Memole Dolce Memole, Tongari Bōshi no Memoru: genesi, temi e regia (2)
Con il titolo originale Tongari bōshi no Memoru (“Memole dal cappello a punta”), lo studio d’animazione investì su un progetto che si discostava dalle produzioni più standardizzate del periodo
Approfondimento Memole Dolce Memole – Capitolo 2
In questa rubrica analiziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e passione… E non solo. Buona parte del successo riscosso da molti titoli di successo dipende da tutto il lavoro svolto dietro le quinte per localizzare i prodotti, rendendoli irresistibili con iconiche sigle e voci dei personaggi indimenticabili
La genesi di Tongari bōshi no Memoru
Per comprendere la portata innovativa di Memole, è necessario ricollocare l’opera all’interno della produzione Toei Animation del 1984-1985. Con il titolo originale Tongari bōshi no Memoru (“Memole dal cappello a punta”), lo studio d’animazione di Tokyo investì su un progetto che si discostava vistosamente dalle produzioni seriali più standardizzate del periodo.
Toei, che aveva costruito la propria fortuna globale su epopee d’azione e adattamenti di manga di successo, cercava qui una terza via espressiva, capace di fondere cura artigianale e serialità televisiva. Il risultato fu un’opera delicata nei toni e rigorosa nella realizzazione, che consolidò un linguaggio più intimo all’interno dell’animazione per ragazzi.
La penna di Shunichi Yukimuro: profondità oltre il kodomo
La spina dorsale narrativa della serie è opera di Shunichi Yukimuro, uno degli sceneggiatori più lucidi e versatili dell’industria degli anime. Yukimuro, che aveva già dimostrato la sua capacità di gestire la commedia agrodolce con Hello! Spank e di collaborare a capisaldi drammatici del calibro di Candy Candy e Rocky Joe, iniettò in Memole una profondità psicologica inedita per un prodotto apparentemente infantile.
La sua scrittura si caratterizza per il rifiuto del manicheismo: non esistono veri cattivi in Memole, ma punti di vista differenti, paure da superare e incomunicabilità generate dalla distanza culturale. Yukimuro strutturò gli episodi non come una successione di gag o di eventi autoconclusivi, ma come un percorso di maturazione collettivo in cui ogni micro-evento fa avanzare la consapevolezza dei personaggi.
(continua nella prossima uscita – Per leggere tutto il reportage/approfondimento clicca sugli autori che hanno firmato questo articolo: ti appariranno tutti i loro contributi)

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