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Laboratorio galleggiante: salvare il mare partendo dal fiume

Sul Tevere nasce il “Marevivo Floating Hub”. A Roma c’è un ex barcone trasformato in polo scientifico ecosostenibile: 60 tonnellate di rifiuti rimossi dai fondali

C’è un filo invisibile che collega il marciapiede di una città al fondo del mare. Si chiama fiume. Ogni rifiuto abbandonato lungo le sponde del Tevere, ogni frammento di plastica disperso nelle acque urbane intraprende un viaggio silenzioso ma inesorabile verso il Mediterraneo, trasportato dalla corrente come su un nastro scorrevole. È da questa consapevolezza – semplice nella logica, devastante nelle implicazioni – che nasce il “Marevivo Floating Hub”, il nuovo polo didattico-scientifico inaugurato in occasione della Giornata Nazionale del Mare.

Prima ancora di aprire i battenti, il progetto ha già scritto una pagina importante: per realizzare la struttura, l’intera area dello Scalo de Pinedo è stata bonificata. Operatori tecnici subacquei, supportati da una gru da 30 tonnellate, hanno ripulito i fondali restituendo al fiume qualcosa che gli apparteneva: la possibilità di respirare. Dal letto del Tevere sono emersi biciclette, transenne, una barca, ferro e plastica di ogni tipo: in totale, 60 tonnellate di rifiuti rimossi prima ancora di posare la prima trave. Un atto simbolico e concreto allo stesso tempo, che racconta cosa significa davvero prendersi cura di un ecosistema.

© Federico di Bello

La struttura che ne è nata mantiene all’esterno l’aspetto del vecchio barcone, ma dentro, e nella sua anima, è tutt’altra cosa. Si sviluppa su due livelli: al piano terra trovano spazio la direzione e gli uffici operativi della Fondazione Marevivo; al piano superiore si apre il Centro della Biodiversità Fluviale e Urbana, uno spazio progettato per incontri, convention, attività scolastiche e laboratori dedicati agli ecosistemi acquatici e alle energie rinnovabili. I materiali scelti per la costruzione raccontano una filosofia precisa: il legno proviene da foreste certificate PEFC, la coibentazione è in lana di pecora e l’energia necessaria all’intera struttura è prodotta in loco grazie a pannelli fotovoltaici di ultima generazione e a un sistema di pale eoliche. L’Hub è completamente autonomo dal punto di vista energetico. E non si è fermato lì: ha fatto da apripista alla prima Comunità Energetica Rinnovabile sul Tevere, battezzata “CER – Un Fiume di Energia”, nata proprio da un’idea di Marevivo per diffondere la cultura delle fonti rinnovabili lungo il corso d’acqua.

© Federico di Bello

Il Centro della Biodiversità Fluviale e Urbana, realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito del National Biodiversity Future Center – finanziato dal PNRR – non è un museo da guardare in silenzio. È un luogo vivo, pensato per connettere ricerca scientifica, educazione e partecipazione civica. Strumenti digitali, attività sul campo, campagne di monitoraggio: chiunque, da studente a volontario, da insegnante a semplice curioso, può diventare parte attiva della tutela ambientale. Il Centro di Roma è uno dei nodi del Biodiversity Gateway coordinato dal CNR, una rete che collega la Capitale alle sedi di Palermo e Venezia e ai nodi territoriali di Fano, Napoli e Lecce.

A pochi passi dall’Hub si estende l’Oasi Naturalistica del Lungotevere delle Navi, inaugurata nel 2025 dal Comune di Roma dopo un intervento di ripulitura e bonifica. Questo spazio verde diventa il prolungamento naturale dei laboratori indoor, un’aula all’aperto dove esplorare la biodiversità del fiume in riva alle sue acque. Perché il Tevere, patrimonio UNESCO nel tratto che attraversa il centro storico, non è solo uno sfondo scenografico: è un corridoio ecologico autentico, che lungo le sue sponde ospita specie selvatiche capaci di sopravvivere e proliferare nonostante le pressioni di una grande metropoli. Una ricchezza nascosta, che l’Hub si propone di rendere finalmente visibile.

All’inaugurazione, alla quale ha partecipato il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, era presente anche l’esploratore Alex Bellini, protagonista della campagna “Ten Rivers One Ocean”: un viaggio lungo i fiumi più importanti del pianeta per documentarne lo stato di salute. La sua presenza ha ricordato che il Tevere non è un caso isolato, ma parte di una crisi globale che si combatte anche partendo da qui.