Occhi di Gatto

Non più prodotti per bambini, i grandi classici dell’animazione tv giapponese oggi sono oggetto di arte, collezionismo e passione per oltre 4 generazioni. In questa rubrica analizzeremo le serie mitiche, con lo sguardo di chi visse il loro arrivo in Italia la prima volta…

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
Occhi di Gatto

Non più prodotti per bambini, i grandi classici dell’animazione tv giapponese oggi sono oggetto di arte, collezionismo e passione per oltre 4 generazioni. In questa rubrica analizzeremo le serie mitiche, con lo sguardo di chi visse il loro arrivo in Italia la prima volta…

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Titolo Originale: Cat’s Eye

Anno di produzione: 1983

Episodi: 73

Prima trasmissione in Italia: 1985, Italia 1

Edizione italiana a cura di: CAR Film Centro Artistico Romano

Direzione del doppiaggio: Piera Vidale

Sigla: Cristina D’Avena

occhi di gatto
Kelly, Sheila e Tati sono tre bellissime sorelle che gestiscono un famoso bar di Tokyo, il “Cat’s Eye”.

Di notte, le tre ragazze si trasformano nella famosa banda di ladre conosciuta come “Occhi di Gatto”, dal nome del locale.

Hanno un obiettivo preciso: ricostituire la collezione di opere d’arte che in passato era appartenuta al padre, il famoso pittore Michael Heintz, successivamente trafugata e venduta a numerosi collezionisti. In questo modo le ragazze sperano di ritrovare le tracce del genitore, scomparso 20 anni prima in circostanze misteriose.

Alle loro calcagna, il poliziotto Matthew, fidanzato di Sheila, divenuto capo della “squadra speciale Antigatta”, e Alice, una perspicace detective che intuisce subito il coinvolgimento di Sheila nel gruppo delle famose ladre.

Fortunatamente per “le gatte”, questi non riescono nei loro intenti e spesso danno vita a situazioni assurde e comiche.

occhi di gatto
Io c’ero*

“Occhi di gatto” è la sigla di esordio di Ninni Carucci (vero nome Carmelo) come compositore di sigle. Una fortunata collaborazione con Five Records (RTI Music) la sua, durata anni, in cui ha firmato i più grandi successi discografici di Cristina D’Avena. Carucci ha dichiarato che molta della sua ispirazione nasceva dal giudizio dei figli, che non gli facevano mai mancare la loro opinione. In un’intervista al Corriere dei Piccoli disse che per lui era molto bello e facile lavorare con Cristina D’Avena, alla quale bastava sentire una sola volta la canzone per essere già pronta per cantarla.

Detto questo, “Cat’s Eye” ha la stessa magica mano che l’autore del manga ha usato con “City Hunter”, forse con meno risvolti sessuali. Le ladre televisive hanno allargato sicuramente gli orizzonti della fascia ragazzi, proponendo temi adulti, quasi gli stessi di Lupin III. Negli anni la censura si è abbattuta su questa serie: ad ogni passaggio – è accaduto anche a “Rupen Sensei” – se ne perdeva un pezzettino: una sigaretta accesa, una spalla scoperta, una coscia libertina… Beato chi si è visto la prima visione! Dopo qualche anno è arrivata sui nostri schermi la seconda serie, con una caratterizzazione dei personaggi più adulta e spigolosa. La formula originale vincente era però ormai consunta.

 

*Nicola Carrassi, autore de ‘Il Grande libro di Cartoni & Tv’. Sperling &Kupfer

 

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