ISOLAMENTO TERMICO DELLE CASE: LA CLASSIFICA UE

La dispersione di calore negli edifici residenziali europei è differente da paese a paese. Motivi e trend di variazione.

AMBIENTE
Pamela Preschern
ISOLAMENTO TERMICO DELLE CASE: LA CLASSIFICA UE

La dispersione di calore negli edifici residenziali europei è differente da paese a paese. Motivi e trend di variazione.

Con la crisi energetica in corso avere un’abitazione a prova di spifferi non è poco. Inoltre trascorsa una settimana dall’arrivo ufficiale dell’inverno la preoccupazione per le bollette energetiche cresce. Nel nostro paese in questi giorni le temperature sono clementi, miti e decisamente più pasquali che natalizie; eppure prima o poi anche da noi il freddo arriverà. Ce lo ricordano proverbi e detti popolari: da quello celebre dei “giorni della merla” con cui ci si riferisce ai tre giorni finali di gennaio come ai più rigidi dell’anno, a quello che recita ” A San Vincenzo (che ricorre 22 gennaio) l’inverno mette i denti” e ancora “Gennaio e febbraio mettiti il tabarro”, solo per citarne alcuni.

In diversi paesi UE il freddo si fa già sentire da qualche settimana e con esso gli effetti della guerra in Ucraina, che si traducono in un aumento dei prezzi dell’energia. Al punto che la Commissione europea quest’inverno ha richiesto ai paesi del continente di rendere l’isolamento termico degli edifici una priorità.
È da riconoscere tuttavia che non tutti gli europei risentono delle temperature basse –e dei maggiori costi della bolletta energetica – allo stesso modo. Alcune recenti ricerche dimostrano che le dispersioni termiche domestiche variano considerevolmente nei diversi paesi del continente e che tali differenze sono dovute soprattutto alla qualità dell’isolamento degli edifici.

La società di gestione del clima “intelligente” domestico Tado° in un suo studio condotto tra dicembre 2019 e gennaio 2020 ha esaminato ottantamila case di undici paesi europei. Considerando parte dell’UE anche il Regno Unito, le perdite di calore maggiori si verificano proprio in questo paese, che ha il patrimonio abitativo più antico: il 37% delle case qui è stato costruito prima del 1946. Nel paese anglosassone con una temperatura interna di 20 °C e una esterna di 0 °C in cinque ore si perdono in media 3 °C.  Dalla stessa ricerca emerge che, all’opposto, i paesi con il migliore isolamento termico sono Norvegia e Germania con rispettivamente 0.9 °C e 1 °C di dispersione termica. In pratica le case del Regno Unito perdono calore tre volte più velocemente di quelle norvegesi e tedesche.

Dopo il Regno Unito la lista dei paesi meno virtuosi- quelli in cui la dispersione termica è maggiore della media corrispondente a circa 1,8 °C- include: il Belgio (2.9 °C), la Francia (2.5 °C), i Paesi Bassi (2.4 °C) e la Spagna (2.2 °C). In Italia si perdono circa 1,5 °C, in Svezia, Danimarca e Austria 1,2 °C.

La relazione tra età e perdita termica
Una delle spiegazioni della differenza nella dispersione termica tra uno Stato e l’altro è la vetustà delle abitazioni che si traduce in costi energetici per le case più vecchie pari a più del doppio di quelle nuove. Come ricorda in una sua ricerca condotta nel Regno Unito l’Office of National Statistics basata sui certificati di prestazione energetica. Un adeguato isolamento, come l’uso di doppi o tripli vetri e la sostituzione della caldaia a gas nelle case costruite a cavallo delle due guerre mondiali, potrebbero ridurre le emissioni di carbonio del 4 per cento nel paese.

Ma ad avere abitazioni datate non è solo il Regno Unito. Secondo l’Osservatorio del patrimonio edilizio dell’UE la maggior parte degli edifici residenziali europei sono stati costruiti in data antecedente alla diffusione dei primi standard termici degli anni Settanta e le misure di efficienza energetica introdotte dopo le crisi petrolifere di quegli anni.

In generale in UE il 23 per cento delle case è stato costruito prima del 1945, il 26 per cento tra il 1945 e il 1969, e il 23 per cento è stato costruito dopo il 1990, secondo i dati di uno studio sull’età degli edifici residenziali condotto nel 2014.Guardando alle case costruite prima del 1945, il Regno Unito è in cima alla lista con il 36,5 per cento seguito dal Belgio (33,9 per cento) e dalla Danimarca (31,9 per cento).

Cipro, invece, risulta avere la quota più bassa di case costruite prima del 1945: solo il 3 per cento. L’isola è seguita, in ordine crescente dalla Grecia (7 per cento) e dalla Romania (11,1 per cento). In 13 paesi dell’UE, la quota di case costruite prima del 1945 è superiore al 20 per cento.
Il Regno Unito si aggiudica la “maglia nera” anche nelle statistiche riguardanti le abitazioni risalenti a prima del 1970, con il poco invidiato primato del 62 per cento. Segue la Svezia (60,5 per cento), la Germania (59,4 per cento) e la Lituania (59,1 per cento); poi è la volta della Danimarca (58,9 per cento) e Belgio (58,5 per cento).
Solo sei paesi europei possono vantare meno di un terzo delle case costruite prima del 197: Cipro, Grecia, Spagna, Irlanda, Malta e Finlandia. Appare quini chiaro che maggiore è la quota dei nuovi edifici residenziali, maggiore la prestazione energetica complessiva del parco edilizio.

In cima alla classifica dei paesi con le case più recenti, c’è Cipro dove oltre la metà di queste è stata costruita tra il 1990 e il 2014. Subito dopo vengono Irlanda (il 45 per cento circa) e Lussemburgo (41 per cento). La Lituania, Slovacchia e Lettonia hanno le quote più basse di case costruite dopo il 1990, meno del 13 per cento. Nell’UE, a partire dal 2014, il 22,6% delle case è stato costruito dopo il 1990.

Il richiamo dell’UE a una maggiore efficienza energetica
Migliorare l’efficienza energetica del patrimonio abitativo è diventato sempre più critico in molti paesi alla luce dell’impennata dei prezzi dell’energia. Lo scorso maggio la Commissione Europea ha presentato il Piano REPowerEU per favorire il risparmio energetico, la produzione di fonti di energia pulita e la diversificazione degli approvvigionamenti, riconoscendo anche l’importanza dell’isolamento degli edifici. La Commissione esorta pertanto gli Stati membri a ricorrere il più possibile di misure di sostegno come la riduzione delle aliquote IVA per gli impianti di riscaldamento ad alta efficienza e sistemi per l’isolamento degli edifici. Perché si possono ottenere risultati evidenti e immediati in termini di risparmio usando apparecchiature ad alta temperatura e con capacità isolanti che hanno tempi di ammortamento molto brevi. E allora, non in nome di un adeguamento passivo alle norme UE ma del nostro diretto e concreto interesse, cosa aspettiamo a “isolarci” come si deve?