Ex Ilva, Confesercenti: «La crisi minaccia l’economia di prossimità di Taranto»
Oltre 2.500 posti dell’indotto a rischio. Confesercenti propone un piano straordinario per tutelare consumi, commercio e piccole imprese di Taranto.
ROMA-La crisi dell’ex Ilva rischia di trasformarsi in una crisi più ampia dell’economia urbana e di prossimità di Taranto. È l’allarme lanciato da Confesercenti nell’intervento presentato a Palazzo Chigi l’8 settembre 2026 dal vicepresidente nazionale Vincenzo Schiavo. Secondo l’associazione, l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto, riconducibili a 28 aziende dell’appalto, avrebbe conseguenze che superano il perimetro industriale e occupazionale. Il polo siderurgico conta infatti più di 8.000 addetti diretti e alimenta una rete estesa di consumi, servizi e attività economiche sul territorio.
L’impatto sui consumi e sulle piccole imprese
La perdita o la riduzione di migliaia di redditi da lavoro potrebbe incidere rapidamente sui consumi delle famiglie e, di conseguenza, sul commercio al dettaglio, sulla ristorazione, sui pubblici esercizi, sui servizi alla persona, sulle attività professionali, sulla mobilità e sul turismo di prossimità.
I dati riportati da Confesercenti indicano nel Comune di Taranto 4.363 imprese del commercio e della ristorazione, con 11.539 addetti. Nell’intera provincia il comparto raggiungerebbe 12.423 imprese e 33.868 occupati. Si tratta in larga parte di micro, piccole e medie realtà strettamente legate alla capacità di spesa locale.
Una contrazione prolungata dei consumi potrebbe tradursi in minori fatturati, tensioni di liquidità, riduzione dell’occupazione e, per le attività più fragili, cessazioni. L’associazione sottolinea inoltre che il commercio di prossimità svolge una funzione di presidio per la vivibilità, la sicurezza e la coesione sociale dei quartieri.
Le proposte di Confesercenti
Tra le richieste presentate al Governo figura anzitutto la necessità di evitare effetti irreversibili delle procedure di licenziamento prima della definizione di un quadro certo per gli interventi industriali, occupazionali e territoriali. Confesercenti chiede inoltre strumenti tempestivi di sostegno al reddito per contenere le ricadute sulla domanda interna.
La proposta centrale è un Piano straordinario per l’economia di prossimità di Taranto, articolato su tre assi:
- un Fondo PMI Taranto per agevolare liquidità, investimenti e continuità aziendale nel commercio, nel turismo e nei servizi;
- un credito d’imposta per le attività più esposte alla contrazione dei consumi, riferito anche a locazioni commerciali, innovazione digitale, efficientamento energetico e riqualificazione;
- un programma “Taranto 2027” che valorizzi l’eredità dei Giochi del Mediterraneo attraverso promozione turistica, marketing urbano, centri commerciali naturali e qualificazione dell’offerta.
L’associazione sollecita anche il coinvolgimento stabile delle rappresentanze del commercio, del turismo, dei servizi e delle PMI nei tavoli sulla vertenza.
Industria, salute, ambiente e diversificazione
Nel documento si sostiene che continuità produttiva, tutela dell’occupazione e risanamento ambientale debbano procedere insieme, attraverso un percorso verificabile di innovazione tecnologica e decarbonizzazione. Parallelamente, Taranto dovrebbe rafforzare economia del mare, logistica, turismo, cultura, commercio, innovazione e servizi, riducendo nel tempo la dipendenza da una sola grande realtà produttiva.
Le cifre e le proposte riportate rappresentano la posizione espressa da Confesercenti e dovranno essere confrontate con le decisioni e i provvedimenti che emergeranno dal tavolo governativo.
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