Dall’UE stop alla distruzione di abiti usati

In vigore il Regolamento europeo che vieta alle grandi imprese l’eliminazione di prodotti tessili mai usati e rimasti invenduti

Da luglio è effettivo il divieto previsto dal Regolamento UE sull’ecodesign (Ue 2024/1781), che vieta alle grandi imprese del settore abbigliamento di distruggere i prodotti invenduti.

Vestiti, calzature e accessori non potranno essere portati al macero ma dovranno essere riutilizzati, donati, riciclati o comunque recuperati alla donazione, al fine di allungarne il ciclo di vita e ridurre gli sprechi, incentivando la diffusione di un modello di economia circolare. Le medie imprese saranno interessate dall’obbligo a partire dal 2030, mentre restano escluse le piccole aziende per le quali la norma entrerà in vigore dal 2030.

Con il Regolamento si pone fine a un modus operandi piuttosto diffuso nell’industria tessile, ovvero la distruzione sistematica di capi di abbigliamento e accessori mai usati, perché invenduti o restituiti da clienti insoddisfatti.

Eliminare i prodotti come strategia più conveniente rispetto a quella di conservarli per difendere il valore del marchio evitando sconti e per liberare i magazzini dalle eccedenze è stata finora una pratica popolare nel settore della moda. Lo dimostrano i numeri: ogni anno in Europa fino al 9% dei prodotti tessili finisce al macero prima ancora di essere utilizzato inquinamento con un impatto, in termini di inquinamento ambientale, decisamente negativo.

Gli obblighi di trasparenza

Il Regolamento introduce anche un obbligo di trasparenza, imponendo alle aziende del settore di pubblicare regolarmente le informazioni sulla quantità di prodotti invenduti e smaltiti nel corso dell’anno, indicando i motivi, la quota destinata al riutilizzo, riciclo o altre modalità di recupero e le misure adottate per evitarne la distruzione.

Sono tuttavia previsti limiti e deroghe per articoli pericolosi, danneggiati, deteriorati, che violano i diritti di proprietà intellettuale o che comunque non possono essere riusati.

Le implicazioni per il settore della moda

L’impatto di questa novità normativa sull”industria dell’abbigliamento sarà diverso a seconda dei comparti: per i prodotti cosiddetti di “fast fashion” probabilmente incentiverà gli outlet, le rivendite e le donazioni, mentre per il segmento del lusso dove la scarsità dell’offerta rappresenta una sfida, l’attenzione dovrà focalizzarsi su una gestione accorta della produzione e quindi delle eccedenze e cercando di contenere i costi di magazzino e ricorrendo in modo selettivo ai canali di vendita scontati.

Le nuove regole potrebbero incoraggiare a investire nell’intelligenza artificiale per poter prevedere in modo accurato la domanda e di conseguenza programmare efficientemente la produzione, così come gestire scorte ed eccedenze nei magazzini.

Insomma si tratta di risolvere il problema “a monte” producendo meno articoli per evitare di doversene sbarazzare poi.