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Dal CNR arriva il primo pane di grano “Gluten-Free”

Tecnologia innovativa per creare un pane di frumento con meno di 20 ppm di glutine, mantenendo sapore e proprietà nutrizionali

Per milioni di celiaci e persone sensibili al glutine in tutto il mondo, il sapore e la consistenza del vero pane di grano sono stati per lungo tempo un ricordo o un desiderio irrealizzabile. Oggi, una scoperta italiana promette di cambiare radicalmente questo scenario. Presso i laboratori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isa) di Avellino, è stato realizzato il primo prototipo al mondo di pane di frumento tecnicamente “senza glutine”.

In Italia si stima che i celiaci siano complessivamente circa 600.000 (intorno all’1% della popolazione totale), ma la stragrande maggioranza di essi rappresenta un vero e proprio iceberg sommerso. Secondo gli ultimi dati epidemiologici del Ministero della Salute, i pazienti effettivamente diagnosticati sono poco più di 265.000, il che significa che oltre la metà delle persone celiache non sa ancora di esserlo ed è in attesa di una diagnosi. Dal punto di vista della distribuzione di genere, la malattia manifesta una netta prevalenza femminile: circa il 70% dei casi diagnosticati riguarda le donne, con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. A livello territoriale, la Lombardia, il Lazio e la Campania si confermano le regioni con il maggior numero di diagnosi registrate.

Una tecnologia enzimatica rivoluzionaria

Il risultato, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Food Frontiers, è il coronamento di anni di ricerca guidati da Mauro Rossi. Il cuore dell’innovazione risiede in un processo biochimico avanzato: l’utilizzo di un enzima di grado alimentare, la transglutaminasi microbica. A differenza dei prodotti attualmente in commercio — che sono realizzati assemblando farine naturalmente prive di glutine (come riso o mais) con addensanti e zuccheri — questa tecnologia lavora direttamente sulla farina di grano. Attraverso il trattamento enzimatico e il successivo recupero differenziale del glutine detossificato, i ricercatori sono riusciti ad abbattere il contenuto di glutine nativo al di sotto delle 20 parti per milione (ppm), la soglia legale stabilita dalle normative internazionali per la classificazione “gluten free”.

Uno dei limiti principali dei prodotti senza glutine tradizionali è spesso il profilo organolettico (sapore e consistenza) e quello nutrizionale. Il prototipo del CNR supera entrambi gli ostacoli:

  1. Gusto e consistenza: Reintegrando il glutine detossificato con l’amido di frumento, si ottiene una farina che si comporta esattamente come quella classica, garantendo l’elasticità e la fragranza tipiche del pane tradizionale.
  2. Valore nutrizionale: Studi condotti in collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza (gruppo del prof. Gianluca Giuberti) hanno dimostrato che questo pane è nutrizionalmente superiore ai prodotti dietetici attualmente disponibili, spesso troppo ricchi di grassi o zuccheri per compensare l’assenza di frumento.

Il nostro prodotto apre uno scenario completamente innovativo nel settore merceologico del gluten free”, ha spiegato Mauro Rossi. Il mercato globale dei prodotti per celiaci è in espansione costante, ma la sfida principale è sempre stata quella di soddisfare le aspettative sensoriali dei consumatori.

Questo pane non è solo un successo tecnologico, ma una risposta concreta a chi soffre di intolleranze alimentari su base immune, offrendo finalmente un alimento che non costringe a scegliere tra salute e piacere del palato. Con il brevetto internazionale già depositato, il prossimo passo sarà il passaggio dalla fase di impianto pilota alla produzione industriale, per portare questa eccellenza della ricerca italiana sulle tavole di tutti.

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