RACHEL SULLA RIVA DEL MARE

La vita che brilla sulla riva del mare (Aboca, 2022) affascina finalmente anche i lettori italiani.

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Alessio Mariani
RACHEL SULLA RIVA DEL MARE

La vita che brilla sulla riva del mare (Aboca, 2022) affascina finalmente anche i lettori italiani.

La fascia intertidale abbraccia forte le terre emerse, tra i limiti ultimi di alta e bassa marea. Dove pochi centimetri o diverse centinaia di metri, tra terra e mare, avverano l’attrazione degli opposti: ritmo eterno ed eterno mutamento. Approssimando all’uomo la percezione intuitiva del legame con il tutto. Nell’emozione del ritorno. Quasi a ricordare l’origine della Vita e le acque basse, già percorse, nel tempo immemorabile, dall’evoluzione degli esseri, destinati ad abitare il mondo asciutto.

Così, quando il plenilunio di agosto allinea con la terra e con il sole, chiamando addietro l’oceano per l’escursione più ampia delle maree sigiziali, Rachel Carson attende a riva. Il momento è avanti l’alba. La speranza è che il vento regga e che le tempeste non interferiscano. Perché soltanto allora, i flutti scopriranno la grotta marina con la sua pozza interna.

E l’attesa non è vana. Poco dopo, una stella afferra un filamento e penzola dal soffitto, per toccare il suo riflesso stesso, perfetto, nell’acqua cristallina. Mentre i fiori sono animali. Coralli molli, tubularia, peduncoli e tentacoli fragili, fermi o cadenti. Un tempo sospeso, dell’attesa, per le creature a secco. Un luogo dell’incanto, per la biologa. E non solo per lei.

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La vita che brilla sulla riva del mare

Infatti, Rachel Carson accompagna ancora i suoi lettori affezionati lungo le coste, per scoprire La vita che brilla sulla riva del mare (Aboca, 2022). Oggi, come quasi settanta anni fa. Tanto è durata l’attesa, perché la “trilogia del mare” presentasse l’ultimo libro anche in Italia. Ispirazione della biologa marina, prima dell’impegno pubblico con i piedi per terra, celebre nella Primavera silenziosa dei pesticidi.

Un turbamento ancora lontano dalla Vita che brilla. Divulgazione scientifica e passeggiata poetica, lungo spiagge, scogliere e barriere coralline, dell’Atlantico americano. Consigliata a quanti desiderino approfondire la leggerezza delle Brevi lezioni di meraviglia e soprattutto ai lettori forti che amano il mare e la natura. Seguiamo alcuni passi.

Rive di roccia

Rive di roccia corrono le coste del Maine, stendendosi verso il New Engliand. Sulle formazioni a strapiombo, il confine è ben visibile. Una macchia scura procede in orizzontale, per segnare tutte le scogliere del mondo. Licheni piccolissimi, alghe verdi ma soprattutto le primitive alghe azzurre ricevono qui soltanto gli spruzzi di schiuma. Tanto basta ad evitare l’essiccamento e “separare” due regni. Quando la marea è alta, i gabbiani attendono sopra.

Sotto la striscia, prime creature d’acqua sono le littorine, volgarmente lumache di  mare. Tuttavia, le littorine ruvide sono vivipare, non percorrono il consueto stato larvale delle creature marine. La madre trattiene le uova fino alla schiusa. Poi, adulte o piccole come granellini, si accalcano tra le fessure e i gusci vuoti dei cirripedi, per timore delle onde forti. Queste littorine respirano aria e soltanto le maree sigiziali crescono tanto da idratarle, quel che basta perché sopravvivano.

Più giù, la littorina comune si bagna spesso con l’alta marea consueta, affidando le uova chiuse alle correnti. E ancora più in basso, la littorina liscia addirittura fugge l’aria, strisciando tra le alghe quando l’acqua recede. Tutte brucano patine di alghe. Le littorine ruvide fin sulla macchia scura.

