Superbatteri e sepsi, uccidono tre persone al minuto
Terapie del futuro: dai batteriofagi all’intelligenza artificiale, la lotta alla resistenza antimicrobica è una priorità che non ammette rinvii
Tre vittime ogni minuto. È questo il ritmo con cui, entro il 2050, la resistenza antimicrobica potrebbe mietere vite in tutto il mondo se non si interviene con decisione e urgenza. Un dato che fa riflettere e che ha costituito lo sfondo del convegno “Top5 in Infectious Diseases“, giunto alla sua terza edizione. Tre giorni di confronto ad altissimo livello, con i maggiori specialisti mondiali riuniti per fare il punto su superbatteri, sepsi, infezioni fungine emergenti e le innovazioni terapeutiche che potrebbero, nei prossimi anni, fare la differenza tra la vita e la morte per milioni di pazienti.
I numeri del fenomeno sono già oggi allarmanti. Secondo l’analisi del Global Burden of Disease 2021, le infezioni batteriche resistenti sono state associate a circa 4,71 milioni di decessi nel mondo, di cui 1,14 milioni direttamente causati dalla resistenza antimicrobica. In Europa, ogni anno, oltre 35mila persone muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. Le proiezioni al 2050 stimano che i decessi diretti potrebbero sfiorare i 2 milioni l’anno, con un impatto cumulativo di oltre 39 milioni di morti tra il 2025 e il 2050. Cifre che trasformano quella che potrebbe sembrare una questione tecnica da laboratorio in una delle più gravi emergenze sanitarie globali del nostro tempo.

Il simposio, presieduto da Marco Falcone dell’Università di Pisa e sostenuto dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), ha affrontato sei temi centrali. Il primo riguarda proprio i superbatteri e la resistenza antimicrobica: non basta disporre di nuovi farmaci se poi mancano accesso rapido, dati reali e una stewardship ospedaliera efficace. Lo ha sottolineato David Paterson della National University of Singapore, relatore d’apertura, ricordando che le molecole innovative funzionano solo se inserite in un sistema organizzativo all’altezza. Il secondo tema è stato la sepsi, con un’anteprima italiana delle nuove linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaign 2025-2026, presentate da Massimo Antonelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Gemelli di Roma. Il focus si è concentrato sul timing della terapia antibiotica, sulla gestione dei fluidi e sulle strategie per aumentare la sopravvivenza nei reparti di terapia intensiva, dove la sepsi resta tra le principali cause di morte.
Grande attenzione è stata riservata alle infezioni fungine emergenti, in particolare alla Candidozyma auris, un patogeno multiresistente che si sta diffondendo rapidamente anche in Europa e in Italia, con implicazioni serie per i pazienti immunocompromessi. Si è poi discusso dell’HIV, con un aggiornamento sulle terapie a lunga durata d’azione, sulla profilassi pre-esposizione sia orale che parenterale e sulla gestione dell’invecchiamento e delle comorbidità nei pazienti sieropositivi. Tra le prospettive più avanzate emerse nel corso del convegno, spiccano l’intelligenza artificiale per diagnosi più rapide e accurate, l’uso dei batteriofagi come alternativa terapeutica contro i patogeni multiresistenti, i vaccini per i pazienti fragili e gli approcci sempre più personalizzati alla terapia antibiotica.

Un capitolo a parte ha meritato Resistimit, il progetto nazionale della Simit che collega oltre 40 ospedali italiani in una rete clinica capace di raccogliere in tempo reale dati sulle infezioni da batteri multiresistenti. Ad oggi sono stati analizzati circa mille casi di infezioni gravi, con una mortalità a 30 giorni del 17,6%, che sale al 22-23% per la Klebsiella resistente, al 37% per l’Acinetobacter baumannii e supera il 40% per lo Stenotrophomonas maltophilia. Una mole di dati che permette di identificare più rapidamente i pazienti a rischio, orientare le scelte terapeutiche e costruire modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale. “L’infettivologia sta cambiando rapidamente“, ha spiegato Falcone. “Da un lato crescono i batteri resistenti agli antibiotici, dall’altro abbiamo strumenti sempre più avanzati. La sfida è portare queste innovazioni nella pratica clinica.”

