SALCI, IL BORGO CHE VUOLE RINASCERE

Salci è luogo di silenzio, rovi e rovine che governano un luogo disabitato che vuole tornare a vivere. Anche grazie all’attore Carlo Verdone

TURISMO
Monica Riccio
SALCI, IL BORGO CHE VUOLE RINASCERE

Salci è luogo di silenzio, rovi e rovine che governano un luogo disabitato che vuole tornare a vivere. Anche grazie all’attore Carlo Verdone

Situato a 343 metri su una solitaria collina nel comune di Città della Pieve (Perugia), il borgo fortificato di Salci dista da Fabro quattro chilometri di antica e polverosa strada. Presso il castello scorre il torrente Fossalto e, nel suo crocicchio, i percorsi vanno verso Orvieto, Siena e Chiusi. Il suggestivo borgo-castello di Salci sorge in cima ad una collinetta che si trova al confine tra Umbria, Toscana e Lazio, il castello è un antico borgo murato costituito da due corti interne e comunicanti tra loro, secondo il modello alto-laziale. Il complesso è tutelato con vincolo indiretto dei Beni Culturali dell’Umbria del 21/6/1997 e vincolo diretto del 9/07/2013. E’ ricordato per aver ospitato Giuseppe Garibaldi e le camicie rosse, in fuga verso la Toscana dopo la caduta della Repubblica Romana nel 1849. A Salci è nato Achille Piazzai, costruttore di navi negli anni Venti del XX secolo. Il complesso è attualmente in stato di abbandono in ogni sua parte, in particolare: gli spazi esterni sono di proprietà della Città della Pieve, gli edifici sono di proprietà privata, la chiesa è della Curia. L’ultimo progetto di cui si ha notizia risale alla fine degli anni ’80, quando furono stanziati dei fondi dalla Comunità Europea. Tuttavia, il progetto è rimasto inconcluso, generando ulteriori criticità. Nella seconda metà del Novecento, Salci assistette ad un progressivo quanto irresistibile crollo della sua popolazione. E, con la morte dell’ultimo residente (l’anziano parroco don Pietro Calzoni) nel 1998, restò totalmente disabitata. Gli abitanti della zona hanno, nel frattempo, costituito il comitato “Salviamo Salci“, che si batte affinché possa tornare a vivere un borgo caro a chi ivi è nato e prezioso per l’intera Italia. E, nel 2012, grazie alla segnalazione dell’attore e regista Carlo Verdone, Salci è stata inclusa nel censimento de “I luoghi del cuore“, progetto promosso dal FAI e da Intesa San Paolo e destinato al recupero e alla valorizzazione di una serie di siti italiani.

Storia
Il paese, abbandonato da vent’anni e in serio degrado, vantava una strategica posizione, compresa nel territorio di Orvieto (Stato Pontificio), prossima al confine con il Granducato di Toscana e con il Marchesato di Castiglione del Lago. La peculiarità di Salci non era solo questa: costruito nel secolo XIV dagli eredi del condottiero Vanni Bandini, era, con l’investitura papale del 1568, un insolito esempio di castello ducato. Il minuscolo recinto medievale (tre ettari circa) godeva, infatti, delle seguenti prerogative feudali: rappresentavano il duca il balio, l’intendente per gestione e amministrazione, il segretario di corte, il podestà (garante dell’applicazione delle norme dello statuto); disponeva, inoltre, di prigione locale e guarnigione militare autonoma da Castel della Pieve; il signore aveva potestà di imporre tributi e pedaggi, di autorizzare mercati e fiere (importante era quella del 6 novembre in onore del patrono san Leonardo di Noblac), di battere moneta. A partire da questo periodo fino alla fine del secolo successivo, l’antico borgo fu territorio di contesa tra Orvieto e Città della Pieve. Nel 1497, si arrivò ad un accordo, con la firma del trattato di Monteleone: Salci entrò definitivamente a far parte del territorio di Città della Pieve e dell’area d’influenza dei Bandini. Questi trasmisero la proprietà ai propri discendenti fino al 1568, anno in cui Pio V eleva a Ducato il castello ed il territorio limitrofo. Le conseguenze di questo cambiamento furono molto importanti: Salci poté dotarsi di una guarnigione militare indipendente da quella di Città della Pieve, imporre tasse proprie ed organizzare fiere e mercati.

Con l’estinzione della famiglia dei Bandini, il complesso venne ceduto da Pio V ai Bonelli di Torlonia, legati al papa da un vincolo di parentela. La famiglia Bonelli tenne il castello fino al 1886, quando venne acquistato da Vittoria di Mirafiori. Recentemente il borgo è stato riconvertito ad usi agricoli. Posto tra Siena e Orvieto, lungo l’adiacente percorso della Via Francigena, il borgo era scelto come sosta da mercanti e pellegrini diretti a Roma, ma, il fatto di essere incuneato tra due grandi Stati, lo rendeva gradito rifugio per contrabbandieri e ricercati, spesso non disinteressatamente tollerati dai duchi.