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Rive di sabbia

Rive di sabbia intrecciano rapporti col mare da tempo immemore. Ogni granello rammenta l’erosione di ere, dal New Jersey verso sud. Nella fascia intertidale, una pellicola d’acqua separa ogni chicco dall’altro. Larve, crostacei, organismi unicellulari prediligono le sabbie di quarzo, nuotando per tutta la vita in questo universo fresco e buio.

Soltanto la superficie secca al sole. Così, anche per gli animali più grandi, vivere significa seppellirsi abbastanza, lontano da onde troppo forti, dal sole e dai predatori. Mentre, al contrario, il nuovo flusso marino segna il momento di risalire e protendere gli organi appositi fuori dal velo, filtrando la corrente alla ricerca di cibo. Numerose specie di Cannolicchi, granchi, vermi vivono in questo modo.

Con la bassa resta il deserto o il tetto della città sotterranea, per chi sa guardare. Ma anche in questi ambienti, certe creature prendono terra. Il granchio fantasma, pallido e notturno, fugge l’acqua e scava la propria tana oltre il limite di marea, sulle dune. Tuttavia dipende ancora dal mare. Le femmine consegnano le uova all’oceano, dove matureranno le larve. La cavità branchiale necessita di una scorta d’acqua che il granchio rinnova al limite del bagnasciuga, dove attende un’onda più forte delle altre per bagnarsi e correre indietro. Infine il granchio si tuffa, quando un predatore cerca di catturarlo.

Di recente, il Cnr ha monitorato la ricomparsa di una specie particolare di granchio fantasma, lungo le coste della Sicilia meridionale.

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Rive di corallo

Rive di corallo legano i mutamenti del livello marino e l’opera della vita. Ad esempio, le Florida Keys emergono dell’attività dei polipi, costruttori di esoscheletri calcarei, il cui accumulo millenario basa le isole. Infatti, al giorno d’oggi, i coralli vivi si trovano più a largo. Oltre le Keys, il fondale è basso per diversi chilometri. E al confine di questa piattaforma sommersa, la barriera corallina prospera, talvolta già affiorando per ospitare qualche faro. E attendere la notte.

Con le tenebre infatti, gli esseri planctonici muovono verso la superficie. Così, i polipi del corallo estraggono i loro tentacoli dal calcare diurno e li protendono. Imitati da molti animali. Nei pressi delle isole Dry Tortugas, il verme palolo affascina quanto i pesci variopinti. Questa creatura fugge la luce del sole e della luna, rifugiandosi negli anfratti o nei cunicoli che scava tra i coralli morti. Soltanto quando è molto buio, il palolo trova il coraggio di uscire per brucare i suoi vegetali, fino a qualche centimetro dalla tana. Pertanto, la sua generazione è strana.

Nel mese di luglio, al terzo quarto di luna, raramente al primo, il verme espone la coda – rosa nei maschi grigia verdastra nelle femmine – e si contorce. Tanto da rompersi in due vermi. Il primo torna nel cunicolo. Il secondo nuota verso la superficie, dove migliaia di vermi continuano le contorsioni, fino a lacerare il proprio corpo, liberando uova e spermatozoi. Seguono il banchetto facile dei pesci e la morte dei superstiti esausti. Tuttavia, presto, nuovi nati andranno a fondo.

“Ritmi ricorrenti di flussi, riflussi e frangenti”

Abbandonarsi su qualunque riva, adagia un’esperienza piacevole. A pochi passi dal mondo altro. Così, oceano o Mediterraneo, La vita che brilla può svegliare un desiderio semplice, quello di guardare.

«Come il mare stesso, anche la costa – il luogo dei nostri vaghi esordi ancestrali – affascina quelli che di noi vi fanno ritorno. Nei ritmi ricorrenti di flussi, riflussi e frangenti, e nella vita tanto varia lungo le linee di marea, c’è l’ovvia attrazione esercitata da movimento, variazione e bellezza. C’è poi anche, ne sono convinta, un incanto più profondo, che scaturisce dalla percezione di un’importanza e un significato interiori».

 

 

 

 

 

 

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