Passaporto digitale UE, i dati frammentati frenano le imprese
Il Digital Product Passport entra nella fase operativa: per le imprese la sfida è riunire dati dispersi tra archivi, canali e lingue.
STRADENUOVE-Il passaporto digitale di prodotto entra nella fase operativa europea e porta in primo piano un problema ancora irrisolto per molte imprese: la frammentazione delle informazioni. Materiali, durata, riparabilità e modalità di smaltimento dovranno essere descritti in modo preciso e aggiornato, ma spesso i dati necessari sono distribuiti fra gestionali, fogli di calcolo, documenti, cartelle e piattaforme diverse. Il registro europeo del Digital Product Passport è operativo da luglio 2026. La prima scadenza indicata nel comunicato riguarda alcune batterie di grandi dimensioni e arriverà a febbraio 2027; l’applicazione sarà poi estesa progressivamente ad altri comparti, con regole specifiche per ciascuna categoria di prodotto.
Otto archivi per una sola scheda prodotto
Secondo le rilevazioni diffuse da On Page, società italiana specializzata nella gestione delle informazioni di prodotto, fra i suoi 230 clienti — prevalentemente imprese manifatturiere — i dati relativi a una singola scheda sono distribuiti in media su otto archivi. Le stesse informazioni vengono poi replicate su sei canali e in cinque lingue.
La dispersione nasce spesso con la crescita dell’azienda: codici e prezzi restano nel gestionale, misure e prestazioni nei file dell’ufficio tecnico, immagini e descrizioni nei sistemi del marketing, listini e condizioni commerciali in ulteriori documenti. A questi si aggiungono i contenuti destinati al sito, ai cataloghi, ai portali dei rivenditori, ai configuratori e alle applicazioni della rete vendita.
Il rischio emerge quando un’informazione cambia. La correzione deve essere riportata manualmente in ogni archivio e su ogni canale; se un passaggio viene omesso, lo stesso prodotto può essere descritto in modo diverso sul sito, nel catalogo o dai commerciali. «In molte aziende il dato di prodotto non ha un proprietario. Vive in otto luoghi e tre reparti ne aggiornano una porzione ciascuno», osserva Lorenzo Gabatel, CEO di On Page. Con il registro europeo, aggiunge, diventa indispensabile sapere quale sia la versione corretta.
Canali e lingue moltiplicano gli aggiornamenti
La gestione si complica ulteriormente quando le informazioni devono essere distribuite su più mezzi e tradotte. Ogni modifica può trasformarsi in decine di interventi da eseguire in sequenza. La soluzione indicata è un archivio unico dal quale tutti gli strumenti possano leggere dati coerenti e aggiornati.
Il comunicato richiama anche il rapporto Istat “Imprese e ICT 2025”: il 48,8% delle piccole e medie imprese italiane dispone di un gestionale integrato, quota che sale all’85,9% fra le grandi imprese. Anche in presenza di un sistema centrale, tuttavia, immagini, testi commerciali, dati tecnici e traduzioni possono continuare a vivere in archivi separati.
Il caso di un’impresa manifatturiera
Fra gli esempi raccolti da On Page c’è un produttore di attrezzature per la ristorazione professionale che gestiva circa 700 prodotti, sette lingue e cinque canali con due persone a tempo pieno e una terza nei periodi di picco. Dopo la centralizzazione, l’azienda è arrivata a seguire oltre mille prodotti, diciannove lingue e sette canali con una persona a tempo pieno e una part-time.
Per Gabatel, la preparazione al passaporto digitale non consiste soltanto nell’aggiungere un nuovo software: ogni dato deve avere un responsabile, una fonte certa e una procedura di aggiornamento. La tecnologia può distribuire le informazioni, ma l’ordine deve essere costruito prima all’interno dell’impresa.
Le prossime tappe europee
Secondo il Piano di lavoro europeo citato nel comunicato, tra i comparti prioritari figurano ferro e acciaio, alluminio, tessili, pneumatici, mobili e materassi, con provvedimenti previsti fra il 2026 e il 2029 e successivi periodi di transizione. Per le aziende che partono da numerosi archivi separati, il tempo necessario alla ricognizione e alla normalizzazione dei dati diventa quindi un fattore decisivo.
Fonti: comunicato stampa On Page; Commissione europea – Registro del passaporto digitale di prodotto;
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