Scoperti i neuroni che prolungano ansia e paura

La scoperta apre alla creazione di nuove terapie mirate e prive di effetti collaterali

Perché certe esperienze spaventose svaniscono in fretta, mentre altre continuano a perseguitarci per giorni, settimane o addirittura anni? La risposta arriva da una scoperta neuroscientifica “Autonomic C1 neurons promote anxiety via activation of vlPAGdai ricercatori dello St. Jude Children’s Research Hospital ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Neuron, di grande rilievo: i ricercatori hanno individuato un gruppo specifico di neuroni responsabili di mantenere attivo lo stato di allerta e prolungare la sensazione di ansia ben oltre la presenza dell’evento scatenante.

I disturbi d’ansia rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria globale, arrivando a colpire oltre 300 milioni di persone nel mondo. Comprendere i meccanismi molecolari alla base del loro interruttore potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui affrontiamo la salute mentale.

Il “freno a mano” che smette di funzionare

In condizioni normali, la paura è un meccanismo di sopravvivenza essenziale: di fronte a un pericolo immediato, il cervello attiva la risposta di attacco o fuga. Tuttavia, quando il pericolo scompare, il sistema nervoso dovrebbe tornare a uno stato di riposo. Negli individui che soffrono di ansia cronica o disturbo da stress post-traumatico, questo meccanismo di spegnimento si inceppa. La ricerca dimostra che una specifica popolazione di neuroni situata nell’amigdala e nella corteccia prefrontale continua a inviare segnali d’allarme a vuoto, prolungando indefinitamente lo stato d’ansia.

Verso farmaci mirati e senza effetti collaterali

La vera svolta riguarda le prospettive terapeutiche. Gli ansiolitici tradizionali come le benzodiazepine offrono un sollievo rapido ma agiscono in modo generico, portando spesso a sonnolenza, dipendenza e deficit di memoria. Gli antidepressivi di tipo SSRI, d’altra parte, richiedono settimane per mostrare un beneficio e non risultano efficaci per tutti. La possibilità di bersagliare selettivamente solo il circuito neurale responsabile dell’ansia prolungata permette di immaginare farmaci molecolari ad alta precisione, grado di spegnere la risposta patologica senza sedare l’intero cervello.

I risultati emersi da questo studio aprono una strada fondamentale verso una medicina sempre più personalizzata. Comprendere la firma biologica dell’ansia patologica offre una risposta concreta a milioni di pazienti, promettendo trattamenti mirati in grado di restituire serenità senza compromettere le facoltà cognitive o la qualità della vita quotidiana.

Patrizio Morabito

Stradenuove

 

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