CHE FINE HANNO FATTO I CAM STRADE?

C’è un fantasma che si aggira nel mondo delle costruzioni stradali all’alba del 2021, a dire il vero ha visto parecchie albe come questa, il suo nome è CAM strade.

INFRASTRUTTURE
Mauro Maschietto
CHE FINE HANNO FATTO I CAM STRADE?

C’è un fantasma che si aggira nel mondo delle costruzioni stradali all’alba del 2021, a dire il vero ha visto parecchie albe come questa, il suo nome è CAM strade.

Molti di quelli che mi leggono si chiederanno cosa rappresenti questo nome da automa antropomorfico: CAM acronimo di Criteri Ambientali Minimi, parente stretto di GPP, Green Public Procurement, cugino di lingua inglese di Acquisti Verdi della Pubblica Amministrazione a sua volta imparentato con PAN, Piano d’Azione Nazionale.

Tutto questo arzigogolato intreccio sta alla base di un piano europeo per incentivare l’adozione di politiche e di comportamenti più sostenibili da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

Tutto incomincia nel lontano 2003 con la Comunicazione 302 del 18 Giugno 2003 “Politica integrata dei prodotti – Sviluppare il concetto di ciclo di vita ambientale” con la quale la Commissione Europea invitava gli Stati membri ad elaborare appositi piani d’azione per l’integrazione delle esigenze ambientali negli appalti pubblici. A questo l’Italia rispondeva con il finanziamento, all’interno della legge finanziaria per il 2007, per l’attuazione e il monitoraggio di un “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione” (PAN GPP) e, successivamente, con il Decreto Ministeriale n° 135 dell’11 aprile 2008 con il quale, attraverso l’elaborazione del Piano d’Azione, delineava la strategia per la diffusione dei GPP, indicando le categorie merceologiche inizialmente coinvolte.

Il GPP, sulla base di questi provvedimenti e della definizione della Commissione Europea, rappresenta:

uno strumento di razionalizzazione della spesa pubblica e di riduzione degli impatti ambientali;
un modello di comportamento virtuoso per cittadini ed imprese in quanto favorisce la diffusione di modelli di consumo e di acquisto sostenibili;
uno strumento di competizione economica tra le aziende

Il PAN GPP, conseguentemente, definisce degli obiettivi nazionali, identifica le categorie di beni, servizi e lavori di intervento prioritarie per gli impatti ambientali e i volumi di spesa sulle quali definire i ‘Criteri Ambientali Minimi’ (CAM).

Alla fine di questo elaborato percorso è naturale chiedersi: i CAM cosa sono? Cosa rappresentano?

I CAM sono i principi tecnici del Piano d’Azione Nazionale definiti per le varie fasi della procedura di gara (selezione dei candidati, specifiche tecniche, criteri premianti della modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto), volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato. I criteri ambientali vengono definiti “minimi” perché sono quelli che, di base, possono garantire un appalto verde e a basso impatto ambientale. La loro efficacia, nel nostro Paese, è stata assicurata grazie all’art. 18 della L. 221/2015 e, successivamente, all’art. 34 recante “Criteri di sostenibilità energetica e ambientale” del D.lgs. 50/2016 “Codice degli appalti” (modificato dal D.lgs 56/2017), che ne hanno reso obbligatoria l’applicazione da parte di tutte le stazioni appaltanti.

A partire dal 2011 con la costituzione del GdL Green Roads si forma il nucleo che dovrà dare vita al tavolo di lavoro dei CAM strade, ad esso aderirono, sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente (MATTM), associazioni e rappresentanti dell’industria, enti di ricerca ed universitari ed alcuni rappresentanti della Pubblica Amministrazione per un totale di una ventina di unità che nel corso degli anni si è ampliato fino ad arrivare ai circa 90 aderenti attuali in rappresentanza di una miriade di portatori di interesse che vanno dall’ambientalismo alle associazioni di categoria, dall’industria all’università e sui quali il Ministero ha steso un velo di segretezza. Segretezza che arriva dopo un periodo in cui sono girate bozze e stesure apocrife culminate con l’invito espresso ad Asphaltica World del 2018 da parte del rappresentante del MATTM, con toni poco accomodanti, ad evitare di discutere dei contenuti non ancora licenziati con bolla papale.

