Arriva il Passaporto digitale per i robot umanoidi
Una normale “carta di identità” che permette di risalire immediatamente al proprietario. Assistenza in caso di smarrimento o incidente
Lo scenario è il congresso Uil, una platea di delegati e lavoratori a dibattere, ma la Presidente Giorgia Meloni al suo ingresso trova ad accoglierla un robot umanoide, forse inaspettato ma gentile e professionale “è un onore darle il benvenuto” le dice.
E’ questo lo scenario del futuro? Non è solo futuro ma attualità, infatti i numeri ci dicono che nel solo 2025 sono stati prodotti e consegnati nel mondo oltre 18.000 robot umanoidi, con una crescita del 508% rispetto all’anno precedente. Le previsioni IDC prospettano che entro il 2030 un moltiplicatore di robot esplosivo, destinato a essere utilizzato in stabilimenti, magazzini, ospedali e uffici.
L’espansione del mercato dei robot umanoidi, però, sta ridefinendo le priorità in termini di sicurezza, tracciabilità e gestione del ciclo di vita dei sistemi autonomi.
Se ‘l’umanoide’ si blocca, non risponde ai comandi, urta qualcosa, noi cosa possiamo fare? Ci troveremo davanti una macchina antropomorfa di cui non si sa nulla: chi chiamare? A chi appartiene? Chi ne risponde legalmente? Per far fronte a questo problema a Padova, l’azienda EZ Lab ha sviluppato il primo passaporto digitale al mondo per i robot umanoidi.
Funziona come una Carta d’Identità e permette di risalire immediatamente al proprietario, allo stato meccanico, ai contatti di assistenza in caso di smarrimento o incidente. E’ uno strumento unico in Occidente e che supera anche i primi prototipi asiatici.
In Cina, infatti, è già in funzione una prima identificazione e per entrare in fabbrica o muoversi in un magazzino ogni ‘macchina’ dovrà avere un’identità. Non un documento da cittadino però, ma un codice digitale di 29 cifre, una sorta di targa industriale che rileva chi lo ha prodotto, a quale modello appartiene, quando è stato immesso sul mercato, dove viene usato, se è già stato riparato, aggiornato, rivenduto o ritirato.
Il Robot Digital Passport (DRP), questo il suo nome, si candida quindi a diventare il primo sistema al mondo di identificazione digitale completa per robot umanoidi.
Una soluzione tutta italiana che pone rimedio a difficoltà reali che possono presentarsi nelle nostre città, nei nostri luoghi di lavoro a breve, e che si distingue per porre fine a un vuoto normativo. DRP per altro non è più un prototipo, ma la sua presentazione ufficiale è avvenuta a New York e poi al prestigioso evento di riferimento per l’innovazione tecnologica europea Viva Tech Parigi.

Stradenuove è anche App!
Gratis, senza registrazione. Notizie, podcast, Web TV sempre con te.
iPhone: Safari → Condividi → Aggiungi a schermata Home
Android: Chrome → Installa app

