“ECONOMIA DELLA CIAMBELLA” E SOSTENIBILITÀ: UN NUOVO MODELLO

Liberarsi dalla dipendenza dalla crescita, riprogettare l’idea di denaro e di finanza ponendoli al servizio delle persone ed arrivare a un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
“ECONOMIA DELLA CIAMBELLA” E SOSTENIBILITÀ: UN NUOVO MODELLO

Liberarsi dalla dipendenza dalla crescita, riprogettare l’idea di denaro e di finanza ponendoli al servizio delle persone ed arrivare a un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse.

Uscire dalla crisi innescata dalla pandemia di Covid 19, e farlo scegliendo un approccio green e sostenibile a 360 gradi. Sogno, utopia, illusione: come definire una possibilità del genere, al netto della conoscenza dei modelli economici di cui disponiamo?

Per far ripartire le economie, fino ad ora, l’idea dominante era quella di spingere sui consumi, sulla produzione, chiudendo magari un occhio sulla sostenibilità ambientale o su istanze di tipo sociale. Crescere: e se facendolo si spreca e si inquina, ce ne faremo una ragione. Questo – in breve – il pensiero che fino a pochissimo tempo fa è stato dominante: il modello di riferimento è quello della crescita, e basta. Ma questo tipo di approccio, al netto delle consapevolezze raggiunte oggi, non può essere più la prima scelta. Soprattutto quando ci sono delle possibilità alternative, come ad esempio quella indicata dall’economista britannica Kate Raworth, dell’Environmental Change Institute dell’Università di Oxford.

La sua teoria per una economia sostenibile viene definita “modello a ciambella”, dal diagramma che ne rappresenta la “struttura”: si propone di abbandonare l’obiettivo della crescita a tutti i costi, sostituendolo con quello della ricerca dell’equilibrio con il pianeta, con le risorse disponibili, con gli ecosistemi per arrivare alla possibilità per tutti di vivere dignitosamente in uno spazio sicuro ed equo. Come farlo? Lo spiega la stessa Raworth in un libro, “L’economia della ciambella”, uscito quattro anni fa ed edito in Italia da Edizioni Ambiente.

Già il titolo per esteso chiarisce l’intenzione dell’autrice: “L’economia della ciambella – Sette mosse per pensare come un economista del XXI° secolo”. I modelli economici precedenti, ottocenteschi e novecenteschi, non rispondono più alle esigenze di questo mondo che abbiamo oggi a disposizione, reso così com’è anche dalle scelte che l’umanità ha effettuato, dalle direzioni che abbiamo intrapreso. E che ora appaiono insostenibili, dannose per l’ambiente e portatrici di disuguaglianze enormi a livello sociale. E’ necessario quindi liberarci dalla dipendenza dalla crescita e riprogettare l’idea di denaro e di finanza mettendoli al servizio delle persone e della sostenibilità ambientale.

In che modo? Secondo Kate Raworth sono sette i passaggi che portano alla creazione di un’economia circolare in grado di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse: cambiare obiettivo, valutare l’immagine complessiva della realtà, coltivare la natura umana, acquisire comprensione dei sistemi, progettare per distribuire, creare per rigenerare, essere “agnostici” rispetto al dogma della crescita.

L’immagine grafica a cui fare riferimento per meglio comprendere la teoria è proprio quella di una ciambella. All’interno dell’anello c’è il livello minimo di condizioni sociali accettabili: cibo, acqua, casa, energia, istruzione, servizi igienici, sanità, reddito, diritti, uguaglianza, libertà politica, democrazia. All’esterno ci sono i limiti ambientali ed ecologici, che rappresentano il livello massimo di tollerabilità degli ecosistemi. Tra l’interno e l’esterno c’è la ciambella vera e propria, che rappresenta lo spazio di equilibrio tra esigenze sociali ed ambientali. Un livello di equilibrio che garantisce una esistenza dignitosa a tutti rispettando la sostenibilità ambientale.

La rappresentazione grafica chiarisce bene il concetto, che poi è abbastanza semplice: la strada giusta è quella dell’equilibrio, non della crescita “a tutti i costi” che invece porta diseguaglianza e danneggia l’ambiente. Un’evidenza ormai praticamente incontestabile, che però ad oggi non viene tenuta in considerazione da chi pensa ed applica modelli economici: è questo l’input molto forte della teoria della Raworth: cambiano i tempi, cambiano le esigenze, deve per forza cambiare anche l’approccio macroeconomico. Ma non solo: lo schema alla base dell’economia della ciambella” è essenziale, semplice ed efficace.

E può essere applicato “in scala” ovunque: dall’economia di una nazione a quella di una piccola città. O di una capitale, come Amsterdam ad esempio, che già da oltre un anno ha annunciato di voler ripartire – quando le condizioni lo permetteranno – proprio dal modello della “Doughnut Economics”. I dati a disposizione quasi sempre – secondo l’economista inglese – permettono di capire se ci si trova dentro al buco, e dunque in un regime di privazione di risorse essenziali per la collettività, o fuori dalla ciambella, quindi ad un livello di “iperconsumo” di risorse insostenibile.

Semplice ed efficace, appunto: non è un caso che la stampa inglese abbia definito la teoria dell’economista Raworth “un’alternativa rivoluzionaria al paradigma della crescita”, e l’autorevole giornale The Guardian abbia piazzato la sua ideatrice nella classifica dei dieci personaggi più innovativi del suo settore.