Cosa vedere

Fra la quiete delle foreste di quest’angolo di Umbria a ridosso della vicina Toscana (il confine con la provincia di Siena dista neppure tre chilometri in linea d’aria), si nota l’imponente Porta d’Orvieto, rivolta a sud. All’esterno, la struttura si affaccia su uno spiazzo dedicato ad uno dei salcesi più noti: l’ingegnere navale Achille Piazzai, progettista, fra l’altro, del celeberrimo transatlantico Rex. Tramite la porta, sovrastata da un’elegante merlatura guelfa e ancora recante lo stemma dei Bonelli, si giunge presso un’ampia corte, detta Piazza dei Crescenzi, intitolata alla storica famiglia baronale romana, un cui ramo confluì, per via matrimoniale, nei Bonelli. Su gran parte degli edifici, per lo più sprangati, compaiono cartelli che avvisano del loro stato pericolante. Qua e là si notano segni di tentativi di restauro, oltre a memorie della vita di un tempo ormai lontano. Attraverso l’interna Porta dell’Orologio, si giunge nell’altra corte, Piazza Bandini. Sopra la porta corre la pittoresca Loggia degli Spiriti, un tempo usata dai duchi salcesi per raggiungere la locale Chiesa. Quest’ultima, intitolata a San Leonardo di Noblat (patrono degli schiavi), svetta immediatamente a destra: sormontata da una cuspide barocca a tre pinnacoli e affiancata dal campanile, non è al momento accessibile.

Curiosità

Il 30 e il 31 agosto 1975, qui si tenne pure un concerto a cui parteciparono artisti del calibro di Rino Gaetano, Lucio Dalla, Gabriella Ferri, Eugenio Finardi, Mario Schiano e Antonello Salis.

Come arrivare

Appena quattro chilometri separano Salci dal vicino casello sulla Autostrada del Sole di Fabro. Da qui, l’antica capitale ducale si raggiunge percorrendo una strada sterrata che s’inerpica sul colle salcese, contornata qua e là da una verde campagna talora punteggiata da casali abbandonati.

In auto

Per arrivare a Salci dall’autostrada A1: uscire dal casello in direzione Fabro Capoluogo (sulla destra), proseguire per 400 metri fino all’incrocio e girare a destra per Via dell’Osteriaccia, percorrere la strada principale per 1,3 km fino all’incrocio che indica Salci, proseguendo per altri 2,5 km fino al Borgo.

Se si vogliono percorrere le strade senza pedaggio e più panoramiche:

Per chi arriva da Chiusi (Siena): andare verso Ponticelli, frazione di Città della Pieve, dopo l’incrocio tirare dritto per Fabro sulla strada provinciale del Fondovalle (SP308) per 3,8 km poi svoltare a destra seguendo l’indicazione e andare avanti per 2,4 km fino all’incrocio per Poggiovalle, svoltare leggermente a sinistra continuando la strada bianca per ancora 1,1 km.

Per chi arriva da Orvieto (Terni): andare da Orvieto Scalo verso Ciconia in direzione Ficulle per la Strada Provinciale 106, continuare per Fabro Scalo, dove, all’unica rotatoria, imboccare la terza uscita verso l’autostrada, superare il casello tirando dritto, proseguire per 400 metri fino all’incrocio e girare a destra per Via dell’Osteriaccia, percorrere la strada principale per 1,3 km fino all’incrocio che indica Salci, proseguendo per altri 2,5 km fino a Salci

Per chi arriva da Perugia: trovare le indicazioni per Sant’Andrea delle Fratte, da lì prendere la Strada Statale 220 che porta a Tavernelle, seguendo le indicazioni passare per Piegaro, Monteleone d’Orvieto (o Montegabbione, Fabro Scalo dove, alla rotonda, prendere l’uscita per Fabro fino all’imbocco per l’autostrada,

In treno

Sia arrivando da Firenze che da Roma scendere alla stazione ferroviaria di Fabro-Ficulle, da lì richiedere un taxi, fare una bella passeggiata fino a Salci o trovare un passaggio in autostop.

Riferimenti

https://borgodisalci.wordpress.com/

https://www.iluoghidelsilenzio.it/borgo-di-salci-citta-della-pieve-pg/

https://genteinviaggio.it/gita-una-giornata-salci-borgo-umbro-non-deve-morire/

https://www.italianostra.org/beni-culturali/borgo-abbandonato-di-salci/