Hormuz, è allarme biologico: rischio diffusione specie invasive
Secondo un team di ricercatori le navi ferme da tempo potrebbero trasportare batteri e alghe in tutto il mondo
Il blocco delle navi commerciali ferme da mesi nello stretto di Hormuz sta mettendo a rischio l’ecosistema marino di tutto il mondo. Il lungo fermo potrebbe determinare la diffusione di specie invasive nei mari quando le navi riprenderanno a viaggiare.
A lanciare l’allarme un team di scienziati con uno studio pubblicato su Biological Invasions firmato da Mario Tamburri, biologo Marino dell’Università del Maryland, insieme a un gruppo internazionale di colleghi. Secondo i ricercatori quando la navigazione nel golfo Persico riprenderà normalmente, le navi rimaste ferme a lungo potrebbero favorire una ‘superdiffusione’ di specie marine nei porti dove attraccheranno.
In condizioni normali le navi restano ferme al porto al massimo un paio di giorni, per effettuare le operazioni di carico e scarico, mentre le 1500 navi bloccate nel golfo conteso sono li ormai da 5 mesi. I ricercatori contano che sotto le chiglie si sia formato un vero e proprio serbatoio di specie invasive pronte a essere trasportate ovunque, un nuovo piccolo ecosistema.
Normalmente la parte sotto la nave è dotata di una speciale vernice che serve a ostacolare che alghe, cozze e vari altri organismi marini ci si attacchino sopra. Ma se la nave sta ferma a lungo questa difesa diventa più fragile e di fatto gli scafi delle navi immobili si stanno incrostando di organismi marini, da microbi, alghe, cirripedi e altri invertebrati con il conseguente possibile trasporto involontario in altri Paesi che potrebbe avere portata e velocità senza precedenti.

Il fenomeno naturale “biofouling” in questo momento è inquinato dai fattori tempo e luogo, e inoltre le migliaia di navi attraccate a Hormuz, provenienti da ogni parte del mondo, sono poste molto vicine tra loro, fatto che fa aumentare la possibilità che organismi provenienti da uno scafo possano raggiungerne un altro e moltiplicarne così la popolazione.
Per altro il Golfo Persico è caldo e molto salato, cosa che favorisce la sopravvivenza di creature robuste per definizione, avendo già superato una dura selezione. Questi organismi non solo mettono a rischio l’ambiente, ma possono portare con sé parassiti e agenti patogeni che in qualche caso sono rischiosi anche per l’uomo.
“Se si dovesse immaginare lo scenario peggiore, non so se si potrebbe fare diversamente. E’ una tempesta perfetta” ha dichiarato Mario Tamburri.
Per scongiurare il pericolo i biologi marini chiedono che prima che la navigazione sia riattivata, le chiglie vengano ripulite o con squadre di sommozzatori o robot e che si attivi un sistema di controllo nei porti a rischio affinché si possa intercettare immediatamente l’arrivo di specie sospette.

Stradenuove è anche App!
Gratis, senza registrazione. Notizie, podcast, Web TV sempre con te.
iPhone: Safari → Condividi → Aggiungi a schermata Home
Android: Chrome → Installa app

