Voglia di disconnessione, paura di sparire

In base al sondaggio dell’osservatorio AIM Generazione Z e Millennial vogliono ridurre il tempo online, ma al tempo stesso temono di restare esclusi

Disconnettersi non è più un desiderio isolato o una tendenza di nicchia: il 94% di donne e uomini tra i 18 e i 45 anni ha desiderato almeno una volta di ridurre il tempo trascorso online. A dirlo è la prima rilevazione dell’Osservatorio AIM – di Factanza media con Ipsos Doxa – nato per monitorare nel tempo i principali cambiamenti culturali, sociali e generazionali attraverso ricerche periodiche su temi di attualità.

La ricerca, realizzata a marzo 2026 con il coinvolgimento di 3.551 appartenenti alla Gen Z e ai Millennial, restituisce l’immagine di un rapporto sempre più complesso e sfaccettato con l’ecosistema digitale. L’esposizione permanente alla connessione resta infatti parte integrante della quotidianità, ma cresce la volontà di porre un limite per recuperare attenzione e qualità della vita. Questa spinta alla disconnessione è particolarmente forte tra i più giovani. Più della metà del cluster Gen Z dichiara di desiderare spesso di ridurre il tempo online, contro una quota più contenuta tra i Millennial. Il segnale più evidente arriva dalle giovani donne: fra le ragazze di età compresa tra 18 e 30 anni, la quota di chi sente spesso il bisogno di disconnettersi sale al 58%, il dato più alto rilevato. Nonostante la consapevolezza, per i più giovani la disconnessione sembra più difficile da mettere in pratica rispetto agli altri. Il 52% degli intervistati tra i 18 e i 30 anni dichiara infatti di non riuscire a ridurre il tempo online, rispetto al 39% della fascia 31-45 anni. Uno dei fattori può essere il timore di esclusione sociale legato alla disconnessione: la Gen Z teme più dei Millennials l’isolamento sociale, il 23% contro il 14%. Una dinamica che restituisce l’immagine di una generazione consapevole della necessità di una nuova dieta digitale, ma allo stesso tempo più intrappolata nei meccanismi della connessione costante.

Questa ricerca conferma quanto sia importante osservare il rapporto degli adulti e dei giovani adulti con il digitale non solo in termini di tempo trascorso online, ma anche di attenzione, benessere e qualità della relazione con la tecnologia” – ha dichiarato Bianca Arrighini, CEO e Co-Founder di Factanza Media – “I dati emersi da questa prima ricerca ci invitano a riflettere su abitudini che ormai tendiamo a dare per scontate, ma che non sempre sembrano rispondere ai bisogni reali delle persone in termini di uso del tempo, qualità dell’attenzione e diritto alla disconnessione. Con l’Osservatorio AIM vogliamo contribuire a costruire nel tempo uno spazio di osservazione continuativo capace di accompagnare imprese e organizzazioni nella lettura di questi cambiamenti e delle nuove esigenze che si stanno delineando”.

Sul fronte dei benefici attesi praticando la disconnessione, il primo risultato riguarda l’aumento della concentrazione: quasi 3 Gen Z su 4 e oltre 6 Millennials su 10 lo indicano come il beneficio principale della messa in pausa dei dispositivi. Un segnale che la costante esposizione all’ambiente digitale viene percepita come una condizione che incide direttamente sulla capacità di mantenere attenzione e continuità nello studio, nel lavoro e nella vita quotidiana. Subito dopo arriva il bisogno di recuperare tempo per sé e per le proprie passioni, citato dal 61% dei giovani nella fascia 18-30 anni e dal 62% degli adulti tra i 31 e i 45 anni. Al terzo posto emerge la riduzione dello stress mentale, indicata rispettivamente dal 54% e dal 46% degli intervistati.

Quando viene chiesto a quali attività si sarebbe disposti a rinunciare per ridurre il tempo online, la risposta riguarda lo scroll sui social. Lo eliminerebbe il 91% della Gen Z e l’87% dei Millennial, mentre le chat continuano a essere percepite come uno strumento necessario e difficilmente sacrificabile.

Il quadro che emerge non è una fuga dalla tecnologia, ma una trasformazione delle esperienze digitali in momenti di autentica qualità e significato – ha aggiunto Cristina Liverani, Director Public Affair di Ipsos Doxa – Prende forma una chiara opportunità per i brand di ripensare le loro strategie di comunicazione concentrandosi su esperienze che rispettino maggiormente il tempo e l’attenzione degli individui”.

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