“Inverno Demografico”: gravano anche il clima e le guerre

Una ricerca dell’Università di Padova e della Bocconi di Milano prova che le paure globali influiscono sulla decisione di non riprodursi

Le ragioni che spingono ormai sempre più coppie a non fare figli non si trovano solo dalla situazione economica familiare o dall’efficienza dei servizi per l’infanzia. ‘L’inverno demografico’ può essere determinato dal peggioramento delle condizioni climatiche, l’incertezza delle prospettive economiche, l’instabilità democratica e i conflitti geopolitici’. In sintesi le paure globali incidono nettamente sulla decisione di non fare figli.

E’ quanto emerge da uno studio del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova insieme alla Bocconi di Milano e pubblicato sulla rivista multidisciplinare statunitense Pnas (Proceedings of the National Acaademy of Sciences) dal titolo Parenthood decisions in un certain times: experimental evidence from four countries.

L’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Istat trova scientificamente le ragioni del problema che colpisce i Paesi Occidentali e in particolare l’Italia. Difronte al basso tasso di crescita dell’Occidente, ormai inferiore al necessario per il ricambio generazionale, le teorie classiche rispondono sempre meno all’interpretazione del comportamento riproduttivo che ha invece sempre più bisogno di decodificare le cause, spesso complesse, di questo declino.

Le difficoltà economiche e la diseguaglianza di genere hanno ovviamente influenzato la ricerca sulla bassissima fecondità fino ad oggi, ma il quadro è diventato meno chiaro quando questa ha colto anche i Paesi con maggiore solidità economica, welfare avanzati e politiche di sostegno alla famiglia tra i più efficienti Lo studio ha analizzato 4 paesi: Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina, presi in esame perché rappresentano differenti traiettorie di fecondità e per le diverse condizioni socio-politiche e ambientali.

Per verificare il ruolo dell’incertezza nella scelta di rinunciare ai figli la ricerca ha selezionato circa 8000 individui tra i 20 e i 44 anni, sottoposti a una scelta tra due scenari ipotetici nei quali la coppia si trovava ad affrontare diverse combinazioni di fattori familiari e di contesto globale, e scegliere in quali dei due avrebbe deciso di fare un figlio.

Se il reddito e la stabilità abitativa restano centrali per le coppie, in tutti e quattro i Paesi, assume però un ruolo decisivo anche “la percezione della stabilità a livello macro, incluse le aspettative sulle condizioni climatiche, le prospettive economiche , il funzionamento democratico e l’assenza di conflitti internazionali”, come dichiara la professoressa Maria Letizia Tanturri dell’Università di Padova.

In particolare in Italia, viene sottolineato dagli studiosi, non emerge nessun singolo fattore sugli altri, a riprova che tutte le forme di incertezza concorrono a orientare le scelte riproduttive. Per spiegare l’attuale calo delle nascite quindi, la scelta di chi rinuncia ai figli, non basta più analizzare solo la condizione personale, ma ormai le coppie badano alle prospettive del Paese in cui vivono.

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