I racconti sotto l’ombrellone, Torraccia

E’ una spiaggia profonda a riva con i racconti a largo. E un fiume sulfureo che scende da Venturina

La Torraccia è una delle poche spiagge toscane profonde, granula grossa che non attacca addosso, tutta libera, assolata di giorno e buia di notte per vedere le stelle. Alla fine degli anni Ottanta, a largo dell’estremità meridionale, ovvero nel tratto dello Stellino, un grande squalo bianco aggredì un subacqueo con l’esito peggiore. La storia italiana ricorda soltanto un altro di questi eventi rarissimi. Già a riva, ti butti, fai un passo, non tocchi più e vivi in libertà. La mia spiaggia preferita non piace a tutti. Dove il sole batte forte sul profondo e apre i sensi del mistero. Andiamo a stenderci all’estremità che finisce contro la massicciata e il corso del fiumiciattolo che scende a mare da Venturina Terme con odore di zolfo. Steso al sole, sogno l’Etruria sacra.

Anche a Ferragosto, quando altri lidi sono un carnaio, qui rimane abbastanza spazio. Ma di solito si sta larghi. È anche il tratto che resta più naturale, alghe, tronchi, quello che porta il mare. Ignoro se la mia fortuna dipenda da una scelta ecologica o dalla trascuratezza del comune. Senza dubbio, lodo sempre la Torraccia con gli amici che trascino qui.

Le spiagge pulite deserto-biologico sono naturali ai tropici. La tecnica pubblicitaria le ha trovate in quei mari e ce le ha raccontate, fino a decidere i nostri gusti. Spesso non lo sappiamo ma la nostra immagine di spiaggia mediterranea manca in natura. Trattorini e macchinari vari devono lavorare per costruirla. E spesso ciò è anche necessario perché le mareggiate invernali non mutino la riva in una distesa di bottiglie. Come ho visto spesso, nelle spiagge settentrionali della regione. Purtroppo, fra Corsica e Toscana, ondeggia un’isola di plastica che non hanno buttato gli asiatici.

Comunque nel Mediterraneo, la posidonia spiaggiata racconta un mare sano e una foresta sott’acqua, dove i piccoli di molti pesci trovano l’ambiente sicuro in cui crescere. Mentre a riva, le foglie morte impediscono che le onde di portino via la sabbia, ospitando altre creaturine. Subito sotto, il fondale è piuttosto roccioso a differenza che nella zona centrale della spiaggia. Con maschera e boccaglio incontriamo la splendida donzella pavonina dalla livrea sgargiante. Branchi di salpe a strisce gialle. Giovani saraghi maggiori che si riparano tra gli scogli sommersi. Il tratto con più pesci è dopo il fiumiciattolo ma per questo bagno va bene così. L’acqua è fresca.

Oltre la massicciata, è facile esplorare la scogliera e il piccolo porto canale che la ruggine conforma al paesaggio. Ogni anno è sempre lo stesso giro entusiasmante. Gli scogli sono molto frequentati dai pescatori, giovani e vecchi. Ci fermiamo ad ascoltare un signore anziano che si è arrischiato tra le pietre scivolose, ha più canne da pesca che spazio per appoggiarle ma vuole tentarle tutte. Un’orata enorme tanti anni fa, pescando con sughero e larve di mosca. Il ricordo dell’attacco violento e spettacolare della lampuga gialla e azzurra, sull’esca viva di un compagno. Un polpo curioso quasi fuori dall’acqua che non sapeva come catturare senza l’attrezzatura adatta. E per fortuna, la curiosità consigliò al cefalopode di afferrare un amo privo di esca che non lasciò più. Oggi non è giornata, se non di sole. E nonostante l’affaccendarsi tra una canna e l’altra. I pesci stanno lontani.

Comunque, racconti plausibili soltanto alla Torraccia. Dove la riva sprofonda e anche le specie d’alto mare o i pesci grossi trovano acqua abbastanza fresca e quindi ossigenata, per avvicinarsi. L’estremità raggiungibile della scogliera è il punto terrestre più vicino all’area di mare, nella quale lo squalo bianco aggredì il subacqueo.

In ogni caso, credo fermamente nei racconti del pescatore. Perché i bambini e certi anziani vivono nel presente. Sanno mettere la loro energia e tutto il cuore in quello che fanno, imprese grandi o gesti quotidiani. Senza perdere tempo a vivere nel passato e nel futuro che non esistono. Le menzogne sono cose da cronologia. Loro nemmeno contano le estati che mancano per compiere l’età di fare qualcosa o a finire la giovinezza acerba e convincersi che presto non potranno più farle.

Uno scrittore americano che non ricordo, classificava in due modi il dono di Contemplazione della Natura. Quello diretto senza bisogno di niente e quello della pesca. A fine pomeriggio torniamo indietro, lunga strada bianca nel canneto. La Torraccia staglia al sole. Bella restaurata pare meno “accia”e un po’ annoiata di aspettare i pirati mori che scarseggiano da secoli, o le navi medicee dell’Ordine di Santo

Stefano che veleggiano dall’Oriente dopo qualche ruberia. Il parcheggio diverte ogni volta. Una successione di rettangoli blu a pagamento e soltanto due rettangoli bianchi gratuiti alla fine. Un confine amministrativo. Comuni diversi, colori diversi. Due rettangoli soli non valgono un parchimetro.

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