BUN BUN
Non più prodotti per bambini, i grandi classici dell’animazione tv giapponese oggi sono oggetto di arte, collezionismo e passione per oltre 4 generazioni. In questa rubrica analizzeremo le serie mitiche, con lo sguardo di chi visse il loro arrivo in Italia la prima volta…
I GRANDI MITI ANIMATI NIPPONICI
Titolo Originale: Hoero, Bun Bun!
Anno di produzione: 1980
Episodi: 39
Prima trasmissione in Italia: 1985, Italia 1
Sigla: cantata da Cristina D’Avena

La storia segue le avventure di Bun Bun, un cucciolo di cane di razza Dogo Argentino, che viene separato dalla madre Mary a causa di una serie di eventi sfortunati. Determinato a ritrovarla, Bun Bun intraprende un viaggio attraverso il mondo, affrontando numerose sfide e pericoli.
Durante il suo cammino, Bun Bun è accompagnato da due cani randagi: Nora, un anziano schnauzer saggio e protettivo e Ponta, un cane da caccia timoroso ma leale.
Insieme, i tre affrontano varie avventure, tra cui l’ostilità di un crudele allevatore di cani da combattimento, che desidera catturare Bun Bun per addestrarlo ai combattimenti.

Io c’ero…*
Nonostante fosse indirizzato ai bambini, Bun Bun affrontava tematiche molto serie: l’abbandono, la sofferenza degli animali, il traffico illegale di cani da combattimento e la separazione familiare. Per questo motivo, molti bambini dell’epoca lo ricordano come commovente e struggente, quasi un piccolo “dramma in formato anime”.
Il finale della serie è molto toccante: dopo mille difficoltà, Bun Bun riesce finalmente a ritrovare sua madre Mary. La scena è ricordata come una delle più emozionanti degli anime anni ’80. Molti fan dell’epoca la citano come una delle prime volte in cui hanno pianto guardando un cartone animato.
A differenza di altre serie adattate pesantemente per il pubblico occidentale, Bun Bun fu trasmesso in Italia quasi senza tagli, mantenendo intatti molti dei suoi passaggi emotivamente forti – cosa rara per l’epoca.

*Nicola Carrassi, autore de ‘Il Grande libro di Cartoni & Tv’. Sperling &Kupfer
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