IL PIL PUÒ CRESCERE PER SEMPRE? PREVISIONI E CAMBIAMENTI ENTRO IL 2050

Da parametro esclusivamente economico dovrà essere ripensato. Demografia e produttività sostenibile a forte impronta ecologica per prevedere il futuro della crescita economica a lungo termine.

APPROFONDIMENTO
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Alessio Mariani
IL PIL PUÒ CRESCERE PER SEMPRE? PREVISIONI E CAMBIAMENTI ENTRO IL 2050

Da parametro esclusivamente economico dovrà essere ripensato. Demografia e produttività sostenibile a forte impronta ecologica per prevedere il futuro della crescita economica a lungo termine.

Dal 1970 al 2010, il Pil (prodotto interno lordo) mondiale ha corso forte, con una crescita media del 3.5% ogni anno. Quindi è giunta la stanchezza. L’arresto provocherebbe un cambio d’epoca: saggio aspettarselo? Per tutta la seconda metà del Novecento, almeno nei paesi industrializzati, la crescita economica ha garantito migliori condizioni di vita, di lavoro, abbondanza di beni materiali. Nelle economie capitaliste poi, la dinamica del Pil ha manifestato un forte legame con quella della disoccupazione; un legame inversamente proporzionale: l’ascesa del primo riduce la seconda.
Pacificamente, la crescita del Pil implicava un maggior consumo di risorse naturali, idrocarburi, minerali, acqua, terra fertile. Più si consumava, più l’economia cresceva. La domanda sugli effetti dell’inquinamento e della dipendenza da risorse non rinnovabili è emersa con forza a partire dagli anni Settanta.

Le dimensioni del pianeta sono limitate, possibile che la crescita economica continui in eterno? Tanto più che la stessa domanda vale per la crescita della popolazione, i cui consumi trascinano l’economia ma anche l’inquinamento, esauriscono le risorse, sfidano la capacità di produrre cibo per tutti. Il concetto di impronta ecologica permette di mettere a confronto la disponibilità di risorse e la capacità planetaria di assorbire l’inquinamento, con i consumi umani: ne risulta che la Terra non può sostenere i consumi attuali, occorrerebbe oltre metà pianeta in più. L’accumulo atmosferico di anidride carbonica è l’effetto più vistoso del superamento. D’altra parte, le conseguenze di una contrazione del Pil sono davvero spiacevoli.

Le capacità della tecnica invece sorprendono, economia circolare, efficientamento, energia pulita, incremento delle rese agricole, nuove tecniche di estrazione e nuove risorse. Ciò nonostante la speranza di una crescita materiale infinita è quasi svanita.
Perfino il Green Deal dell’Unione Europea mira ad una crescita economica “dissociata dall’uso delle risorse“. Alta ambizione, la possibilità che il Pil possa crescere esclusivamente come valore monetario, senza impiegare più risorse materiali, è dubbia; se ne discute da molto tempo. Tanto che la vexata quaestio potrebbe risultare addirittura già superata. Senza dubbio, anche un altro punto di vista è possibile. Un confronto tra demografia e produttività può tentare di prevedere i futuri del Pil globale.

La media di 2.2 figli per donna permette ad una popolazione umana di rimanere stabile. Dai primi anni Settanta ad oggi, la fecondità media è scesa da 4.5 a 2.4 figli. La tendenza è chiara, solida, decennale, apparentemente inarrestabile. Così, attorno al 2040, la popolazione mondiale giungerà al suo massimo, poi declinerà lentamente. La riduzione della fascia di età in grado di lavorare precederà quello della popolazione globale di circa un lustro. Da metà secolo, gli esseri umani sulla terra potrebbero diminuire dell’1% ogni anno.
Nei paesi poveri, la riduzione della mortalità infantile e la rapida urbanizzazione, calmano la demografia. Liberi dal timore per la sopravvivenza e dalle necessità dei lavori agricoli, i genitori desiderano meno figli.

Tuttavia, dagli anni Settanta al 2010, ogni ora lavorativa ha prodotto sempre più ricchezza: +90% globale. In Cina, la produttività è cresciuta del 1200%. Mentre negli Stati Uniti, il miglioramento produttivo annuo si è dimezzato, passando da due punti percentuali ad uno solo.
Accrescere la produttività è facile nelle economie arretrate. Ma una volta che la nazione guida è già stata copiata, con energia abbondante, tecnologia d’avanguardia, organizzazione efficiente, migliorare diventa arduo. I settori, nei quali è più difficile conseguire miglioramenti produttivi, sono quelli dei servizi e della cura alla persona, propri delle economie avanzate.

Proiettare nel futuro popolazione e produttività, permette di esporre un’ipotesi plausibile sulla dinamica del Pil.
Nella seconda metà del secolo: sempre meno uomini lavoreranno sempre meno ore ed il valore di ogni ora lavorativa crescerà poco o stagnerà; quali le conseguenze?
Jørgen Randers, membro del Club di Roma e professore della Norwegian business school, ha elaborato i dati globali, avanzando una previsione autorevole: la decrescita del Pil globale inizierà attorno metà secolo (2052: scenari globali per i prossimi quarant’anni). Alla crescita del Pil mondiale resterebbero pressappoco tre decenni. Se pure diversi paesi continueranno ad espandere la propria economia fin dopo il 2050 e nella media globale, potranno coesistere situazioni locali diverse.

Secondo Eurostat, entro il 2030, gli abitanti dell’Unione Europea passeranno da 447 a 450 milioni, quindi la popolazione diminuirà. Nel 2100, ci saranno 30 milioni di europei in meno. Di 30 milioni, 8.9 milioni saranno italiani.
Ciò significa che l’Italia del 2100 avrà perso circa il 15% dei suoi abitanti, rispetto al 2020. In Italia, risiederanno meno lavoratori ma anche meno persone tra le quali spartire le risorse. Difficile ipotizzare che una popolazione così ridotta possa produrre più ricchezza e consumare di più.
La fine della crescita rappresenterebbe un cambiamento strutturale difficilmente sopravvalutabile, aprirebbe nuovi spazi di creatività umana ed ardue sfide. La pressione dell’uomo sull’ambiente diminuirebbe, favorendo la transizione ecologica. Il Pil è stanco, possibile un cambio d’epoca.