Ma andiamo con ordine.

Fin dagli inizi i CAM strade hanno avuto un percorso difficoltoso, vuoi perché successivi ai CAM edilizia ai quali una poco ispirata regia ha voluto rifarsi, sia perché c’erano troppe teste a pensare, troppe voci a parlare e la formulazione di un pensiero unico è risultata un’utopia per cui molte sono state le voci critiche che si sono levate nel tempo a partire da chi si trova più prossimo al mondo delle strade. Il risultato di questo pollaio con troppi galli? Una serie di bozze, partorite più per avere il polso dei partecipanti che per una precisa evoluzione dei lavori, l’ultima lasciata trapelare nel novembre 2019, ben due anni dopo la data indicata a conclusione dei lavori ed emissione del documento.

Alla felice conclusione dei lavori non avrà giovato nemmeno il fatto che l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, abbia eccepito, in merito ai CAM edilizia, sull’accessibilità al sistema del GPP da parte di tutte le imprese con la precisazione che le specifiche tecniche di progetto e gli eventuali criteri premianti dovrebbero essere, per così dire, soppesati e ragionevoli, non dovendosi chiedere agli operatori “l’impossibile”. Il fatto che nel maggio dell’anno scorso l’ANAC abbia comunicato la sospensione delle attività concernenti l’adozione delle “Linee guida in materia di applicazione dei criteri ambientali minimi nel settore edilizia” è cosa del tutto marginale in funzione del fatto che è in corso la revisione dei CAM edilizia.

Si perché, si badi bene, i CAM strade oltre ad essere molto vicini a quelli dell’edilizia nell’impianto presentano sicuramente le medesime problematiche. A conferma di ciò si veda la costruzione a guisa di norme tecniche di capitolato con apposizione di limiti minimi, spesso individuati a capocchia, anziché di un’indicazione generica. Ad esempio nel criterio relativo alla temperatura di stesa si pone un limite massimo alla temperatura anziché indicare genericamente l’uso di tecnologie a bassa temperatura, lasciando spazio alla premialità delle indicazioni fornite in fase di offerta da parte dell’impresa. Analoghe considerazioni si potrebbero fare per quanto riguarda altri criteri quali la fonoassorbenza o la durabilità.

Migliore accoglimento non hanno trovato le varie bozze presso la RPT Rete Professioni Tecniche, ente che raccoglie al suo interno gli architetti, i chimici e i fisici, i dottori agronomi e forestali, i geologi, i geometri e geometri laureati, gli ingegneri, i periti agrari e periti agrari laureati, i periti industriali e periti industriali laureati, i tecnologi alimentari.

Infatti non solo l’ANAC aveva qualcosa da obiettare, ma anche la RPT, alla fine del 2018, provvedeva a presentare osservazioni e considerazioni alla bozza n. 10 (!) sottolineando che essa presenta le stesse problematiche segnalate nel 2015 e nel 2017. Sintetizzando, le osservazioni riguardavano il profilo giuridico ed il profilo tecnico che portavano nelle conclusioni ad evidenziare

“la difficoltà nell’elaborazione di richieste di modifica puntuali della bozza sottoposta alla sua attenzione. Ciò in quanto la struttura stessa del testo e le commistioni della fase progettuale con quella esecutiva suggerirebbero una sua riorganizzazione complessiva”.

Una sonora bocciatura, si potrebbe definire.

Si arriva così ai giorni nostri dove, a distanza di due anni dalle ultime notizie ufficiali, non si ha più alcuna informazione sullo stato di avanzamento di un documento di fondamentale importanza per il settore dei Lavori Pubblici anche in previsione dell’utilizzo dei fondi Next Generation UE.

Ma come dicevamo, a seguire la scomposta reazione avuta ad Asphaltica Word dell’ottobre 2018 e le critiche arrivate nei mesi successivi da parte della rappresentanza dei professionisti si è scelto di chiudere le porte per evitare spifferi dannosi rinchiudendosi dentro la propria “turis eburnea” nel rispetto del dettato del Marchese del Grillo.

È per questo che a conclusione di questa scorribanda ci sentiamo in dovere di chiedere a gran voce:

“Che fine hanno fatto i CAM strade?”