ADDITIVI PER ASFALTI, LA PAROLA ANCHE ALLE DONNE

Intervista a Federica Giannattasio Ad di Iterchimica tra passione per la sua azienda e il suo femminile.

INFRASTRUTTURE
Maria Grazia Ardito
ADDITIVI PER ASFALTI, LA PAROLA ANCHE ALLE DONNE

Intervista a Federica Giannattasio Ad di Iterchimica tra passione per la sua azienda e il suo femminile.

Determinata, competente, moderna ed entusiasta, parliamo di Federica Giannattasio, Amministratore Delegato di Iterchimica, oggi fra le 100 donne italiane di successo, secondo Forbes. L’azienda è a conduzione familiare, fondata da papà Gabriele Giannattasio nel 1967, ed è specializzata nella produzione di additivi per asfalti.

Parlando con la Giannattasio intuisci che l’asfalto può essere anche una passione.

Federica Giannattasio, Amministratore Delegato di Iterchimica
Federica Giannattasio, Amministratore Delegato di Iterchimica
Asfalto e salvaguardia dell’ambiente si possono coniugare?

Sono almeno venti anni che lavoriamo per trovare soluzioni per pavimentazioni sostenibili che abbattano l’impatto ambientale, con risultati molto soddisfacenti. Già quindici anni fa abbiamo messo a punto  linee di prodotti che consentivano di recuperare il vecchio asfalto.

Abbiamo anche collaudato pavimentazioni di più lunga durata, che richiedono quindi meno manutenzione, oppure trattamenti superficiali antismog, per parcheggi o traffico statico, e ancora per pavimentazioni autosghiaccianti che durante l’inverno congelano a -5° anziché a 0°, per utilizzare meno sale sulla strada.  Da ultimo, in collaborazione con il gruppo A2A, i produttori di grafene e l’Università Milano Bicocca abbiamo messo a punto a un recupero specifico di una tipologia di plastica dura che altrimenti non sarebbe stata riciclata, per arrivare a un polimero che dà una forte prestazione alla pavimentazione: abbiamo quindi coniugato una maggiore performance del manto stradale al recupero della plastica.

Ma come mai una donna “a guida” di un’azienda di un settore così , ancora, maschile?

La nostra è un’azienda familiare, fondata da mio padre, quindi è stato naturale che noi fratelli ci impegnassimo in questo settore. Diverso è come sono arrivata ad essere AD. Io avevo un interesse particolare per l’ambiente, tema considerato marginale tanti anni fa, ma sono riuscita a convincere che questo sarebbe inevitabilmente diventato una linea di business, oltreché necessario al pianeta, in un futuro non troppo lontano.

Così abbiamo cominciato a lavorare su questo filone. All’inizio è stata dura nel rapporto con i colleghi, ma ho impiegato una strategia, anche se non troppo consona al mio carattere, che alla fine ha pagato. Mi sono armata di pazienza e per il primo periodo ho solo ascoltato finché mi sono resa conto di saperne abbastanza e di poter essere un valore aggiunto nei momenti decisionali. Questo alla fine ha determinato che fossi non solo accettata ma integrata da questo mondo maschile.

Ma si concilia un lavoro così gravoso di impegni con famiglia e figli?

Diciamo che in realtà non si concilia mai, perché i sensi di colpa ti travolgono sia nei confronti dei figli in particolare, ma anche del lavoro. Il segreto, però, sta nello sviluppare la tecnica di salvaguardare i propri spazi personali, escluso ovviamente i periodi eccezionali, imprevisti e urgenti che si presentano. Ma è necessario darsi degli orari, dei tempi. Quando sei con la tua famiglia, o anche se solo stai facendo cose che ti piace fare, occorre tirar fuori il coraggio di dire per oggi basta lavoro.

Secondo me è fondamentale intanto per curare i propri affetti e interessi, ma anche per recuperare energia e produttività, non si può sempre rendere oltre il 100%.

Lei ci ha illustrato un’azienda che fa molta ricerca e sviluppo. La parte sviluppo quali ostacoli incontra?

