano, biologico, privo di pesticidi e tossine. Un grano sano, quindi, che riduca al minimo l’impatto ambientale. Al tempo stesso un occhio va necessariamente dato ai trasporti e all’energia utilizzata.
In due parole: ridurre i trasporti e utilizzare – dove possibile – energie rinnovabili, come quella eolica o idroelettrica o ancora geotermica, è un ottimo punto di partenza all’interno del processo di sostenibilità aziendale. Scegliere un grano a Km 0 sarebbe l’ideale, ma se non è possibile, la soluzione più efficace, per tutte le aziende produttrici, è quella di localizzare terreni che non richiedono grandi spostamenti dai campi al molino, con l’obiettivo di ridurre i trasporti e quindi i consumi.
Da non dimenticare poi che, anche a livello di packaging e imballaggi, si può e si deve far qualcosa. Per esempio? Pacchetti di carta riciclabile e totale abbandono della plastica. Sono queste le sfide alle quali tutte le aziende che producono pasta sono chiamate. Anche perché, dati alla mano, così come precisato da Coldiretti, gli italiani non rinunciano a mangiare la pasta. Semmai sono aumentati coloro che, o per svago o per passione, sono tornati a prendere il mattarello e a fare la pasta in casa coadiuvati, specie durante il lockdown da Covid-19, dalle macchine impastatrici.
Probabilmente, complice la pandemia, nel 2020 la pasta secca ha conosciuto un balzo nei consumi in Italia con picchi del +40% nel solo mese di marzo. L’esportazione, conseguentemente, ha avuto un incremento del 16% stabile per tutto il corso dell’anno. Negli ultimi 15 anni, la conferma arriva da un’analisi fatta da IPO (International Pasta Organisation) il consumo mondiale di pasta è quasi raddoppiato. Dalle tagliatelle ai tortellini, dalle lasagne ai ravioli passando per i rigatoni e le orecchiette: quasi ogni regione italiana ha la sua pasta tipica senza considerare che fare la pasta in casa è una attività tornata ad essere gratificante, specie durante l’emergenza pandemica, per uomini e donne anche come antidoto allo stress.
Da non dimenticare poi che la selezione avviene anche e soprattutto nella scelta delle farine. Si cercano infatti con attenzione i grani storici con proprietà salutistiche e non si abbandona mai il Made in Italy sinonimo di qualità ed eccellenza. La pasta fresca viene preparata con farina di grano tenero, per la pasta secca in Italia si utilizza solo semola di grano duro, come stabilito per legge. E per coloro che non possono mangiare farina di grano tenero e semola di grano duro?

Niente paura. Ormai, sul mercato, c’è una vastissima scelta e tante gustose alternative che vanno a coinvolgere anche i legumi. Pasta di lenticchie, di ceci ma anche di piselli e fagioli passando poi per la pasta di soia, farro, lupini, kamut, riso (molto diffusa nella cucina orientale), mais, grano saraceno macinato a pietra, avena, miglio, segale, quinoa e, infine, anche quella realizzata con farina ricavata dalla radice del konjac, una pianta nativa della zona subtropicale asiatica o quella a base di alga spirulina.
Tante e diverse proprietà nutrizionali che sposano bene tutte le esigenze e che vanno a sublimarsi con i sughi che sono, di per sé, un vero inno per i palati. Ecco che grazie a tutte queste caratteristiche ma anche alla tradizione, all’aspetto conviviale e a un’italianità forte che si sprigiona spesso di fronte ai fornelli, il prossimo 25 ottobre si celebra la giornata mondiale della pasta, indetta dall’Unione Italiana Food e dall’IPO e tutti noi ci ricordiamo quanto è gratificante esser associati a questo piatto conosciuto in tutto il mondo.
