A PISA TROVA UNA FAMIGLIA E FINALMENTE ANCHE UN NUOVO SORRISO

Il piccolo Guido è affetto da una rarissima malformazione facciale. Le mani d’oro dei chirurghi plastici del Percorso Labiopalatoschisi gli hanno fatto trovare sotto l’albero il più bello dei doni.

SALUTE
Francesca Franceschi
A PISA TROVA UNA FAMIGLIA E FINALMENTE ANCHE UN NUOVO SORRISO

Il piccolo Guido è affetto da una rarissima malformazione facciale. Le mani d’oro dei chirurghi plastici del Percorso Labiopalatoschisi gli hanno fatto trovare sotto l’albero il più bello dei doni.

Ci sono storie da raccontare, altre che si raccontano da sole e poi c’è chi regala letteralmente un nuovo volto a chi non aveva ancora una storia a lieto fine da tramandare. È ciò che accaduto alcuni giorni fa nella sala operatoria del Percorso Labiopalatoschisi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, uno dei centri di eccellenza italiani che donano letteralmente un nuovo sorriso ai piccoli nati con malformazioni congenite del labbro e del palato.

“Francesca, ti devo parlare… una malformazione così rara mi sarà capitata solo due, massimo tre volte nell’arco della mia vita professionale”. Dall’altro capo del telefono c’è il Gian Luca Gatti, chirurgo plastico e responsabile del Percorso Labiopalatoschisi dell’AOUP (Azienda ospedaliera universitaria pisana)

In Italia ogni anno nascono circa 600 bambini affetti da labioschisi, la malformazione – nota più comunemente con il nome di “labbro leporino” – che si manifesta, nei casi più semplici, con la mancata saldatura delle parti che formano il labbro superiore e la gengiva e, nelle casistiche più gravi, coinvolgendo il palato. La storia del trattamento di queste patologie ha origini antiche per la città della torre pendente che, fin dagli anni ’60, fa da apripista creando tecniche innovative che hanno portato la scuola pisana ad esser rinomata in tutto il mondo. Oggi il centro dell’Aoup realizza in media 230/250 interventi l’anno e accoglie famiglie provenienti da tutto lo stivale offrendo un poliambulatorio multidisciplinare capace di guidare, grazie ad un team di specialisti e consulenti, i piccoli pazienti in un percorso a 360 gradi.

La scorsa settimana una buona stella ha finalmente strizzato l’occhio a Guido (nome di fantasia per tutelare il minore e per rispettare un’esplicita richiesta dei genitori affidatari ndr), un bambino di 5 anni nato in Congo affetto da una rarissima schisi facciale di Tessier, una patologia che ha deformato il suo volto che risulta compresso in buona parte del distretto craniofacciale.

È una storia di tenacia, di resistenza, di speranza e di riscatto ma, soprattutto, di scienza e di mani umane che hanno restituito una faccia – e una nuova vita – a chi, almeno fin dagli albori della sua breve esistenza, non era apparso poi così fortunato. Nato quasi alla fine del mondo Guido, pelle lucida come un cioccolatino e una felpa celeste con Mickey Mouse che fa da contrasto, è arrivato in Italia molto piccolo.

Cosa aveva con sé? Una rarissima malformazione facciale e varie ed evidenti cicatrici.

“Come se le era procurate, dottore?” chiedo a Gatti.

“Non lo so Francesca, forse delle operazioni precedenti, non so di preciso quando abbia lasciato l’Africa. Quello che posso dirti con certezza è che stato fino a non troppo tempo fa ospite di un monastero di suore a San Giovanni Rotondo, in Puglia, e adesso è stato temporaneamente affidato ad una coppia di angeli, due straordinarie persone che attendono solo di adottarlo e diventare finalmente i suoi genitori”.

Lo dice con la commozione negli occhi il chirurgo massese – ma ormai da moltissimi anni pisano adottivo – che, senza reticenze o paure, ammette che a prima vista, non appena ha incrociato lo sguardo del piccolo Guido, ha capito che la sua malformazione era davvero gravissima. “In tanti anni di sala operatoria avrò visto una malformazione del genere solo tre volte” mi racconta mentre mi mostra la foto scattata al piccolo poche ore prima dell’intervento.

Penso di non aver compreso bene la complessità dell’operazione neppure quando mi fa tenere in mano lo scatto che ritrae il piccolo Guido.  Il quadro clinico si è presentato fin da subito complesso. Schisi laterali che coprivano naso e occhi, vie lacrimali aperte, nasino attaccato agli occhi, palpebre da ricostruire così come il labbro.

Tre ore e mezzo di intervento.

È il tempo impiegato dall’equipe dei chirurghi plastici Gian Luca Gatti, Alessandro Giacomina e Matteo Ragoni che, attraverso una cantoplastica, hanno ricostruito le palpebre “per poi successivamente abbassare il nasino e portarlo, con plastiche di allungamento, in posizione corretta. Abbiamo successivamente realizzato degli innesti per ricreare la fodera interna del naso nonché il rivestimento esterno e, da ultimo, ci siamo concentrati sul labbro superiore”

Decorso post- operatorio perfetto, nessuna complicazione e nei prossimi mesi Guido sarà sottoposto ad alcuni minori interventi sia per ridurre le cicatrici sia per fare i conti con la sua faccina che inevitabilmente crescerà con l’avanzare dell’età.

Ma quel che è certo è che tra 15 giorni potrà già tornare all’asilo per giocare spensierato con i suoi coetanei. Senza la paura o la vergogna di mostrare un viso deformato.

“E per quanto riguarda la parola? Restano difetti fonetici o problemi linguistici?” chiedo timorosa,

“Si fa capire molto bene, ha una bella vocina squillante e parla discretamente l’italiano – spiega Gatti -. Naturalmente, come tutti i nostri pazienti, sarà prossimamente seguito dal nostro team di logopedisti e foniatri che andranno a correggere qualche piccola imperfezione sempre presente al palato. Ma questa è routine”.

Punto di forza e di eccellenza del Percorso Labiopalatoschisi, infatti, è il team di professionisti, specialisti e consulenti capaci di abbracciare tutte le discipline coinvolte nel trattamento della malformazione e di guidare, oltre ai piccoli pazienti, i genitori che spesso si trovano disorientati di fronte ad una malformazione comune ma non sempre facile da accettare. “Oltre a me e ai chirurghi Giacomina e Ragoni ci sono anestesisti, infermieri, pediatri, neonatologi ma anche genetisti, psicologi, ortodontisti, otorinolaringoiatri e logopedisti in grado di trattare gran parte delle patologie correlate alla schisi. A cominciare da lievi problemi di fonazione e supporto psicologico fino a toccare criticità dentali e ipoplasie mascellari. A ciò si aggiunge il prezioso contributo dei consulenti dell’allattamento del progetto “AllatTiamo” – AISMEL che accompagnano le madri in uno dei momenti più delicati, talvolta difficili, della loro vita”.

Una realtà di eccellenza nazionale che anche per questa settimana non va a creare una notizia dato che si tratta di una prassi ma va, certamente, a restituire una chance e un’opportunità di mordere la vita a Guida. Stavolta con una bocca perfetta e denti drittissimi.

C’è forse un regalo di Natale più bello?