Noi facciamo sviluppo di tecnologia e di prodotti. La grandissima difficoltà è passare dalla sezione di prova, la trial section, all’utilizzo, quando si collaudano cose nuove occorre molto tempo e grande pazienza, per un complesso di cose. Innanzi tutto c’è un grande problema di formazione, perché in un settore piccolo come il nostro, molte persone sono ancora troppo legate ai metodi tradizionali, il cambiamento non dà loro sicurezza.

Per questo noi facciamo molta formazione, in azienda almeno una volta al mese si svolgono seminari con gli Ordini provinciali degli Ingegneri, con circa 100/200 tecnici a volta; collaboriamo con le Università italiane e anche estere. Ragazzi in procinto di discutere la tesi di laurea o di dottorato popolano i nostri laboratori, e spesso poi si fermano a lavorare da noi. Cerchiamo di coniugare  di fatto formazione e lavoro, cosa utile sia per l’azienda che per i tecnici. Noi per primi abbiamo bisogno di professionisti preparatissimi, che sappiano bene la qualità dei materiali e dei progetti che illustrano o stanno mettendo in opera.

Laboratorio Materiali Iterchimica
Laboratorio Materiali Iterchimica
Quindi ci sono difficoltà nell’utilizzo?

Siamo un’azienda con tanta esperienza, quindi quando realizziamo un’opera siamo sicurissimi della sua validità e tenuta, però i committenti hanno bisogno dei loro controlli. Con queste novità, nel 2018 abbiamo sperimentato a Roma un primo tratto dell’Ardeatina con il manto stradale realizzato con il prodotto contenente grafene, poi invece un altro tratto è stato fatto con il metodo e materiale tradizionale.

Ed è apparso lampante oggi, nel 2023, che il nostro ha retto, mentre quello effettuato con materiale tradizionale deve già essere manutenuto. Un’altra cosa bella fatta a Roma, valorizzando un metodo a favore dell’economia circolare, abbiamo realizzato un tratto di pista ciclabile utilizzando il 100% di vecchio asfalto, senza nessuna nuova immissione. Ora l’Università sta monitorando la pavimentazione per la valutazione dei risultati.

Il suo è un lavoro non solo di responsabilità ma anche di relazioni, secondo lei è una caratteristica più femminile?

Si. Ma noi siamo un’azienda molto femminilizzata. Io sono AD, mia sorella è coAd, la responsabile di stabilimento è una donna, la responsabile della divulgazione tecnico-scientifica è una donna, la capo di ricerca e sviluppo è una donna. Anche se apprezzo moltissimo le opinioni di mio padre, la sua esperienza e perfino il modo veemente con cui a volte si esprime. Apprezzo la sua bravura nel gestire la transizione dell’azienda quando ha lasciato le redini a noi.

La sua esperienza e il suo apporto a Siteb?

Io sono molti anni che appartengo all’associazione e credo di aver cominciato a portare attenzione su tutta la parte relativa all’impatto ambientale nel settore delle pavimentazioni. In sintesi tutte le cose che ho imparato nella mia azienda. Ora è fondamentale fare sistema, per poter  vincere tutti. La strada fatta meglio offre maggiore sicurezza all’utente, migliora l’ambiente, e incrementa gli utili delle aziende.

Asfalto 100, recuperato con Iterlene ACF 1000 HP GREEN e colorato
Asfalto 100, recuperato con Iterlene ACF 1000 HP GREEN e colorato
Aria nuova in Siteb?

Si. In verità dal 2020 c’è stato un impulso su questi temi grazie anche alla partecipazione di figure giovani che hanno portato idee nuove, legate alla necessità di una trasformazione.

Da qui sono nate alcune idee come Siteb be Green, uno spazio in cui tutti gli Associati possono portare la loro esperienza su temi inerenti alla sostenibilità, nonché la creazione di Gruppi di Lavoro che hanno svolto una grande attività sulla comunicazione anche prendendo spunto dalla trasformazione digitale.

Ma è anche fondamentale che da queste innovazioni ci sia un ritorno, altrimenti restano solo belle idee. Ad esempio i fondi del PNRR devono anche essere  spesi per migliorare l’impatto ambientale, allora ci si lavorerà davvero in tanti e dei benefici ne usufruiremo tutti.

Colgo l’occasione per esprimere al nuovo Presidente e al Consiglio Direttivo le mie più vive congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro per i prossimi tre anni.

 

Foto in copertina: Trial section Oxfordshire – 2019